«Con Fiorani la Bpl è stata l’epicentro di grandi affari illeciti»

EPICENTRO DELL’ILLEGALITÀ
«Bpl ha rappresentato per anni l’epicentro di rilevantissimi illeciti affari con evidenti gravi ricadute sul sistema bancario e finanziario nazionale ed anche estero, e dunque con notevoli danni per i medi e soprattutto per i piccoli risparmiatori. Nell’ambito dell’ispezione tuttora in corso da parte di Banca d’Italia, i funzionari Stabile Nicola, Cutino Ferdinando e Anceletti Roberto, evidenziavano una serie di gravi anomalie da parte dei vertici della Bpi, giungendo ad affermare di non aver mai visto una banca nelle condizioni della Lodi».
FIORANI INDICA FAZIO
«Dinanzi alla graniticità delle risultanze sulla ”scalata“ Antonveneta Fiorani e Spinelli Silvano, si vedevano costretti ad ammettere non solo la condotta di aggiotaggio relativa a detta ”scalata“, ma altresì la derivazione dalla stessa di ingenti plusvalenze da spartirsi tra loro e il Boni, oltre che con i fiduciari delle singole operazioni. Fiorani in particolare riferiva di aver ricevuto la nota telefonata del governatore Fazio mentre si trovava presso lo studio del suo difensore Mucciarelli. Era appena passata la mezzanotte quando aveva ricevuto la suddetta telefonata, il Fazio riferendogli anche che avrebbero provveduto ”loro“ ad avvisare Luigi Grillo. Precisava a tal ultimo riguardo il Fiorani che il ruolo del Grillo era stato di "lobbysmo puro", avendo lo stesso cercato di dare con le sue frequentazioni politiche nazionali un sostegno ”ad un grande progetto industriale di importanza nazionale“». Sull’aggiotaggio, invece, Fiorani si apre il 10 ottobre. Confessa «di aver organizzato la ”scalata“ insieme al Gnutti» con il quale progetta «di far confluire pacchetti di azioni in ”mani amiche“: Ricucci e lo stesso Gnutti».
SPUNTA CONSORTE
«Anche il Consorte, già emerso nella vicenda da numerose conversazioni intercettate, veniva indicato dal Fiorani come soggetto che aveva partecipato alla loro iniziativa acquisendo ulteriori azioni Antonveneta, oltre a quelle già possedute, sino a raggiungere il 3,4-3,5%. Si trattava di persona particolarmente fidata tant’è che ci si era rivolti a lui anche per la nota vicenda Earchimede di cui a dette conversazioni intercettate e di cui si è ampiamente detto nelle ordinanze emesse nello scorso agosto».
PRANZO DAL GOVERNATORE
«Quanto ai contatti con il governatore Fazio, con il quale il Fiorani affermava di avere un consolidato rapporto di amicizia, lo stesso affermava che il 5 luglio si era effettivamente recato in Banca d’Italia per pranzare con il predetto e per chiedergli un appuntamento ”per l'evoluzione dell’istanza autorizzativa“ all'acquisizione Antonveneta. Dopo tale incontro, nel pomeriggio, aveva richiesto ai suoi uffici una missiva riguardante l'attività svolta per il rafforzamento dei coefficienti patrimoniali ed una missiva d’impegno della Gp finanziaria finalizzata alla cessione di partecipazioni di minoranza. Una volta trasmessigli tali documenti, il Fiorani era tornato in serata in Banca d’Italia dove, alla presenza del Fazio li aveva consegnati a De Mattia Angelo, prospettando la soluzione di cui alla seconda missiva nell’ipotesi in cui l’istituto si fosse mantenuto ”rigido“ sulle put della Deutsche Bank. Il 17 ottobre Fiorani ammetteva che anche in ordine alla scalata Antonveneta, i clienti avrebbero dovuto retrocedere allo stesso Fiorani, al Boni ed allo Spinelli, almeno il 40% dei guadagni conseguiti».
LE MANI SULLA POP DI CREMA
«È risultato che i principali protagonisti della vicenda incriminata e in particolare il Fiorani, avessero posto analoghe condotte in ordine all’acquisizione da parte di Bpl della Banca Popolare di Crema. In ordine a tale operazione, emergeva infatti che Beccaria Giampiero, ad della Riboldi-Necchi srl e anch’egli ”uomo di fiducia“ del Fiorani, aveva svolto il ruolo di prestanome della Bpl occultando l’operatività di quest’ultima in ordine a conti svizzeri, dei quali era beneficiario e procuratore, tutti intestati a società off-shore, garantiti da finanziamenti della stessa Bpl ed utilizzati per appostare titoli della Crema». Prima i titoli erano stati intestati alla fiduciaria elvetica Summa Sa, «in base ad un contratto stipulato nel 1996 tra la stessa Summa ed il Fiorani che formalmente agiva quale direttore generale della Banca Mercantile Italiana».
