La città muore, Bagnasco «scomunica» i no di Doria

(...) situazioni che riguardano la nostra realtà, perché si potrebbero creare situazioni positive nuove, in tempi rapidi, come è necessario». Non usa giri di parola l'Arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco che ieri, visitando lo stabilimento della Fincantieri di Sestri Ponente dove ha celebrato messa, ha criticato pesantemente la politica cittadina, incapace come quella nazionale, di dare risposte alle persone: «La politica si decida a finirla con ogni indugio, spesso immotivato - ha detto il presidente della Conferenza episcopale italiana -, e ad affrontare seriamente e decisamente i problemi della gente che non ne può più». Bagnasco ha affrontato i tanti problemi che la città ha all'ordine del giorno molti dei quali restano irrisolti con soluzioni a portata di mano ma che stentano a vedere un'attuazione: «Ci sono progetti che sono all'attenzione della cittadinanza di Genova e della Liguria da tanti anni, se non da decenni - ha criticato Bagnasco - come quelli riguardanti le grandi opere (Terzo Valico ferroviario e Gronda autostradale, ndr). È difficile comprendere per quale ragione non si riesca mai ad arrivare ad una conclusione operativa, rapida, in tempi giusti. Ma, soprattutto, in questo momento storico, in tempi celeri per il bene della città e della gente».
Il richiamo di Bagnasco è ai troppi tempi morti nei quali si è crogiolata la politica cittadina e nella quale si continua a mantecare il sindaco Doria e la sua giunta poco deliberativi e molto attendisti, soprattutto quando il tema è quello delle grandi opere sul quale la maggioranza di centrosinistra va spesso in frantumi. Secondo l'Arcivescovo «è positivo» che i lavori per il Terzo Valico stiano partendo: «Genova ha bisogno di ritrovare fiducia e anche maggiore rapidità nelle decisioni, nel realizzare le decisioni buone per risolvere i grandi problemi della nostra città e delle aziende cittadine che sono anche aziende nazionali. Ci vuole più fiducia, più rapidità, più determinazione. Le possibilità ci sono». Citando i casi specifici di Fincantieri, Amt e Selex Bagnasco ha ricordato l'impegno che la politica ha messo sul caso specifico di Fincantieri «anche grazie all'impegno dell'amministratore Bono», mentre per le altre due realtà (Amt e Selex) non ci sarebbe stato lo stesso impegno. Il cardinale ha quindi fatto il paragone con l'estero dove «la certezza dei tempi e delle decisioni è decisamente migliore, e questo favorisce gli investimenti e la creazione di nuova occupazione. Se un imprenditore non ha certezza dei tempi che, anzi, sono eterni, va da un'altra parte».
Ma il tema del lavoro e delle indecisioni su questioni di carattere economico ed occupazionale non sono le uniche critiche mosse da Bagnasco alla classe politica ligure e genovese. C'è un altro tema che sta a cuore ai palazzi di piazza Matteotti e sui quali la chiesa genovese si era già fatta sentire: il registro sulle coppie di fatto. Così il presidente della Cei ha utilizzato un commento sull'approvazione in Francia del matrimonio tra omosessuali: «La famiglia si è rivelata lo zoccolo portante della società, anche a livello economico: se l'Italia ha retto fino ad oggi è innanzitutto grazie alle famiglie che si sono strette in sé stesse, non per chiudersi in forme egoistiche, ma per mettere insieme le risorse, che non sono infinite. Questo è sotto gli occhi di tutti, ma deve essere difeso e promosso da qualunque umiliazione culturale e da qualunque indebolimento strutturale e giuridico che - ha concluso - vediamo in altre nazioni e da cui l'Italia, di per sé, non è immune».
L'ultima battuta Bagnasco l'ha riservata all'elezione del presidente della Repubblica spiegando che in questo momento le forze politiche devono «una persona di grande livello e onestà, riconosciuto internazionalmente».