Gelmini: «Sulla libertà di stampa sinistra da avanspettacolo»

Milano«Ministro, lei venerdì dov’era? Non ha parlato? Glielo chiedo perché, stando ai titoli di oggi, per un giorno i quotidiani non hanno parlato male di lei». È iniziata così come si conviene a ogni buon dibattito, ovvero con una domanda di alleggerimento del moderatore, il condirettore del Giornale Alessandro Sallusti, l’assemblea che ha aperto ieri mattina al Palalido di Milano la seconda giornata della Festa della Libertà. Domanda alla quale Mariastella Gelmini, divertita, non si è sottratta. «Ero a Brescia, di fatto a casa mia, con 500 giovani dell’Associazione San Benedetto, incredibilmente intenzionati a impegnarsi in politica a dispetto dell’attuale “clima” che regna nel Paese».
Il riferimento alla pesante temperie del momento, andato a sovrapporsi al ponderoso tema del dibattito - «La scuola d’Italia» - ha così instradato il seguito della discussione su toni più preoccupati e preoccupanti, che non hanno potuto prescindere dall’attualità. Partendo dalla tensione culminata negli insulti ad Annozero, per arrivare all’episodio più recente. Ovvero all’intolleranza antisemita del superfluo matematico Pier Giorgio Odifreddi, ex docente baby pensionato e ora icona tv della sinistra salottiera. Il quale ha restituito indignato un premio ricevuto nel 2002 per il fatto che quest’anno lo stesso riconoscimento è stato assegnato al professor Giorgio Israel. Ai suoi occhi colpevole di sionismo, ma soprattutto del fatto di essere consulente del ministro.
«È Odifreddi a non essere degno di quel premio», ha ribattuto la Gelmini rimarcando come frasi simili, «che si commentano da sole», assumono una ancor maggiore gravità considerato che Israel era stato fatto di recente oggetto di attacchi e di pesantissime minacce, arrivate a evocare per lui la stessa fine del professor Marco Biagi, il giuslavorista assassinato nel 2002 dalle nuove Brigate rosse. Nuove nel nome, ma antiche nella loro ferocia omicida.
«Gli imbecilli non mancano mai e speriamo che anche questa uscita non debba avere conseguenze», ha auspicato il ministro. «Di fronte a simili accuse mi aspettavo una sollevazione del mondo della cultura. Purtroppo non c’è stata. Resta il fatto che le parole di Odifreddi denotano razzismo, incapacità al confronto e stupidità», ha aggiunto il ministro. «Appare del resto come la modalità tipica della nostra sinistra, quella di combattere il governo e Silvio Berlusconi a qualunque prezzo, a costo di insultare allo stesso tempo la maggioranza dei cittadini che lo votano».
Logico che dal sostantivo plurale «insulti» all’ingombrante soggetto Michele Santoro, il passo fosse breve. E la Gelmini, spinta a suon di applausi dal popolo del Pdl, non si è tirata indietro, sostenendo dapprima che «ci sono trasmissioni come Annozero, intitolate “Farabutti”, che insultano anche al prezzo di essere anch’esse anti-italiane». E aggiungendo subito dopo quanto siano ridicoli i tentativi della sinistra di spacciare all’estero una supposta quanto risibile carenza di libertà di stampa nel nostro Paese. «L’Italia ha tanti problemi, ma certo non questo. Portare una simile tesi in Europa è un’idea da avanspettacolo», ha tagliato corto il ministro.
Che rivolta alla sinistra, soprattutto mediatica, tanto dedita a redigere elenchi di domande per il premier, ricorda un fitto elenco di loro bugie e colpevoli omissioni proprio in materia di scuola. Dai dimenticati 5mila insegnanti di sostegno voluti dal ministero al miracolo della puntuale apertura delle scuole in Abruzzo; dai 250mila insegnanti precari creati negli anni ’70 e ’80 e attribuiti invece a lei; dalle migliaia di lavagne digitali bloccate dal suo predecessore del centrosinistra Giuseppe Fioroni e il cui congelamento è stato invece attribuito da Repubblica ancora a lei. Forse perché questa, per qualcuno, è libertà di stampa. Anziché quello che in effetti è: stampa in libertà.