LE TANGENTI
«Il 7 ottobre veniva sentito dagli inquirenti Patrini che rilasciava ampie dichiarazioni anche su altri ”affari“ trattati dal Fiorani, dal Boni, da Spinelli e da altri soggetti ai primi legati, avendo avuto dagli stessi ”incarichi fiduciari“ sino all’aprile 2004 consistenti anche nel finanziamento, tramite operazioni strategiche, di uomini politici di livello nazionale che indicava ma i cui nominativi risultano essere in gran parte ”omissati“ essendo al riguardo delicate indagini in corso. Sulla Crema Patrini riferiva di aver appreso dal Fiorani che la Bpl aveva rilevato in modo occulto un consistente pacchetto di azioni della Banca Popolare di Crema. Tali azioni erano state appostate su dossier accesi presso la Ubs e la Sbs di Londra e intestati a società off-shore messe a disposizione dalla Summa sa, fiduciaria elvetica con sede in Lugano. Tali azioni, come gli aveva riferito il Fiorani, erano state pagate mediante dei finanziamenti concessi dalle suddette banche, con l’intesa che sarebbero poi state riacquistate dalla stessa Bpl in sede di Opa attraverso clienti compiacenti. (...) Patrini il 3 novembre produceva copia della documentazione fattagli occultare dal Fiorani in una cassetta di sicurezza aperta presso la Pkb di Lugano, ricomprendente tra l’altro un manoscritto del Fiorani relativo a bonifici bancari a suo tempo disposti per acquistare 290.000 azioni della Crema, depositate presso la Pkb di Lugano. Simona Luca (metteva a verbale, ndr) che era stato proprio il Fiorani a dirgli che era un’operazione ”sicura e garantita in quanto coperta e voluta dalla Banca d'Italia“. (...) Fiorani gli aveva chiesto la retrocessione di una parte delle competenze economiche della società su un conto corrente chiamato Lichene, acceso presso la Bdl di Lugano. Il 25 maggio durante una perquisizione in Bpl veniva rinvenuto un appunto manoscritto negli uffici del Boni, in cui si legge: ”Fondazione Lichene. 1/2 Fiorani, 1/2 Mazza, per solo Fiorani. Fondazione Lichene 2.000 lire per azione (1.800.000)“. Dai suesposti elementi si ricava inequivocabilmente che già nel 1997 la Bpl era nella disponibilità della partecipazione di maggioranza della Crema, pur attraverso detti soggetti fiduciari. (...)».
LA CONQUISTA DELLA SVIZZERA
Anche il rafforzamento della quota di Bpi in Banca Adamas, poi Bpl Suisse, sarebbe stata l’occasione per Fiorani e gli altri indagati per realizzare compensi illeciti, trasferiti poi in conti svizzeri. L’operazione che ha portato nel 2003 la Bpi dal 75 all’86% dell’istituto elvetico, rilevando la quota dalla famiglia Bassani, è stata praticata a prezzi più elevati del dovuto. La differenza fra il prezzo reale e quello stabilito (5-6 milioni di euro) sarebbe stata spartita tra Fiorani e gli altri soci.
DEBITI SPALMATI SUI CLIENTI
«A seguito di tale operazione, la Adamas aveva registrato delle significative crisi e perdite e Fiorani aveva deciso di ripianare le stesse ”spalmandole“ su clienti inconsapevoli, e ciò presumibilmente con un ingiustificato incremento di commissioni e spese varie, e con addebiti non effettivi. Ciò tuttavia non era stato sufficiente, tant’è che la stessa Bpl aveva dovuto erogare un finanziamento alla Adamas di circa 5 milioni di euro che era stato ”spallonato“ in Svizzera tramite la società Ivar di Lugano. Il Patrini aveva invece riferito che al Fiorani faceva capo un conto, denominato Strozzi, acceso presso la Pkb e finalizzato a farvi transitare flussi di denaro relativi ad operazioni riservate. Il 26.9.2002 in concomitanza con la chiusura dell’acquisizione Adamas, su detto conto era pervenuta la somma di 3,4 milioni di euro da un conto intestato alla Basinco Nv ed acceso presso Bpl Suisse. Il Fiorani anche in ordine a tale operazione si vedeva costretto ad ammettere tale addebito, riferendo di aver ricevuto per la stessa circa 5-6 milioni di euro versati dal Marmont su un conto aperto presso la Bpl e che poi erano transitati su un conto intestato alla fondazione Targum, a lui stesso riferibile, con sede in Jersey e poi a Singapore». Perché? Fiorani: «Avevo l’esigenza di ”cautelare maggiormente il denaro“ e di ”vivere più tranquillo“».
