Il Tennis Club fa 120 anni e scommette sugli under 10

I bimbi dell'under 10 che dalle tribune scendono sulla terra rossa per battere il «5» al simpatico «tapiratore» Valerio Staffelli è il clou della Festa dei 120 anni, che ieri mattina si è tenuta al Tennis Club di Genova. Sono loro il futuro del blasonato circolo di viale della Misericordia.
Un migliaio di tennisti, il vivaio con 300 allievi intitolato al mitico ex presidente Giorgio Messina, 54 squadre iscritte ai campionati della Federazione italiana tennis, sei campi in terra rossa, uno in erba sintetica utilizzato anche per il calcetto, la clubhouse con una tea-room in pieno stile inglese, una palestra, due tavoli da biliardo. Il Tennis club è uno dei circoli italiani più antichi e prestigiosi, fa parte dei «Centenary Tennis Club» a livello mondiale ed è stato inaugurato nel 1893. Lo stesso anno in cui è stato fondato il Genoa cricket and football club.
«Il nostro circolo, da sempre nella storica sede in pieno centro cittadino - spiega il presidente Rodolfo Lercari - vuole sottolineare i solidi legami che lo uniscono a Genova non solo sportivamente. Per ricordare l'importante anniversario, abbiamo predisposto una serie di eventi celebrativi».
Si comincia con la Coppa Davis «Genoa-Sampdoria» che mercoledì 23 maggio vedrà un appassionante incontro di tennis tra calciatori e dirigenti delle squadre della serie A di calcio. Il 15 giugno è prevista l'inaugurazione della mostra fotografica intitolata: «La storia del Tennis Club Genova 1893». Venerdì 28 sarà la volta di un'altra «Grande festa del circolo» e venerdì 5 luglio i soci scenderanno in campo per il torneo delle «Racchette di legno» per celebrare le origini storiche dello sport. Da aprile a dicembre sono previsti moltissimi match, compresi quelli della A1 femminile e A2 maschile, dove le atlete più applaudite saranno i nuovi «acquisti» del Tennis Club: la fortissima Alberta Brianti, Reka Jani e Alice Balducci.
«Abbiamo lavorato per essere ai vertici di tutte le competizioni - dice il consigliere delegato all'attività sportiva Stefano Messina - per la serie A1 femminile l'obiettivo è quello di vincere lo scudetto, per la A2 maschile cercheremo la promozione in A1. Naturalmente continueremo a puntare sul vivaio delle squadre giovanili, che sono il fiore all'occhiello del nostro club».
I terreni dei primi quattro campi da tennis appartenevano ad una antica villa patrizia. Centoventi anni fa accanto ai campi c'era una baracca per gli spogliatoi e un piccolo chiosco per le bibite. I promotori, come già era avvenuto per il più antico circolo d'Italia, quello di Bordighera, erano inglesi, ai quali subito si affiancarono facoltosi uomini d'affari genovesi: Nino Brocchi (il primo presidente), Beppe Croce, Pierino Negrotto Cambiaso ed Enrico Bocciardo. Sulla falsariga del modello britannico anche il club genovese si legava al titolo «Lawn tennis» (tennis su prato). All'epoca il tennis era un gioco per pochi eletti, quasi sempre di nobili famiglie. Non a caso, il primo campione del circolo fu il marchese Pierino Negrotto Cambiaso. Nel 1913 il Tennis Club Genova diventò il punto di riferimento della disciplina in Italia, anche perché Beppe Croce divenne contemporaneamente presidente del circolo genovese e della Federazione Italia tennis. Agli inizi degli anni Venti vennero costruite le prime strutture (club-house, spogliatoi e segreteria) e nel 1928 si organizzò l'incontro di Coppa Davis Italia-Australia. In seguito il circolo genovese ospitò la Davis per altre cinque volte. Nel 1930 contro il Giappone (3-2), nel 1932 contro l'Egitto (3-2), nel 1933 contro l'Australia e nel 1998 contro l'India. La seconda guerra mondiale colpì anche il Tennis Club Genova, che fu distrutto dalle bombe.
Il presidente della rinascita fu Angelo Costa, che rimase in carica ben 37 anni. Il Comune fece sparire tre campi (compreso lo storico centrale) per far posto a due licei: lo scientifico Cassini e l'artistico Barabino. L'era di Angelo Costa si concluse a metà degli anni Settanta. Il testimone passò prima a Gian Vittorio Cauvin, poi a Gianpiero Mondini, quindi ad Aldo Mordiglia e nel 1986 a Giorgio Messina.