«Alla fine l’Europa senza Cristo uscirà dalla storia»

«L’Obama-magia è finita» titolano i quotidiani, e chissà se anche questa volta le chiese d'America torneranno a riempirsi di fedeli ansiosi. Pare, infatti, che la prima reazione degli americani alle delusioni nazionali sia la religione, quella particolare forma di «religione civile» che il filosofo Jean-François Colosimo ha studiato nel suo Dio è americano. La teodemocrazia negli Stati Uniti (Jaca Book, pagg. 160, euro 16). Il saggio sarà presentato dall'autore stesso domani allo Iulm alle 15. È un incontro molto atteso. L'intellighenzia «teodem» da una parte e i suoi nemici dall'altra non sono rimasti certo indifferenti a questo libro scritto in uno stile vertiginoso e di parte, metà da innamorato di lungo corso degli Usa e metà da intellò del Vecchio mondo formatosi sui grandi classici della teologia, come il dolente e coraggioso Dietrich Bonhoeffer. Abbiamo dunque voluto incontrare Colosimo per capire se l'elezione di Obama, simbolo di meticciato e di apertura, abbia segnato una svolta che è già al crepuscolo o se invece, tutto sommato, era una rottura meno epocale di quanto si è voluto credere.
Colosimo, che reale peso storico ha Obama, peraltro già Nobel per la pace?
«Subito dopo la sua elezione, scrissi che l'America, rimasta sconvolta in una mattinata autunnale del 2001, si era inventata una nuova primavera nel 2008. Intendevo che la giusta risposta alla distruzione del World Trade Center non era la guerra, ma quella singolare idea di Provvidenza che ha fatto dell'America la Terra promessa di tutte le emancipazioni. Addio dunque al soldato McCain e benvenuto al reprobo Obama, nuovo apostolo di un provvidenzialismo americano ai confini con l'angelismo».
Non è un po' esagerato?
«Guardiamo la cerimonia di incoronazione di Obama: ha riattivato il mito di Lincoln, il messia unificatore e liberatore, che ha sacrificato la sua vita per l'America e, quindi, per l'umanità. Due pastori scortavano il nuovo presidente: un conservatore antiabortista e un progressista gay, mostrando così la riunificazione dell'intero spettro religioso ed esprimendo una certa "femminilizzazione" della religione civile americana. Obama non ha cambiato granché le cose. L'ambizione planetaria degli Usa rimane».
Con quali fini, però, in un clima come quello di oggi?
«Quelli di sempre, ma con altri mezzi. Zbigniew Brzezinski, un pragmatico radicale e dunque relativista, consigliere di Obama dopo esserlo già stato di Jimmy Carter dal '77 all'81, una specie di anti-Kissinger democratico sognatore di un concetto positivo dell'ordine internazionale venuto a infrangersi sull'onda islamista, ha predisposto fin dall'inizio un programma di rottura con l'unilateralismo di Bush, con l'intenzione di sostituire all'imposizione immediata della supremazia il gioco mediato di alleanze. L'abbiamo visto con la Russia. Il Nobel "programmatico" che Obama ha ricevuto rimanda all'inquietudine planetaria di attribuire un volto al concetto di leadership mondializzata. Ma più si materializza l'immagine di Obama, più si smaterializza la sua politica».
In cosa differisce la «religione civile» americana dalla religione come la intendiamo noi europei?
«Si tratta di due sistemi diversi di secolarizzazione: da un lato le Luci con la Bibbia; dall'altro le Luci contro la Bibbia. Per l'80 per cento degli americani bisogna essere credenti per essere morali, per l'80 per cento degli europei non esiste alcun legame tra questi due atteggiamenti. Gli Stati Uniti sono riusciti a forgiare un'alleanza singolare tra Rivelazione e Modernità, laicizzando radicalmente il loro Dna protestante. La religione civile, che in realtà è una federazione simbolica intorno a fondamenti minimi ma indiscutibili, spiega la capacità dell'America di mandare a morire i suoi boys all'altro capo del pianeta».
Con tutto il rispetto per i caduti, quanta illusione c'è in tutto questo?
«Abbastanza. Guardiamo le maxi chiese americane o i parchi tematici religiosi come Heritage Usa, presentato come "una Disneyland della fede", con Passione high-tech e videocatechismo. "È divertente essere salvati", dicono i Bakker, i fondatori. No, non è "divertente" essere salvati! L'America riposa sull'illusione di un Bene positivo fine a se stesso, al punto da disconoscere l'inevitabile nemico interiore costituito, per qualsiasi realtà umana, dal proprio doppio demoniaco. In noi c'è certamente una parte di Diavolo. Ignorandola troppo, teatralizzando la beatitudine spontanea, si finisce per farsi abbindolare dal Male. Come diceva Chesterton, "il mondo è pieno di idee cristiane diventate folli"».
E l'Europa com'è messa, invece?
«La scristianizzazione è profonda, poiché la costruzione dell'Unione europea è accompagnata da un'uscita univoca della religione. In realtà, è l'Europa a uscire dalla storia. Rifiutiamo il retaggio religioso pur propagando uno sfrenato modello comunitario e l'Unione si è ridotta a essere un progetto tecnocratico. Da una parte questo non basta a spegnerne i sentimenti nazionali. D'altra parte, il resto del mondo è in ebollizione, anche attraverso la forma estrema del terrorismo. Rispetto ai grandi sconvolgimenti e alle crisi planetarie l'Unione, ingovernabile, potrebbe inabissarsi in un puro spazio mercantile e finanziario, praticato ai suoi minimi termini».