LA VENDITA DI 54 IMMOBILI
«Emergeva che il Fiorani era stato in stretto contatto con i citati Marmont e Conti anche ad altre illecite operazioni quale quella relativa alla cessione di 54 immobili di proprietà delle Casse del Tirreno. Con il conseguimento di 13,6 milioni di euro versati in nero ”estero su estero“. (...) Il Fiorani ammetteva che una parte della somma, aggirantesi intorno agli 8-11 milioni di euro doveva effettivamente essergli retrocessa dal Marmont».
LA VILLA A CAP MARTIN
Tramite l’immobiliare Liberty srl Fiorani riesce a comprare la villa di lusso «Stella Maris» a Cap Martin. A luglio quando lo scandalo finisce su tutti i giornali, la villa è in ristrutturazione». Il 22 luglio Quartieri (commercialista di fiducia di Fiorani, ndr) chiedeva al Fiorani, telefonicamente, se poteva portare con sé la ”madame“ probabilmente riferendosi, alla luce di pregresse conversazioni, a persona mediatrice nella compravendita di immobili. Dopo aver acconsentito, Fiorani apprendeva nel pomeriggio che vi era in corso il blocco dei lavori di ristrutturazione dell’immobile a causa di un esposto presentato da vicini. Fiorani commentava che probabilmente trattavasi di ”una delle fonti che han parlato“ aggiungendo che era meglio che non li raggiungesse in quanto la sua presenza avrebbe potuto essere ”dannosa“ in quanto avrebbe potuto verosimilmente ”alimentare altri chiacchierii...“». E spunta Consorte: Galletti, uno dei fedelissimi di Fiorani raccontava «che l’immobile era stato pagato 3 milioni di euro attraverso un finanziamento erogato dalla Bpi o meglio, come rettificava, dall'Unipol con conseguente trasferimento del denaro alla Bpi». Chi chiede l’affidamento di 2,9 milioni a Consorte? Fiorani, giura Galletti.
AIELLO E BARILLA
«Da una parallela analisi delle movimentazioni relative al titolo Kamps presso Bpi, emergeva inoltre che si era operato nello stesso modo anche nei confronti di una serie di clienti, amministratori e dirigenti della Bpl, i quali avevano realizzato ingenti plusvalenze, dell’ordine complessivo di decine di milioni di euro (il solo Aiello Antonio e suo nipote Meo, realizzavano una plusvalenza di 20 milioni di euro) in ordine all’Opa lanciata da Barilla.
LA HOLDING DEL MATTONE
«Spinelli precisava di aver costituito con il Fiorani una ”società di fatto“ al 50%, in ordine ad una serie di società immobiliari». Tra queste anche la Giorni Sereni srl intestataria formalmente di villa Alberta a Cala di Volpe e riconducibile sempre a Fiorani: aveva ricevuto un finanziamento di 1,6 milioni di euro da Bpl «del quale si era occupato personalmente il Fiorani».
CLIENTI DI SERIE A E B
«Per ammissioni di alcuni testi, le perdite per la banca conseguenti a lucrose operazioni venivano "spalmate" su clienti inconsapevoli, sprovveduti e dunque "minori", e cioè in sostanza, incrementando commissioni e spese varie o addebitando loro spese fittizie». La banca trattava invece con i guanti bianchi alcuni clienti privilegiati. Sui loro conti si operava senza autorizzazione preventiva con up front, in cui la banca aveva operato perdendo fino a 35 milioni a favore dei vip. I nominativi? «Sechi, Galerati, Gallotta, Argenti, Parmigiani, Sfrondini, Rizzi, Parati, Invernizzi, Vigorelli, Maniezzo (quest'ultima moglie di Aldo Brancher anch’egli chiamato in causa dal Patrini tra i politici illecitamente finanziati dalla Bpl), Liberini, Gnutti, Savoldi, Argenti, Menclossi, Alzani, Parati e Tamagni».
ASSEGNI PER CONSORTE
Inoltre emergevano anche «i già citati Consorte, Ivano Sacchetti, i quali ultimi risultavano aver ricevuto ciascuno, con operazioni parallele e sovrapponibili, un affidamento per 4 milioni di euro senza alcuna garanzia risultati utilizzati per operare, parallelamente ed in maniera sovrapponibile, su opzioni put relative a titoli Stm, Alleanza assicurazioni, Generali, Enel, Autostrade, che avevano loro consentito di conseguire nel corso del solo 2005 guadagni per 1,7 milioni di euro ciascuno, importi poi prelevati mediante assegni circolari emessi in favore della la Teti Finanziaria srl e la I.M.».
