Fusione A2A, è già scontro sui vertici

da Milano

Nasce male A2A, la società che vede la fusione di Aem Milano con Asm Brescia. Furiose polemiche, litigi, ripicche sono all’ordine del giorno: una «Dinasty» in salsa padana che ieri mattina ha visto l’ennesima puntata. Non erano ancora le 11 e Giuliano Zuccoli, presidente di Aem, aveva appena finito di sbrigare le formalità per l’apertura dell’ultima assemblea degli azionisti di Aem Milano e ultimo atto della nascita di A2A. All’ordine del giorno la nomina del consiglio di sorveglianza che a sua volta dovrà designare il consiglio di gestione. Poi, la parola passava agli azionisti. Primo a parlare era Paolo Corsini, sindaco di Brescia, che a nome del Comune attaccava a testa bassa «l’ultra-attività del consiglio di amministrazione della società incorporante (Aem, ndr), anzi, del suo presidente, il quale, senza peraltro mai convocare il cda, ha portato avanti sin dal primo giorno un esercizio monocratico dei poteri di gestione della società». E questo, accusa Corsini, non per i dieci giorni previsti dal progetto di fusione, ma per «ben quaranta giorni».
Zuccoli è una sfinge. Accanto a lui il numero due di Aem, Alberto Sciumè, siede a braccia conserte, rigido. L’attacco coglie tutti di sorpresa, compreso, almeno ufficialmente, il vertice di Asm. Oggetto del contendere è una questione tutt’altro che formale, anche se può sembrarlo: tra la nomina del consiglio di sorveglianza (fatta ieri) e quella del consiglio di gestione (per il quale è prevedibile un’attesa di 5-10 giorni) potrebbe aprirsi un vuoto di potere perché nel frattempo il cda di Aem è decaduto. «Occorre stabilire, già da adesso, a chi spetta, durante tale intervallo, il potere di gestire la società e secondo quali modalità dovrà esercitarlo» attacca Corsini, che sostiene che il compito spetta al consiglio di sorveglianza e al suo presidente Renzo Capra, ex presidente di Asm. «Sarebbe ancor più grave dilatare ulteriormente l’ultra-attività (di Zuccoli, ndr) per il tempo necessario all’insediamento del consiglio di gestione».
«Non risulta al Comune di Milano che ci sia stato un ritardo colpevole. L’assemblea degli azionisti è stata convocata rispettando i termini di legge» è stata la risposta del direttore generale del comune di Milano, Giampiero Borghini, intervenuto poco dopo. Più secca la replica di Zuccoli, che ha parlato di «accuse ingenerose»: «Abbiamo provveduto per tempo alla nomina di due direttori generali che hanno deleghe e procure per gestire. Non c’è alcun vuoto di potere - ha sottolineato - e per quel che riguarda le accuse di un ritardo nella convocazione dell’assemblea degli azionisti, escludo tassativamente che questo cda abbia voluto sopravvivere a se stesso. I tempi sono stati rispettati». E infine «sono certo di non aver compiuto atti contro gli azionisti. In caso contrario pagherò di persona».
Alla fine, l’assemblea ha approvato la linea Zuccoli su tutto il fronte: il consiglio di sorveglianza, come previsto, vede Capra presidente e Sciumè vice. In attesa del consiglio di gestione l’operatività aziendale andrà avanti guidata per gli affari ordinari dai due direttori generali: entro la prossima settimana le nomine dovrebbero comunque essere fatte.
Ma non è stata una tempesta in un bicchier d’acqua: il 13 dicembre, per la festa d’avvio di A2A, c’era stata un’«impennata» di Capra che aveva abbandonato l’incontro. Solo due giorni fa un altro scontro pubblico al convegno milanese di Accenture, con Capra che rifiuta il premio (che Zuccoli invece riceve) e se ne va sbattendo in malo modo la porta. Se il buon giorno si vede dal mattino...