Fiocco nero sui taxi per l’addio a Luca

È morto l’autista picchiato in largo Dominioni un mese fa dopo aver
investito per sbaglio un cane. Era in coma da 31 giorni. I colleghi
listano a lutto le auto bianche: "Saremo tutti al suo funerale"

"Luca non mollare. Mai". Il foglietto appiccicato sul vetro posteriore del taxi parcheggiato davanti al Fatebenefratelli è l’ultimo baluardo di una speranza spentasi alle 11.15 di ieri. Quando il cuore di Luca Massari - il tassista 45enne vittima di un pestaggio selvaggio avvenuto il 10 ottobre scorso in largo Caccia Dominioni e in coma da 31 giorni - ha smesso di battere portandosi via la sua vita già compromessa per sempre da una spietatezza che non potrà mai trovare giustificazioni.
"Se avesse avuto la fortuna, o la sfortuna, di sopravvivere, avrebbe passato il resto dell’esistenza senza poter interagire con il resto del mondo" sussurrano i medici dopo la conferenza stampa convocata per spiegare le cause della morte del tassista.
"Ma noi speravamo in un miracolo. Ci abbiamo sempre contato. Sarà egoismo, sarà l’amore senza limiti che proviamo per lui, ma il nostro Luca lo volevamo qui con noi" dichiara, stringendo i pugni per l’impotenza, Caterina, la zia materna del tassista, mentre, con gli occhi secchi di chi non ha più lacrime, lascia il reparto di neurochirurgia dove il nipote era stato trasferito, riacquistata l’autonomia respiratoria e dopo un mese trascorso in rianimazione, da mercoledì. E l’andirivieni di parenti e amici ancora increduli rivelano che la speranza della famiglia Massari non era tanto circoscritta, perché era quella di tutti: che Luca potesse farcela.
Mentre la salma è ora a disposizione dell’autorità giudiziaria all’istituto di medicina legale di piazzale Gorini dove verrà sottoposta all’esame autoptico, i tassisti milanesi trattengono a stento la loro rabbia. "Nel giorno del funerale sarà impossibile trovare un taxi a Milano, parteciperemo tutti per dire addio a Luca" assicurano. E intanto appendono un nastro nero in segno di lutto all’antenna delle loro vetture. Anche gli abitanti di via Caccia Dominioni hanno organizzato per oggi alle 18 una fiaccolata di solidarietà.
"La patologia cranica di Massari era molto grave fin dal primo giorno - ha dichiarato Roberto Assietti, responsabile medico del reparto di neurochirurgia -. I trattamenti salvavita tentati nelle ultime ore sono stati inefficaci e oggi (ieri per chi legge, ndr) è accaduto quello che viene considerato un evento comune per il cedimento degli organi, al di là della mancata funzione del cervello". E l’espianto degli organi? "Non è mai stato preso in considerazione - ci spiega Giovanni Monza, direttore medico del presidio ospedaliero -. L’espianto avviene solo dopo la morte encefalica a cuor battente, quando cioè tutti gli organi sono in buone condizioni e ossigenati. In questo caso il paziente è morto per un arresto cardiocircolatorio. Anche lo stato delle cornee, a causa di una serie di infezioni, è stato compromesso".
Intanto Marco, il fratello di Luca, usa un’altra terminologia, molto meno scientifica: quella dei sentimenti. "Abbiamo perso una grande anima: i suoi aggressori non sanno cosa hanno fatto". "Non provo rabbia, abbiamo perso un figlio ed è questo quello che conta. Quello che è stato è stato" chiosa Giancarlo, il padre del tassista, mentre lascia l’ospedale. Anche lui non ha più lacrime.