SOLDI DAI DEFUNTI
«Risultava che ingenti somme di contanti, dell'ordine di 5-6 mila euro, erano state prelevate dal caveau centrale della banca a favore dell'amministrazione, con causali anomale sulle quali tuttavia sono tuttora in corso accertamenti. Emergeva altresì che alla morte di taluni clienti, quali Fusar Poli Felice, le somme giacenti sui relativi conti, venivano girate dapprima su conti intestati a ”creditori diversi“ e poi movimentate fino a pervenire su rapporti intestati a determinati clienti, da cui peraltro venivano effettuati ripetuti prelievi dallo Spinelli».(...) Questo «ammetteva di aver gestito la posizione di taluni clienti della Bpl, pattuendo con gli stessi un ritorno in nero delle plusvalenze realizzate dalle relative operazioni».
DENARO A RUOZI?
Spunta anche il nome del professor Ruozi. Viene indicato da Patrini come beneficiario nel 2001 di un bonifico da 1,5 milioni di euro transitato sul conto Coppe acceso presso Bpl Suisse di Lugano. «A riprova di quanto asserito, Patrini mostrava agli inquirenti un sms inviatogli a suo tempo dal Fiorani e conservato sulla memoria del proprio cellulare in cui erano indicati gli estremi di detto conto, aggiungendo di aver saputo dallo stesso Fiorami che il versamento in questione era destinato a tal prof. Ruozi». Patrini si «dimentica» però di indicare la causale.
«BANDA FIORANI»
«Da quanto sopra esposto si evincono a chiare lettere, gravi indizi di colpevolezza. Si ricava inequivocabilmente la sussistenza da anni, nonché la persistenza anche nell’attualità di una stabile, radicata e articolata organizzazione in Italia ed all’estero dedita alla spoliazione delle risorse della Bpl-Bpi attraverso operazioni le più varie e complesse e al conseguente occultamento delle stesse attraverso altrettanto complesse attività di riciclaggio su conti e società estere. Il solo Fiorani avrebbe ancora la disponibilità di circa 70 milioni».
CACCIA AI COMPLICI
«Non può tuttavia trascurarsi come anche all’interno della banca tali personaggi avevano evidentemente referenti e complici di rilievo, non essendo pensabile che operazioni di siffatta specie avvenissero all’oscuro di altri vertici della stessa né che chi eseguiva determinati ordini non avesse il potere, anzi l’obbligo, di opporsi alle stesse. La rete di complicità che i predetti hanno avuto ha altrettanto evidentemente riguardato soggetti esterni ed anche istituzionali. Il riferimento è a chi per anni, nonostante numerosi e dettagliati esposti provenienti da qualificate associazioni di consumatori e anche da privati cittadini, è rimasto inerte, continuando pervicacemente a difendere l’istituto in questione anche nell'ultima clamorosa vicenda, quella relativa alla "scalata" Antonveneta. Tali soggetti non potevano certo essere inconsapevoli di quello che in detto istituto avveniva ne potevano aver agito, nella vicenda Antonveneta, per tutelare tout court ”l’italianità“ del sistema bancario, volendosi ed anzi dovendosi a tutti i costi con essa proteggere chi, solo dall’”italianità“ del sistema bancario, avrebbe potuto continuare a fruire di ingenti e illeciti profitti.
«REATI CHE DURANO ANCORA»
«Dalla dinamica dei fatti in questione si ricava inequivocabilmente la sussistenza, in concreto, del pericolo di inquinamento probatorio, del pericolo di fuga ed infine del pericolo di reiterazione dei reati contestati». In altre parole per il gip fino al giorno dell’arresto i reati venivano ancora consumati da Fiorani & C.. Vi sarebbe anche il pericolo di inquinamento delle prove:«Va evidenziato come in sede di perquisizione oltre al rinvenimento di preziosa documentazione prima d'allora occultata agli inquirenti, è stata rinvenuta inequivocabile traccia della sparizione, ossia della cancellazione di file informatici verosimilmente inerenti le operazioni in questione». Il gip ricorda poi i documenti nascosti in cassette di sicurezza aperte presso banche estere, le società off-shore e i relativi rapporti tuttora operanti. Insomma la «realtà illecita emersa è attuale». (...) «Infine, sempre in ordine a tale pericolo, va evidenziato, come già si è accennato, che di recente il Fiorani ha pensato bene di trasferire i fondi esistenti su conti accesi presso banche europee, e in parte già individuati a Singapore, per cui appare doversi ricondurre a una mera dichiarazione finalizzata a tamponare interventi repressivi»