IL FILOSOFO GIOVANNI REALE

Professor Reale, una bambina brasiliana di nove anni viene stuprata dal patrigno, rimane incinta di due gemelli, viene praticato un aborto e il vescovo scomunica la madre che l’ha voluto e i medici che l’hanno effettuato.
«È orrendo, lo so. Si tratta di un caso chiaramente straordinario, nel senso di “fuori dall’ordine delle cose”. Ma rimango contrario all’aborto: la vita è sacra, sempre e comunque».
Quindi ha fatto bene il vescovo che ha annunciato la scomunica e il Vaticano che lo ha difeso.
«Ha fatto bene la Chiesa a condannare l’aborto. Meno bene a condannare chi l’ha praticato. Mi spiego: bisognava distinguere tra la “cosa”, ossia l’aborto, che non si può accettare; e le persone che in questo caso hanno agito in una situazione “fuori dall’ordine delle cose”, le quali andavano capite e perdonate, la madre come i medici. Faccio davvero fatica ad accettare la Chiesa che scomunica: Cristo avrebbe perdonato».
Ma la scomunica è automatica quando c’è di mezzo l’aborto. Lo prevede il diritto canonico.
«Il cristianesimo deve essere capace di trascenderlo. C’è la Legge, ma c’è soprattutto l’Amore. Quando i farisei portano a Gesù la donna adultera, lo fanno per provocarlo: vogliono sapere la sua risposta. Se Gesù dice “Sì, lapidiamola”, allora si allinea alla Legge Mosaica annullando il suo rivoluzionario messaggio di amore per il prossimo; se dice “No, non lapidiamola”, allora infrange la Legge. Ma Gesù cosa fa? Dice loro: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Dopo, poiché nessuno ha scagliato la pietra, dice alla donna: “Vai e non peccare più”. Cioè dice che quello che ha fatto è un peccato, ribadendo che non deve farlo mai più. Ma la lascia andare... Qui è la stessa cosa».
Sta dicendo che il dogma non si può toccare ma l’uomo si deve capire.
«Sto dicendo che in questi casi straordinari, al di là dell’immaginabile, è l’amore che dovrebbe decidere. E comunque, una volta ribadito il no all’aborto, in questo caso rimaneva un margine di mediazione. Si poteva permettere alla ragazza di portare avanti la gravidanza, se non era a rischio di vita, e poi affidare i figli ad altri. Di fronte a un dramma del genere si sarebbero offerte migliaia di famiglie. In molti penseranno che far nascere i due gemelli avrebbe devastato questa ragazzina; ma per me la distruggono anche non facendoli nascere. È un aborto imposto dalla famiglia e dai medici, non voluto da lei. Immagino i turbamenti nel suo animo... In nome di una presunta pace, guardi che guerra abbiamo scatenato».
Quindi la vita è sacra sempre e comunque.
«Il primo ad affermarlo è Platone. Lo scrive nel Fedone, anche se poi per motivi “politici” lo sconfesserà nella Repubblica. Dice che nessuno può togliere la vita ad alcuno, neppure a se stesso, perché non te la sei data tu, ma te l’ha data un altro. Non è tua, è un altro il proprietario. E lo diceva Platone, che era un greco. Come potrebbe non dirlo un cristiano?».
Però, professore, lei nel caso Englaro non era per la sacralità della vita...
«Non ero per imporre la vita a ogni costo, violando le leggi di natura. Sono assolutamente contrario a imporre il prolungamento della vita con un sondino o con dei macchinari cioè con cure costrittive e innaturali, perché è la natura che ci dice quando la vita è arrivata alla fine, non la Scienza. La vita è sacra e da difendere a tutti i costi quando è naturale, non quando è artificiale. Per questo motivo io sto dalla parte della Chiesa quando è contro l’aborto ma la critico quando vuole “salvare” Eluana. In quel caso la Chiesa, vittima del paradigma predominante che sacralizza la Tecnica e la Scienza, ha “violentato” la Natura per 17 anni. Ma la Scienza è creata dall’uomo, la Natura da Dio. E se la Natura, cioè Dio, ha deciso che Eluana deve morire, io uomo non posso oppormi».