Al fratello disse: tira brutta aria Ora lotta per la vita in ospedale

La prognosi non è ancora sciolta. A Pasqua raccontò: «La situazione sta peggiorando»

Alessandra Vaccari

da Verona

È la storia che torna a Verona. E nella maniera peggiore. A Nassirya è rimasto gravemente ferito Enrico Frassanito, il maresciallo aiutante in servizio al Nucleo informativo del reparto operativo, 41 anni, dal 1992 in servizio nel Veronese, figlio del comandante di Verona, stazione principale negli anni Ottanta.
È saltato in aria assieme ai compagni poi morti ed è sopravvissuto. L’ultima notizia arrivata dal comando generale lo dava per trasferito all’ospedale militare americano di Kuwait City, ustionato nel 40 per cento del corpo. Soprattutto a braccia e volto, ma nessun organo vitale compromesso. Una nota che ha fatto riprendere la speranza dei tanti commilitoni. Anche perché il fatto di aver superato il viaggio in elicottero lascia supporre che prima i medici lo abbiano stabilizzato. Con lui ci sono un maggiore medico italiano e un sottufficiale dei carabinieri.
È la storia che ritorna, dicevamo, perché il comandante provinciale della caserma di via Salvo D’Acquisto è il colonnello Georg Di Pauli, che nel 2003, il 12 novembre, aveva appena assunto il comando della base di Nassirya quando i kamikaze uccisero 12 dei nostri carabinieri. Di Pauli stava uscendo su una camionetta che incrociò quella degli attentatori. Per il colonnello la giornata di ieri ha rispolverato i ricordi più angoscianti, quelli che per mesi aveva cercato di confinare in un angolo della mente ma che ieri si sono ripresentati prepotenti. Ieri mattina il colonnello è stato ricevuto dai familiari di Frassanito. Ha incontrato la madre Anita e il fratello Giuseppe. Le notizie non hanno fatto altro che rincorrersi per tutta la giornata. «L’ultima volta che ha chiamato casa è stato l’altra sera - ha riferito il fratello medico che ha uno studio dentistico a Verona -. Io invece l’ho sentito a Pasqua, aveva detto che la situazione stava peggiorando, che tirava una brutta aria. Alla fine però Enrico ha fatto il suo dovere, restando lì». E ancora commenti e speranze: «Ho visto al telegiornale le immagini del mezzo su cui viaggiava Enrico, la parte sotto era completamente sventrata. Temo che mio fratello sia grave. Aspettiamo tutti di avere altre notizie. Spero che ce la faccia, non sappiamo altro. Siamo in contatto con i carabinieri. L’attesa è straziante soprattutto per la mamma Anita. «Una situazione terribile - ha ammesso Giuseppe Frassanito che vuol cercare di raggiungere Kuwait City - soprattutto dopo la notizia della morte dei colleghi, erano così giovani...».
Quello di ieri è stato il secondo attentato ai nostri soldati in cinque giorni. Il maresciallo è un appassionato del mondo arabo. Ha studiato la lingua frequentando i corsi dell’Arma e le lezioni private. Dal 1992 è in servizio nel Veronese, è stato in compagnia a Caprino, poi a Verona. Nel 2001 aveva comandato la stazione di Verona principale, ricoprendo il posto che in passato era stato del padre. Impiegato soprattutto nella sezione antidroga. Era partito per l’Irak all’inizio di aprile. La sua missione sarebbe probabilmente terminata in agosto. La sua decisione, come ha riferito il fratello, aveva allarmato non poco la madre che era fortemente preoccupata: «Era come se se lo sentisse», ha detto il fratello, «ma forse tutte le mamme sono così». Il maresciallo l’aveva consolata ed era partito. Le missioni all’estero erano il suo obbiettivo. Tra il 2003 e il 2004 era stato anche in Bosnia, sempre con l’Msu. Un’esperienza così positiva per lui, che appena ha potuto è ripartito per un altro teatro all’estero.