Gelmini: «Il rettore metta fine agli assalti a Cl»

LA LISTA L’elenco dei nomi dei ciellini accusati di infamia restano scritti sui muri della facoltà

Sono passati sei giorni da quando è comparsa quella lista. I nomi degli «imputati» scritti nero su bianco sulla parete di un corridoio dell’Università degli Studi di Milano e in fondo la sentenza: «carcerieri». Il ministro all’Istruzione Mariastella Gelmini ha appena finito il suo intervento alla giornata conclusiva del Forum Mondiale delle Regioni. Ricorda l’ultimo scontro con gli studenti a Torino e poi ripensa ai fatti della Statale, dove un gruppo di giovani di Cl è stato più volte messo sotto assedio dai centri sociali. «Cercherò di capire come mai il rettore non ha preso ancora una posizione e lo inviterò a farlo». Per rendere conto di quell’elenco che inchioda ed espone alla pubblica gogna i ragazzi di Comunione e Liberazione che lavorano nella cartolibreria Cusl, presa di mira dai compagni della sinistra estrema, per aver denunciato ad ottobre cinque anarchici che avevano rubato 800 fotocopie.
«È l’ennesimo atto di aggressione da parte dei centri sociali contro un movimento giovanile silenzioso che tiene a studiare e a capire i contenuti della riforma», dice il ministro. Antagonismo politico che rispecchia la contrapposizione fra la sinistra estrema e i gruppi di Cl, sicuramente. «Ma credo sia un movimento isolato e debole. Siamo di fronte a frange estreme che hanno molto spazio sui giornali».
E però rimane un fatto grave che va a sommarsi ad altri episodi di violenza. Senza contare che quest’ultimo è avvenuto proprio all’interno dell’Università, un luogo che dovrebbe essere dedicato al sapere e alla cultura e a chi a questi affida i propri studi. «Si tratta di un atto di intimidazione che va stigmatizzato. Il ricorso alla violenza è sempre sbagliato». E poi, c’è un’animosità diffusa verso il governo che non trova giustificazione, spiega la Gelmini. «Rispetto chi manifesta il proprio dissenso, ma invito i ragazzi in maniera pacata e serena a non schierarsi pretestuosamente dalla parte della conservazione. Li invito ad una riflessione e a un’approfondita conoscenza degli interventi del governo e della riforma». Come l’opera di razionalizzazione che consentirà di risparmiare denaro e attuare la politica dello studio. «Credo che l’interesse dei giovani sia quello di valorizzare le riforme e di promuovere quei cambiamenti che sono indispensabili per sollevare il Paese dalla crisi per non accontentarci tutti di un sistema della formazione che non è buono in tutto il Paese». Il ministro elenca alcuni punti della riforma, accenna alla diversa modalità di reclutamento degli insegnanti, all’abbassamento dell’età media dei ricercatori. Ed è certa che siano iniziative che i giovani non possono contestare. «Siamo nel nuovo secolo, non affrontiamolo con le vecchie ideologie e i vecchi slogan». Pensa ancora un momento alle contestazioni di Torino, al dribbling che hanno dovuto fare per aggirare gli «assedi» dei ragazzi. Ma non ha nessun dubbio: «Io vado avanti non credo che le istituzioni possano indietreggiare rispetto ad episodi di violenza che grazie a Dio sono isolati e in molti casi non sono degli studenti ma dei centri sociali».