Fini: Berlusconi si dimetta, apra la crisi nuovo patto o usciamo dal governo

Fini esce allo scoperto, attacca Berlusconi e chiede che il premier salga al Colle aprire la crisi, condizione perché Fli dica "sì" a un nuovo patto di legislatura con una nuova agenda, aprendo all'Udc e cambiando la legge elettorale. La delegazione di Fli al governo rimette il mandato nelle mani di Fini. La minaccia dell'appoggio esterno. Immigrazione e integrazione: attacco a Pdl e Lega. Critiche a Tremonti. E a un
settimanale tedesco dice: <a href="http://stage.ilgiornale.it/interni/fini_nel_governo_ma_forza_autonoma/07... target="_blank"><strong>&quot;Nel 2013 premier se gli italiani lo vorranno&quot;</strong></a>. In prima fila c'è sempre<strong> </strong><a href="http://stage.ilgiornale.it/interni/in_prima_fila_ce_sempre_elisabetta_ma... target="_blank"><strong>Elisabetta</strong></a>, ma in platea spunta pure l'ex moglie

Bastia Umbra - La delegazione di Futuro e libertà al governo rimette il mandato in mano a Fini (il ministro Andrea Ronchi, Antonio Buonfiglio, Adolfo Urso e Roberto Menia), poi Luca Barbareschi recita il "Manifesto per l'Italia" futurista e Gianfranco Fini inzia il suo intervento alla convention di Fli a Bastia Umbra. "Possiamo essere soddisfatti", dice. "Altro che quattro gatti come qualcuno aveva frettolosamente detto", sottolinea per rivendicare che "siamo invece politicamente determinanti, determinanti per la sorte del governo e il futuro dell'Italia". "Altro che rancore personale. La nostra sfida nasce da una coraggiosa assunzione di responsabilità". "In Italia c’era la nostalgia di una politica diversa, pulita, fatta nel nome di valori e di ideali. Grazie a chi ha consentito questo piccolo, grande miracolo", ha aggiunto citando versi di Antoine de Saint Exupery, l’autore del Piccolo Principe. "Noi ci candidiamo a realizzare il disegno di sintesi che era alla base del Pdl, nel nome del valore supremo dell’interesse generale".

"Berlusconi salga al Colle e si dimetta, apra la crisi" Ma poi Fini lascia da parte la poesia e va al sodo. "Berlusconi si dimetta e apra la crisi", dice, dettando le condizioni per un nuovo patto di legislatura a cui Fli dirà di sì solo se ci sarà un nuovo programma, una nuova agenda. "Berlusconi decida se aprire una nuova fase o se vuol tirare a campare". E' questo il senso politico del "siamo oltre" il Pdl, oltre un partito che va a rimorchio alla Lega. Nuovo patto, maggioranza allargata anche all'Udc, una "ripartenza" con l'apertura formale della crisi o altrimenti "la delegazione di Fli al governo si ritira". Il presidente della Camera chiede un governo Berlusconi bis o ci sarà l'appoggio esterno al governo. Il "gioco del cerino" va avanti, anche se Fini dice "non vogliamo le elezioni ma non le temiamo".

Fli non è una zattera per naufraghi "Fli non sarà certo An in piccolo, ma non sarà nemmeno una sorta di zattera della medusa pronta a accogliere naufraghi di ogni stagione. Porte aperte a tutti esclusi affaristi e carrieristi". "Se vogliamo essere coerenti con il nostro messaggio ideale dobbiamo vigilare. Lo chiedo a tutti coloro che son venuti qui senza nulla chiedere, a loro spese, solo perché orgogliosi di partecipare alla scrittura di una nuova pagina della politica".

"Che figura Pompei..." "Che dolore per il nostro Paese che faccia il giro del mondo una notizia come quella del crollo a Pompei, e che dolore che venga dopo che anche ha fatto il giro del mondo quell’altra notizia...". Fini non dice quale sia "quell’altra notizia" ma gli applausi della convention di Fli indicano che la platea ha compreso a cosa si riferisce il suo leader quando promette che "ridaremo al nostro Paese l’immagine all’estero che merita".

Legalità "Nel nostro manifesto ci sono dei valori, c’è la legalità. La legalità non è soltanto il pacchetto sicurezza, è un abito mentale, è insegnare ai nostri figli che prima ancora di rivendicare i diritti si hanno dei doveri, è il rispetto delle istituzioni, il senso dello Stato. È la precondizione perchè ci sia la libertà, senza legalità non c’è libertà".

