Fuoco e fiamme per scovare il commando killer

Hanno abbandonato i passaporti falsi e sono spariti. Sarebbero stati protetti dai beduini che avrebbero procurato l’esplosivo. Il presidente del Pakistan, Musharraf: «Non è più qui la centrale del terrore»

Gian Micalessin

O avevano una gran fetta o non sapevano più che farsene. Né dei passaporti falsi abbandonati alla reception dell'ultimo hotel, né dei propri volti rimasti tra quelle pagine, né delle proprie vite. Ora i volti e i nomi dei cinque misteriosi pakistani campeggiano per le strade del Cairo e del Sinai. Sarebbero stati loro a far arrivare in città i due pick up imbottiti d'esplosivo utilizzati per l'attentato. Sarebbero stati loro a pianificare, preparare e a mettere a segno la strage di Sharm el Sheikh. Da domenica la polizia e i servizi di sicurezza egiziani sono impegnati nella grande caccia. Notizie e versioni incontrollabili parlano di scontri a fuoco in due villaggi, di gigantesche retate nel deserto, di ricerche estese dal mar Rosso al Mediterraneo. Secondo le fonti di polizia le operazioni si svolgono nelle aree montagnose vicine a due villaggi beduini, Khouroum e Roueissat, nel sud del Sinai, a 30 chilometri da Sharm el Sheikh precisando che i rastrellamenti dei villaggi beduini e le perquisizioni sono iniziati nella notte tra domenica e lunedì. In queste aree sarebbero stati segnalati anche scontri a fuoco con alcune tribù di beduini. Secondo la stessa fonte «due pachistani sono stati localizzati in quell'area» e ci sono sospetti che le bombe utilizzate negli attentati siano state assemblate in quella regione. Dunque il commando pakistano potrebbe essersi servito dei beduini per introdurre l'esplosivo e trovare una base logistica in cui mettere a punto gli ordigni da collocare nei due pick up.
Anche la tv araba Al Jazeera ha dato notizia di uno scontro a fuoco nel villaggio di Al Suwairat vicino a Sharm el Sheikh. «I pachistani braccati nel villaggio di Al Suwairat, sarebbero due - , aggiunge Al Jazeera». Secondo il corrispondente della tv araba «le sparatorie tra i sospettati e le forze di sicurezza egiziane sono ancora in corso, nel villaggio di Al Suwairat a 20 chilometri dal lago di Naimat». I due villaggi di Al Suwairat e Kuna sarebbero invece «assediati da terra e dal cielo e le forze di sicurezza sembrerebbero convinte dell'impossibilità di una fuga dei ricercati».
La polizia ha diffuso foto e identikit dei cinque sospetti. Prima di cercarli bisognerebbe però capire se i cinque misteriosi terroristi pachistani siano ancora in vita o siano già sprofondati all'inferno. Dimenticare un passaporto con la propria foto prima di mettere a segno una strage non è una gran mossa per un terrorista che progetta di scomparire nel nulla. È una mossa indifferente per chi pensa di dissolversi assieme al carico esplosivo che trasporta. Così fecero gli attentatori dell'11 settembre, così potrebbero aver fatto anche i carnefici di Sharm el Sheikh.
Ma quei cinque falsi passaporti con nomi e foto di altrettanti emissari del terrore arrivati dal subcontinente indiano imprimono comunque una svolta cruciale alle indagini. Segnalano la presenza di un solo nucleo direttivo dietro gli attentati di Londra e del Cairo, confermano l'ipotesi di una vera e propria offensiva su due fronti dietro la quale emerge con chiarezza la mano di Osama Bin Laden e dei suoi gregari. Con essa riemerge l'ipotesi di una pista che porta dritta dritta ai comandi strategici di Al Qaida nascosti nelle zone di confine tra Pakistan e Afghanistan, Da lì Ayman Zawahiri, l'ex leader della Jihad Islamica egiziana diventato il numero due e lo stratega di Al Qaida, avrebbe ordinato l'operazione. Da lì sono passati i terroristi suicidi di Londra. Da lì sono partiti gli emissari incaricati di trasportare il terrore nel paradiso del turismo egiziano. Ma il presidente pakistano, quel generale Pervez Musharraf che dopo l'11 settembre abbandonò gli alleati talebani al proprio destino scegliendo la più proficua alleanza con gli Stati Uniti non ci sta. Ieri dopo aver contraddetto le tesi egiziane, smentito l'idea di un Pakistan capolinea del terrorismo ha rivendicato il ruolo centrale del proprio Paese nella lotta ad Al Qaida. «Il Pakistan - ha detto il presidente, parlando con i giornalisti a Lahore - ha smantellato l'organizzazione mettendola nell'impossibilità di esistere e operare come un corpo omogeneo. Abbiamo distrutto ed eliminato il loro sistema di comando e continuiamo ad attaccarli quando individuiamo i loro nascondigli sulle montagne». Secondo Musharraf, il sistema di comunicazione di Al Qaida è stato ridotto ad una «rete di corrieri», costretti dalla fitta rete di controlli ad attendere «fino a due mesi» prima di poter recapitare i loro messaggi. «È possibile in questa situazione - s'è chiesto il presidente pachistano - che un uomo di Al Qaida controlli da qui gli affari di Londra, Sharm el Sheikh, Istanbul o in Africa? Io penso proprio di no». Un ottimismo ed una fiducia assai poco condivisi dai responsabili dei servizi di sicurezza occidentali. Da Londra a Washington sin dalle prime ore dopo l'attentato di Sharm el Sheikh tutti hanno ipotizzato l'esistenza di una pista comune. E l'emergere dei cinque nomi pakistani rappresenta la definitiva conferma di questi sospetti.