Fini attacca la Lega: sbagliato dire «no» al dialogo con l’Islam

Francesco Kamel

da Roma

Il decreto legge antiterrorismo è stato inviato nella serata di ieri al Quirinale per la firma del capo dello Stato. E così, dopo giorni di polemiche prende definitivamente il via il «piano sicurezza» del ministro dell’Interno Beppe Pisanu. «Il pacchetto antiterrorismo è stato approvato all'unanimità dal Consiglio dei ministri. Abbiamo fatto il nostro lavoro, abbiamo fatto tutto quello che dovevamo fare». Silvio Berlusconi ha difeso in questo modo l’operato del governo e chiarito che «non c'è stato alcun ritardo ma solo «una questione tecnica legata ai tempi parlamentari tenendo conto della pausa estiva». Ora «bisogna sfruttare tutto il tempo possibile che c'è a disposizione per consentire un'agile conversione in legge del provvedimento». Berlusconi ha poi criticato l’opposizione che «quando può, non fa altro che criticare». La presa di posizione del premier è legata alle proteste del centrosinistra. In mattinata era stato Francesco Rutelli a chiedere un accelerazione per il varo delle norme: «Il governo faccia presto a presentare in Parlamento le misure di sicurezza. Ne parlano da troppo». Rutelli ha comunque confermato le aperture sul voto in Aula: «Non mancherà il concorso dell’opposizione. Noi siamo pronti».
Ma oltre alle polemiche sui tempi del decreto ieri a tenere banco sono state soprattutto le dichiarazioni del ministro delle Riforme Roberto Calderoli. La Lega in questa fase continua infatti a «smarcarsi» non solo nel merito delle misure di sicurezza ma anche sul piano del rapporto con il mondo musulmano. «Una cosa - ha detto Calderoli - è il pacchetto Pisanu un’altra cosa è il dialogo con l’Islam. In Consiglio non si è mai parlato di questa Consulta e non fa parte del pacchetto di misure urgenti». Calderoli ha commentato lo «scontro di civiltà» in termini taglienti. «Che si tratti di uno scontro - ha dichiarato - è sicuro, ma tra una civiltà e una non civiltà. Sarebbe troppo qualificante definire quella una civiltà». Calderoli ha poi corretto il tiro chiarendo che l’espressione «non civiltà» era rivolta ai «terroristi assassini» e non all’«Islam intero». Una precisazione arrivata dopo le aspre reazioni pervenute anche dalla stessa maggioranza. Gianfranco Fini ha parlato di «atteggiamenti certamente deprecabili e sbagliati». Per il ministro degli Esteri «tutti quelli che partono dal presupposto che la differenza tra diverse civiltà è superiorità fanno implicitamente il gioco di Zarqawi e di tutti gli altri terroristi». Fini ha poi difeso «l’atteggiamento responsabile e serio del governo italiano» basato sulla lotta al terrorismo e sul dialogo con i musulmani moderati. «Che poi - ha commentato - ci sia qualcuno che parla fuori dal coro e stona è vero».
Ma è dal centrosinistra che sono arrivate le prese di posizione più dure. Per Romano Prodi «sono discorsi che addolorano perché significa avere un concetto della convivenza che porta alla rovina delle civiltà». Anche Prodi ha ribadito il sostegno dell’opposizione alle norme decise dal ministero dell’Interno anche se «non sappiamo a che cosa abbiamo dato il nostro appoggio vista la fatica terribile che fa il centrodestra per portarle in Parlamento». A Prodi ha risposto Luca Volontè dell’Udc: «Proditero (da Zapatero, ndr) non ha titoli per dar lezioni di civiltà. Il Professore, nel suo mandato europeo, arrivò persino a dimenticare le radici cristiane, eppure ora parla di confronto. Meglio diffidare di chi svende la propria identità». Per l’esponente dell’Udc «fino a quando istituzioni come la Lega Araba, Arabia Saudita, Sudan ed Indonesia non condanneranno inequivocabilmente gli atti di guerra, saremo di fronte ad uno scontro di civiltà». Uno scontro per Volontè «dove una minoranza votata alla Guerra Santa, strumentalmente, rappresenta l'intero Islam. Nonostante la buona volontà delle singole comunità islamiche moderate».
Ma il vero problema di Prodi è che sul «piano antiterrorismo» nel centrosinistra c’è un’evidente spaccatura. E il Professore rischia di incarnare il ruolo di leader della Fed piuttosto che dell’Unione. Fausto Bertinotti ha infatti ripetuto a chiare lettere: «Non votiamo nessuna proposta di legge che riduca le libertà democratiche». Inoltre il leader di Prc ha sottolineato che «dopo l’attentato in Egitto e l’uccisione di un cittadino innocente a Londra a maggior ragione bisogna ribadire che lo stato di diritto va difeso senza incertezze». Per il voto in Aula sulla conversione in legge del decreto, a Prodi spetterà il compito di trovare l’ennesimo punto di equilibrio.