"Pdl arretrato a rimorchio della Lega" Duro l'affondo sul tema dell'immigrazione e dell'integrazione. "È triste constatare l’arretratezza del mondo politico su cosa fare con chi arriva nel nostro Paese e mette al mondo figli che considerano l’Italia la loro terra, anche se non è quella dei loro padri. E non posso credere - incalza Fini - che tutto questo si risolva in un centrodestra che dice che i clandestini si cacciano, due cose che non c’entrano niente con chi è in regola e accetta la nostra cultura, le nostre regole e la nostra tradizione". "In Europa - scandisce - non c’è movimento politico così arretrato come mi sembra il Pdl, allevato alla peggior cultura leghista". "Bianchi e neri; cattolici, ebrei e musulmani; uomini e donne; eterosessuali ed omosessuali; italiani e stranieri: qualsiasi persona, la persona umana, senza distinzioni e discriminazioni, deve essere al centro dell’azione della politica e avere la tutela dei propri diritti". E più avanti ancora un attacco alla Lega: "Per troppo tempo si è sottovalutato quel pericolo strisciante che è il motore della Lega Nord: alla Lega non interessa nulla di quello che accade dal Po in giù".

Federalismo "Il federalismo fiscale non è un pericolo di per se, perché con il fondo di solidarietà nazionale non ci sarà il rischio che il sud sia abbandonato, ma senza una Camera delle Regioni, un Senato delle autonomie, rischia di essere una riforma incompiuta, perché questo è il necessario contrappasso a qualsiasi assetto federale di uno Stato". Ecco un'altra delle condizioni che Fini vuol dettare. "Berlusconi vuole il patto di legislatura? Prenda un impegno oltre ai cinque punti, per una Camera delle autonomie e per riscrivere l’articolo 117 della Costituzione sulla ripartizione delle competenze. Oggi non si investe in Italia perché non si sa poi a quale istituzione si debba far riferimento".

"Mai subalterni alla sinistra" Replica poi, il leder dei futuristi, a chi lo accusa di fare l'ammuinna con la sinistra, anche se spesso nel suo intervento riecheggiano toni e richiami proprio più dell'opposizione che di una partito di governo. "Fli non sarà mai subalterno ad una cultura politica della sinistra, che rispettiamo ma che non ci può insegnare nulla. Non la demonizziamo consideriamo risibile che ancora oggi chi è corto di argomenti dice che ci sono ancora i comunisti, c’è qualcosa di diverso. Se Berlusconi ha necessità di polemizzare trovi un argomento più fondato e credibile".

"Non siamo contro Berlusconi ma oltre" "Noi non siamo contro il Pdl ma non siamo come Berlusconi. La pagina di Berlusconi e del Pdl si è chiusa, o si sta chiudendo. Non è il Pdl il nostro avversario e comprendo la sofferenza di chi vi è ancora". E Fini riecheggiando uno slogan della destra italiana, assicura: "Noi saremo oltre il Pdl".

"L'Italia non è il paese dei balocchi" "Il nostro è un progetto ambizioso, non un partitino per lucrare rendita posizione e rende necessario chiederci se ci riusciremo ma dobbiamo crederci e tornare a sentire il polso del Paese, dell’Italia silenziosa che ogni mattina lavora". Gianfranco Fini si richiama alla maggioranza silenziosa "che non si divide tra ultrà", un Paese che "non è il Paese dei balocchi che, mi spiace dirlo, Berlusconi ogni tanto dipinge come ha fatto anche nella ultima direzione Pdl". "Il governo Berlusconi non ha la percezione reale del Paese, non ne ha il polso, non è in presa diretta con la gente. Si potrebbe dire che governo galleggia, tampona emergenze ma ha perso di vista la rotta", dice Gianfranco Fini. Un esempio ancora più direttamente polemico: "La dice lunga che una priorità sia il ddl sulle intercettazioni, quando sono altre le esigenze del Paese".

"Governo del far finta di fare" "Si devono mettere in campo politiche di ripresa. Non si può liquidare tutto parlando di assurde congiure o che c’è il governo del fare. Mi sembra che a volte questo governo del fare sia il governo del fare finta che tutto vada bene senza tenere conto dei problemi della società".

Critiche a Tremonti "A Tremonti contestiamo la politica dei tagli lineari", dice Fini che ritiene quella scelta "la migliore modalità per non scegliere dove tagliare e dove invece investire". Fini riconosce comunque almeno il "merito" al ministro dell’Economia di essersi impegnato "per la politica di contenimento della spesa".

