Formigoni presenta undici disegni di legge che depositerà a Palazzo Madama: dall’abolizione dell’Ici per le case popolari agli aiuti per le giovani coppie «Tasse e famiglia, ecco le riforme da fare»

Il governatore: «Mi batterò perché siano approvati anche se lascerò il Senato»

Marcello Chirico

Quattro proposte di legge a favore della persona, un’altra dedicata alla competitività delle imprese, poi un poker di proposte in tema di federalismo fiscale e, infine, una modifica costituzionale studiata quasi su misura per se stesso. Il 30 di giugno sta per arrivare, ma anche se per quella data dovrà decidere cosa fare «da grande» (ancora il governatore o il senatore della Repubblica) Roberto Formigoni, ieri, ha presentato ufficialmente - nei locali della sua web radio - il proprio programma di lavoro nel caso dovesse trasferirsi definitivamente a Palazzo Madama. «Se però non ci andrò - ha subito avvisato -, quei progetti potranno essere portati avanti dal Parlamento, perché resteranno depositati lì. Oppure li continuerò a spingere io, da governatore» lasciando, come al solito, spazio ai pronostici: resta? non resta?
Un pacchetto di 11 ddl (disegni di legge, ndr) che assomigliano tanto ad un vero e proprio programma di Governo alternativo a quello dell’Unione, uno spartito legislativo che sembra scritto più per Forza Italia che per se stesso. «La mia è soprattutto una richiesta di innovazione forte del Paese - ha spiegato il senatore Formigoni - che vale per tutta la legislatura. Non una sfida, bensì una proposta, 11 temi su cui il Parlamento dovrà legiferare e al quale io ho voluto indicare delle priorità assolute».
Come la famiglia, la casa, la scuola e l’ambiente, per ciascuno dei quali Formigoni ha predisposto un ddl. Si va dall’istituzione del quoziente familiare (Irfaf) come imposta alternativa all’Irpef, «che comporterebbe un risparmio soprattutto ai nuclei più numerosi». Proposta pure l'abolizione dell'Ici su tutto il patrimonio di edilizia pubblica, agevolazioni fiscali per l'housing sociale, la defiscalizzazione del «risparmio casa» per sostenere le giovani coppie che intendono acquistare la prima casa, l'introduzione del buono scuola a livello nazionale, quindi lo stop alle immatricolazioni di veicoli diesel (mutuato pari pari dai programmi regionali della sua giunta). C’è poi un pacchetto di leggi per la competitività, accompagnato da un altro sul federalismo fiscale, che prevede l’istituzione di un Fondo perequativo e la piena autonomia di Regioni e Enti locali su tariffe per prestazioni e servizi. Sul trasporto pubblico, Formigoni propone di abolire l'Iva sui contratti di servizio in modo da non ridurre le risorse delle Regioni, così come un riconoscimento per quelle confinanti con la Svizzera attraverso una compartecipazione di 10 decimi sull’accisa della benzina.
Con un altro ddl il governatore-senatore chiede poi di escludere dai Patti di Stabilità i comuni vicini a nuovi hub e poli fieristici poiché si trovano ad affrontare spese straordinarie. E nel medesimo pacchetto federale, Formigoni propone il coinvolgimento delle Regioni pure nella lotta all’evasione fiscale.
L’ultimo ddl sembra invece scritto apposta per aggirare l’incompatibilità del doppio ruolo senatore-governatore: una legge per rendere questi ultimi membri di diritto del Senato, «come avviene già nei Paesi federalisti e - aggiunge - com’era stato previsto in Bicamerale. Perché un conto è firmare intese col Governo, un altro incalzarlo ogni giorno sui temi regionali». Quasi un paracadute in caso di vittoria dei «no» al referendum sulla devolution (e, quindi, Senato Federale). Ma anche un escamotage perché, in futuro, i governatori non debbano più scegliere cosa fare.