Fini prova a espugnare Milano ma gioca solo il "Derby" degli ex

Nel teatro di via Mascagni il presidente della Camera riunisce i suoi. Ci
sono Croci, Maiolo, Palmeri e i radicali. Albertini non lo segue. La destra lo abbandona

Futuro e libertà nascerà a Milano. A gennaio. È questo l’ultimo schiaffo di Fini a Berlusconi. Il tentativo di dar l’assalto alla città dove son nati Fi e Pdl. «In Lombardia - assicura Italo Bocchino - abbiamo il record di circoli e iscritti. Da Milano deve ripartire la politica del domani». Ma di domani non ce n’è molto, almeno a vedere le «nuove» leve accorse ieri sera al teatro Derby per saltare sul carrozzone futurista. A bordo salgono solo delusi ed ex. Non un granché per un partito che ha il futuro come ragione sociale e già nel marchio di fabbrica. Il record di applausi va a Mirko Tremaglia, 84 anni e un passato prestigioso. O a Tiziana Maiolo, passata da Rifondazione comunista a Pannella e poi Silvio Berlusconi prima di finire a fianco di un ragazzo di Salò che ha il merito di non aver mai rinnegato.
Fini atterra come un Ufo poco prima delle 18, mandando in tilt il traffico di via Mascagni. L’ultimo travestimento è quello dell’extraterrestre, di quello precipitato per caso in un mondo non suo. «I ragazzi vogliono cambiare la società, è la politica che non dà loro gli stimoli per farlo» assicura lui che nel 1977 (trentatrè anni fa) era segretario del Fronte della gioventù, nel 1983 fu eletto per la prima volta in parlamento, è stato segretario del Msi, presidente di An, cofondatore del Pdl, ministro degli Esteri e oggi presidente della Camera. Difficile capire di cosa parli quando condanna una politica che tarpa le ali ai giovani. Nessuno ha il coraggio di chiedere dove fosse Fini quando la politica tarpava. Perché forse, come dice lui, «oggi l’Italia ha un eccesso di propaganda e un deficit di politica». E, infatti, gli applausi fioccano. Quando dice che «chi vota ha il diritto di scegliere i propri rappresentanti» o che «il lodo Alfano non è reiterabile perché bisogna tutelare la funzione e non la persona». O parla di «cultura della legalità» e di un movimento «pronto ad accogliere tutti, ma non parassiti e delinquenti». In prima fila c’è Guido Bombarda, ex consigliere regionale processato per corruzione e truffa ed espulso da An. Fini parla di extracomunitari e generazione Balotelli che deve «avere parità di diritti». Nessuna accenno alla sua proposta di aumentare le tasse sulle rendite finanziarie.
Alle spalle una scenografia vetero an, in platea le magliette arancioni della rivoluzione liberale ucraina («Laici liberali con Landi»). L’assessore che ha lasciato il Pdl, ma non la poltrona di assessore («Questa è una battaglia per ridare orgoglio alla politica»). Il microfono è in mano all’europarlamentare Cristiana Muscardini. Prima uscita per il presidente del consiglio comunale Manfredi Palmeri che parla di «aria pulita, aria nuova ma anche antica». Applaudono le deputate Barbara Contini e Chiara Moroni. Per Benedetto Della Vedova si sentiva il bisogno di «una nuova offerta politica». Si rivede l’onorevole Alberto Arrighi e Tomaso Staiti di Cuddia, il grande vecchio della destra milanese. «Sono un curioso. Tutto quello che può contribuire a mandare a casa Berlusconi va bene». Tra il pubblico gli ex assessori della giunta Moratti Edoardo Croci e Paolo Massari («Si può stare con Berlusconi o con Fini, l’importante è cacciare la classe dirigente del Pdl che è assolutamente inadeguata»). C’è il ministro Andrea Ronchi, il superstite di Linate Pasquale Padovano, Silvia Ferretto e il coordinatore regionale Giuseppe Valditara («Da Milano parte la sfida per modernizzare la politica»). Applaudono i lavoratori della compagnia aerea Livingstone a rischio chiusura. Cinture allacciate. Fli tenta il decollo.