"Università: riforma giusta ma..." "La riforma Gelmini dell’Università è giusta. Innova, toglie di mezzo alcuni consolidati assetti non più idonei. Senza denari era meglio non farla", prosegue Fini. "Se si sono trovati i denari - spiega - è certo perché Fli ha cominciato a valutare quanto accade in Parlamento sulla base delle sue convinzioni e non su un 'credere, obbedire e combattere' che appartiene davvero a un’altra epoca".

"Decadimento morale, i politici diano l'esempio" "C’è una sorta di decadimento morale. Sono temi scivolosi, credo che il moralismo sia una delle peggiori attitudini di tanti sepolcri imbiancati, pronti a far la predica e mai a guardare dentro di sè...", dice Fini che nel suo intervento fa riferimento, senza citarlo, al caso Ruby. "Credo che questo decadimento sia la conseguenza della perdita di decoro e rigore di quelli che sono i comportamenti di chi è chiamato a essere di esempio, perchè se si è personaggi pubblici - rimarca Fini - si è obbligati a essere d’esempio". E dice di rimpiangere personaggio come Moro, Berlinguer, Almirante, La Malfa dopo aver sottolineato che "sulla spazzatura morale che è anche nelle coscienze" ha ragione il Papa.

Patto di legislatura con nuova agenda politica "Il patto di legislatura è possibile solo se c’è una nuova agenda politica e un patto di governo da qui al 2013" Gianfranco Fini detta le condizioni per far andare avanti la legislatura fino al 2013. In sostanza, "al nuovo patto di legislatura proposto da Berlusconi si può dire sì ma con forti paletti. Ma non può essere un compitino in cinque punti che gli scolaretti in Parlamento devono approvare a pena di lesa maestà". AFli può dire sì, scandisce Fini nel passagio centrale della due giorni umbra, "se si accompagna a una svolta chiara e la svolta richiede una nuova agenda e un nuovo percorso politico". "Chiedo un nuovo patto sociale, a partire per esempio dagli stati generali sull’economia e il lavoro nel Paese. Mentre mancava il ministro dello Sviluppo e qualcuno pensava che non era necessario, 'tanto pensa a tutto lui', c’è stata una prima pagina di un nuovo patto sociale con il tavolo delle parti sociali su cinque punti d’intesa. Questo può essere un esempio".

Legge elettorale "Se si fa giustamente riferimento al dovere di rispettare il principio sovrano che è il popolo ad avere in mano lo scentro, non c’è patto di legislatura se non si ha il coraggio di cancellare una legge elettorale che è semplicemente una vergogna".

La richiesta di dimissioni "Nuova agenda, nuovo programma" per una nuova fase della legislatura, dunque. Per Fini Berlusconi "deve prendere la decisione di rassegnare le dimissioni". "Deve mostrare il coraggio politico che in altri momenti ha mostrato, lui deve avere il colpo d’ala, deve salire al Colle, dichiarare che la crisi è aperta di fatto e avviare fase in cui rapidamente si ridiscuta l’agenda e di verifichi la natura della coalizione", ha scandito il leader di Fli. "Sarebbe una bella svolta del predellino, e noi non ci tireremo indietro", Berlusconi mostri "il suo amore per l’Italia, il disinteresse". Poi ha aggiunto: "Berlusconi sa che è completamente fuori dalla logica delle cose possibili che il centrodestra si ricompatti a sostegno di un programma superato". Così come, per Fini, non si può pensare che "una forza politica come l'Udc arrivi gaudente e dica: bene Berlusconi, ha fatto l’appello, anche noi sosteniamo il governo. È una logica che non appartiene alla politica, una logica che appartiene all’attività mercantile". "Se Berlusconi avrà questo coraggio non ci tireremo indietro, ma se questo colpo d’ala non ci sarà e il premier ascolterà ancora una vola i cattivi consiglieri, tutti si dovranno assumere le proprie responsabilità". 

L'avvertimento: appoggio esterno E arriva la frase del ricatto politico, che riecheggia tanto le crisi aperte nella Prima Repubblica: "E' evidente che Ronchi, Urso, Menia, Buonfiglio non rimarranno un minuto di più in quel governo". Invece, assicura, "i nostri gruppi continueranno a votare i provvedimenti che condividono e, così impostate le cose, non si potrà dire che partecipiamo al gioco del cerino o a sterili tatticismi".