Gpl e metano? Ai benzinai non interessano

Per far felice l’ambiente e il portafoglio, inquinando meno e risparmiando qualche euro, i proprietari di auto alimentate a gpl e metano sono disposti a sopportare qualche disagio: il motore che immancabilmente tossicchia ad ogni partenza, per esempio, o le lunghe attese al distributore in attesa che il benzinaio, vista l’impossibilità di servirsi da soli, li degni di attenzione. Gli automobilisti a gas della Liguria, però, nella classifica della pazienza sono un gradino sopra gli altri: vivono e circolano, infatti, in una regione dove trovare una pompa adatta a rifornire i loro mezzi è un’autentica impresa.
Colpa della scarsità numerica dei distributori che erogano i carburanti «alternativi». L’ultimo censimento è quello dell’unico atlante stradale dedicato proprio ai «gasisti» delle quattro ruote, intitolato forse con poca fantasia Gpl & Metano: tra Ventimiglia e Ortonovo, compreso ovviamente l’entroterra, le pompe sono 35, distribuite peraltro in maniera non molto omogenea: 6 si trovano a Genova, mentre gli altri capoluoghi di provincia se la passano maluccio: due impianti a La Spezia, uno solo a Savona e Imperia. Intere zone sono poi completamente scoperte: un esempio, portato di recente nell’aula del Consiglio regionale dal capogruppo Pdl Matteo Rosso che ha presentato un’interrogazione, è quello del ponente genovese. I cittadini di Arenzano e Cogoleto sono costretti, per fare il pieno alle bombole che stanno nella pancia delle loro automobili, a poco economiche spedizioni a Genova Borzoli, oppure in autostrada nell’area di servizio di Quiliano, con conseguente uscita a Spotorno. Infine, c’è la possibilità di uno sconfinamento, sempre autostradale, in Piemonte, a Ovada. Gita nell’Alessandrino che conviene anche a una parte degli abitanti dell’alta Valle Scrivia: a meno che non vivano nei dintorni di Casella, dotata di impianto gpl, si rivolgono al distributore di Arquata Scrivia vicino al deposito Erg, oppure all’area di servizio di Bettole di Novi. I viaggi in Piemonte non sono un caso, perché il confine regionale, in fatto di gasauto, è una porta tra due mondi diversi. Lo stesso numero di distributori che si trova in Liguria, 35, è in dotazione alla sola provincia di Alessandria, che di abitanti ne conta 440mila, contro un milione e 600mila residenti liguri. Insomma, c’è una pompa a gpl o metano ogni 12mila 500 abitanti nell’Alessandrino, mentre nella nostra regione la disponibilità è di un impianto ogni 45mila persone, con diverse zone d’ombra.
Perché tanta differenza? La risposta potrebbe essere cercata in un documento di dieci anni fa. La Giunta regionale nel Piemonte, allora guidata dal governatore di centrodestra Enzo Ghigo, nel novembre 2002 emise un decreto con cui si erogavano contributi ai Comuni dove fossero stati attivati distributori di gpl e metano. L’iniziativa deve aver dato i suoi frutti, se è vero che in Piemonte gli impianti attivi, al momento, sono 219: uno ogni 20mila abitanti. Non che la Liguria non abbia fatto nulla: via Fieschi nel 2009 ha emesso un bando simile a quello piemontese - 840mila euro di contributi non ai comuni ma direttamente ai distributori - che, come ha ammesso l’assessore allo Sviluppo economico Renzo Guccinelli, non ha riscosso particolare successo. E dire che per gli automobilisti, invece, l’incentivo non mancherebbe: in tutta la Regione sono esenti dal bollo le auto a doppia alimentazione per i primi cinque anni dalla data di immatricolazione. Un vantaggio che però è pesantemente intaccato dai giri delle sette chiese a cui gli automobilisti sono costretti per fare il pieno.