Formigoni sulla Libia: "Una guerra per tutelare gli interessi francesi"

Il governatore della Lombardia al <em>Giornale.it</em> tuona contro Parigi: &quot;La Francia spera di poter ricavare dei vantaggi e di sloggiare le imprese
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"Ritengo che la voglia di protagonismo della Francia e dell’Inghilterra abbia portato un po’ tutti fuori strada”. Non ha dubbi il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, commentando l'intervento in Libia.

Lei è stato scettico sin da principio sull’operazione militare in Libia. Come mai?
“Mi sembra che non si sia riflettuto sulle criticità: c’è il rischio che una parte dell’opinione pubblica araba legga questo intervento come l’ennesima intrusione occidentale, scatenando possibili meccanismi di violenza e ostilità nei confronti di una manovra che considerano neocolonialista e neoimperialista. E poi chi è in grado di giurare sulla reale identità del governo provvisorio di Bengasi? La Francia può dire qual è la linea politica degli insorti? No. È un’operazione improvvisata. Ritengo che la voglia di protagonismo della Francia e dell’Inghilterra abbia portato un po’ tutti fuori strada”.

Qual è la soluzione?
“Si tratta di decidere dove vogliamo arrivare. Si mira a fare fuori Gheddafi? Non è nelle indicazioni della risoluzione dell’Onu. Ora bisognerebbe mettere in campo la politica: una grande conferenza con tutte le parti in causa per cercare una soluzione ed evitare un conflitto che potrebbe essere molto lungo”.

Secondo molti osservatori questa è una guerra che tutela solo gli interessi francesi….
“Mi sembra evidente: la Francia ha già dimostrato scarsa capacità di leggere le situazioni in paesi a lei più vicini come la Tunisia e l’Egitto. A Tripoli non era presente e quindi le compagnie petrolifere hanno spinto il governo ha tentare una sortita. Non è un caso che a Bengasi sventolino le bandiere francesi. Parigi spera di poter ricavare dei vantaggi e di sloggiare le imprese italiane dai rapporti con quei territori. Ecco perché il governo italiano fa bene a difendere anche le nostre imprese…”

Questa operazione rischia di ritorcersi contro gli interessi italiani?
“Sì, questo rischio c’è”

Aveva giudicato positivamente la decisione di Frattini sulle basi Nato.

Ora che l’accordo c’è? “Certo, noi chiedevamo da 48 ore che il comando fosse nelle mani nato, se non fosse avvenuto sarebbe stato giusto negare le basi all’operazione. L’accordo è stato raggiunto e quindi siamo più garantiti”

Cosa potrebbe cambiare dal punto di vista economico per l’Italia?

“Potrebbe cambiare anche molto. Il futuro del paese è molto incerto. Ma il rischio di una messa in discussione di tutti gli accordi preesistenti porterebbe a un sommovimento molto forte rispetto alla situazione attuale. L’interscambio tra Italia e Libia vale un 5 per cento di prodotto interno lordo e qualcosa di più per la regione Lombardia. Centinaia di imprenditori italiani sono coinvolti nella vicenda e non possiamo fare da spettatori mentre queste aziende sono sostituite da altre imprese”.

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