Franzi, una storia di pellettieri del gran lusso

"La vera eleganza non è fatta di apparenza, ma di sostanza», diceva
Oscar Wild", principe del saper vivere.
La storia della famiglia Franzi inizia più di un secolo fa, quando nel
1840, Rocco Franzi decide di stabilirsi a Milano e apre una piccola
impresa specializzata di borse e valigie a due passi dal Duomo

«La vera eleganza non è fatta di apparenza, ma di sostanza», diceva Oscar Wild», principe del dandysmo e del saper vivere.
La storia della famiglia Franzi inizia più di un secolo fa, quando nel 1840, Rocco Franzi decide di stabilirsi a Milano interpretando a pieno lo spirito di cambiamento e di riscatto dell’epoca e apre una piccola impresa specializzata di borse e valigie a due passi dal Duomo. Sono gli anni della prima rivoluzione industriale in europa e insieme al piacere di viaggiare gli artigiani-industriali scoprono il viaggio d’affari alla ricerca dei nuovi mercati e all’opportunità di sviluppo creativo e funzionale dei propri prodotti. Oggi il marchio viene rilanciato con i negozi in uno storico palazzo neoclassico in Corso Venezia 36 con una nuova collezione che fa moda, aprendo anche alle borsette, cinture e sempre a oggetti da viaggio.
Il futuro della valigeria scelto da Rocco Franzi aveva un futuro felice ma fu il figlio Felice a coglierne appieno la potenzialità e a trasformare la fortunata intuizione del padre in un’impresa di altissimo livello. Così nel 1864 Felice fonda la Valigeria omonima, un modello di laboratorio nei pressi di via Manzoni. Il rapido successo di valigie e di bauli studiati per una sofisticata clientela che amava viaggiare da buon industriale illuminato sempre pronto a studiare i nuovi criteri di fabbricazione non esitò ad investire in macchinari d’avanguardia e in manodopera specializzata. Esperti pellettieri arrivarono dall’Austria e dalla Francia formando generazioni di artigiani arrivando così al primato nel settore. Un settore che iniziarono anche i Gucci a Firenze che nel 1900 selezionarono pelli pregiate e iniziarono a tingerle.
Nel 1905 dopo il successo di Milano seguirono le aperture dei negozi a Roma, Genova, Roma, Londra, Vienna e proprio Felice Franzi fu uno dei primi prescelti a ricervere le insegne di cavaliere del lavoro. Già nel 1877 i Franzi venne nominato Cavaliere della Corona d’Italia e nel 1878 Ufficiale della Corona d’Italia, che portarono la Premiata Ditta Franzi a servire le REali Case di Sua Maestà Vittorio Emanuele II, Sua Maestà Reale il Principe Umberto, Umberto I, la Regina Margherita, il Principe Reale di Napoli, quello d’Egitto (il Khedive), il Re di Grecia, Sua Maestà Reale il Duca d’Aosta, il Conte di Torino e il Duca degli abbruzzi e il Re e la Regina d’Italia.
Non si contano le onoreficenze conseguite dalla Franzi alle Esposizioni Internazionali del 1871 a Milano, nel 1873 a Vienna, 1877 a Pavia, 1878 a Parigi (qui fu un trionfo), 1879 a Monza, 1881 a Melbourne, 1881 ancora a Milano, tre anni dopo a Torino, nel 1894 ancora a Milano, nella famosa Esposizione del 1900 di Parigi, poi di nuovo a Milano nel 1906 e infine cinque anni dopo a Torino con Gran Premio e due Medaglie d’Oro. I Savoia arrivarono al punto di accordare a Franzi l’utilizzo della Corona della Casa Reale. Tra i due secoli entra in scena il figlio di Felice, Oreste, poco più che ventenne: aveva soggiornato in Oriente, viaggiando in Cina e Giappone. A Singapore gli venne in mente di fondare un negozio di carpenteria per la produzione di strutture in legno di bauli creando nel 1912 la Conceria Monzese che divenne la prima in Europa a produrre cuoio trattato con prodotti vegetali.
I bauli per cabina a cassettoni o le borse involgiabiti contenevano al loro interno persino bastone e ombrello: le stoffe erano ricche e le cinghie sicure. Il tutto era creato con una chimica poetica: estratti di noce, mimosa, quebracho (dal Sud America) davano al cuoio morbidezza. Presto i Franzi abbero avversari ma non temibili come i Vitton e gli Adeney e gli Hermès. Fu nel 1943 che la Seconda Guerra Mondiale inflisse un brutto colpo alla Franzi che rasero al suole tutte le loro fabbriche. Negli anni ’60 si riprese con il consumo di massa e il nipote Oreste Franzi, omonimo del nonno inizia con l’architetto Cini Boeri nuove valige e «24 Ore» in resina ancora esposte al Museo d’arte Moderna di New York. Pinin Farina e Bertone utilizzano il loro pellame per Maserati e Ferrari e gli interni dei transatlantici Raffello e Michelangelo portano al loro interno il marchio di fabbrica. Anche De Padova a Milano per l’arredamento fa la stessa operazione.

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