Fotografia di un hub in espansione: è quello dove si smarriscono meno valigie, secondo in Europa per puntualità dei voli, quinto come numero di collegamenti «Obiettivo Malpensa, 30 milioni di passeggeri» Il presidente Sea Bencini: «Il massimo svilupp

«Un problema le compagnie che falliscono»

Claudio De Carli

nostro inviato a Malpensa

«Un grande aeroporto intercontinentale, le 53 più grandi destinazioni coperte, 38 nuove compagnie negli ultimi 27 mesi, quinto aeroporto in Europa dopo Londra, Francoforte, Parigi e Amsterdam, primo in positivo nel numero dei bagagli disguidati, secondo solo a Francoforte sulla puntualità dei voli, tasso di crescita fra il 20 e il 27 per cento. Questo è Malpensa oggi, il futuro sarà ancora migliore».
Mai chiedere all’ingegnere Giuseppe Bencini cosa pensi del suo hub. Suo perché è il presidente del gestore aeroportuale Sea, e poi perché qui fare il capo significa starci dentro fino al collo, venticinque ore su ventiquattro. Non facilissimo restare a galla fra terrorismo, recessione economica, Sars, tsunami, nevicate, furti nei bagagli e compagnie che falliscono. Lui non si accontenta e accelera, pensa all’aumento di traffico e di passeggeri, alla terza pista e al Terminal 3: «Non potrei fare il presidente Sea - commenta -, se non fossi una persona ottimista».
Ma quali sono i grandi nemici di Malpensa?
«Le piccole compagnie che spariscono non ci danno certo una mano, dall’inizio dell’anno ne sono fallite tre e sono un problema perché in qualche modo dobbiamo finanziarle. Ora il governo ha reinserito con decreto legislativo la potestà dell’Enac al loro controllo. La vigilanza dell’aviazione civile dovrebbe garantire sulla loro solvibilità. Neppure tutta questa pletora di piccoli aeroporti con relativa dispersione di risorse è positiva. Poi ci sono problemi inesistenti come quello dell’inquinamento acustico: spesso ci si dimentica di dire che gli aeroplani moderni sono 15 decibel sotto rispetto a quelli di 10 anni fa. Le compagnie stanno sostituendo le loro flotte, diamogli il tempo di farlo».
E i collegamenti?
«La lentezza dei collegamenti è tutta da addebitare a governo e Regione, se non investono... Solo fra due anni sarà pronta la bretella Malpensa-Boffalora».
E Alitalia cosa dice?
«Intanto due precisazioni. Da Malpensa si è tornati a volare in tutto il mondo. La seconda è che questo hub è una opportunità di sviluppo per tutti, non solo per Sea».
Ora lo ha capito anche Alitalia?
«Dal primo gennaio le è stato consegnato l’hangar e la sua attività su Malpensa è cresciuta del 14 per cento. Questo non significa necessariamente che ci sia un rapporto diretto fra le due cose, ma è un buon segnale. Nel frattempo Alitalia sta eseguendo alcuni lavori all’interno di questa struttura per personalizzarla. Non possiamo dimenticare che questa compagnia ha un passato che la pone inequivocabilmente più legata a Fiumicino, quindi dobbiamo avere pazienza. Ma da due anni è aumentato il suo impegno con Malpensa e come si stia organizzando non sta a me giudicarlo. A me interessa solo che aumentino i voli e qui parlano le cifre che li danno in crescita».
Ma stanno spostando gli equipaggi, i tecnici, gli aeromobili?
«Io sono contento di come si sta muovendo Alitalia».
Che opinione si è fatto del sistema aeroportuale?
«Se siamo il secondo aeroporto come puntualità, significa che non sta lavorando bene solo Sea, ma anche Enac, Enav e Sea handling. Nei giorni di punta passano da qui anche 90mila bagagli, le cose vano bene e abbiamo davanti un futuro importante, poi ci sono i furti, d’accordo, ma gli aeroporti sono i porti moderni. E la fama dei porti e di chi li frequenta è nota. Magistratura, polizia e Sea si muovono con determinazione, i controlli di videosorveglianza funzionano ma siamo a contatto con una massa incontrollabile di gente. So queste cose, eppure mi indigno ogni volta che poche persone mettono in crisi la credibilità e il lavoro di tante altre. A Malpensa operano circa 25mila persone».
E tra poco la terza pista e il terzo Terminal?
«Nell’Ottocento era assolutamente impensabile uno sviluppo che prescindesse dai grandi scali portuali. Ora ci sono gli aeroporti. Malpensa ha due piste, dagli attuali 19 milioni di passeggeri lo scalo può arrivare a 30 milioni, poi se il traffico continuerà a crescere del 5 per cento all’anno sarà necessario affrontare il problema in termini di sviluppo. Una proiezione ci dice che questa ipotesi si creerà fra circa dieci anni, quindi le decisioni dovranno essere prese fra tre, al massimo cinque anni. Nel frattempo dobbiamo solo stare attenti a impedire che nascano progetti che precludano questo futuro sviluppo di Malpensa».
Di certo tra poco arriverà un terzo handler...
«Si tratta di un obbligo di legge, Enac indirà questa gara e entrerà in aeroporto il terzo handler. Se vuole sapere se questo mi preoccupa, le rispondo subito che non è affatto così, e non ci sarà neppure un problema di esuberi per Sea handling. Il terzo handler avrà interesse a prendere quadri e operai che già lavorano a Malpensa, poi se sarà bravo acquisirà buone quote di mercato. Il problema lo affronteremo investendo nel sistema automatico di smistamento bagagli con un impegno di 5 milioni di euro».
Ma cosa c’è dietro alla privatizzazione di Sea?
«Intanto vorrei precisare che il problema non riguarda il management ma l’azionista. Se vuole la mia personale opinione le dirò che con la Regione c’è un ottimo rapporto, se entra va benissimo. Così come l’ingresso in Borsa è un grosso salto qualitativo per qualunque azienda. Quindi sono favorevole a Regione e Borsa».
Presidente, ma lei vola tranquillo?
«Tranquillissimo, in aereo ci sto benissimo, ho fatto servizio in Aeronautica quindi... Il problema piuttosto è mia moglie, lei è sempre abbastanza agitata, io invece sugli aerei faccio sogni magnifici».

Annunci

Altri articoli