La Germania e i moralisti del test d’ingresso

Anche voi, prima di far entrare un estraneo in casa vostra, cercate di capire chi è e che intenzioni ha? Sì? Sì. Chiediamo prima chi è, cosa vuole, e intanto - giustamente diffidenti delle sue risposte benigne - prima di spalancargli la porta ne valutiamo aspetto, modi, tono.
Ora sostituiamo la parola «estraneo» con «stranieri», «casa» con «Stato» e il risultato - a semplice lume di buonsenso - è lo stesso: prima di accettare chicchessia nella nostra casa-Stato è nostro interesse e dovrebbe essere nostra cura cercare di capire il più possibile di chi si tratta e che comportamento potrà tenere. E, come non ci bastano nome e cognome dello sconosciuto per farlo accomodare in salotto, non dovrebbe bastarci l'esibizione di un passaporto valido per far entrare chicchessia nella comunità nazionale.
È questo che hanno pensato, con molta semplicità e sagge intenzioni, nel Land tedesco del Baden-Wurttenberg, capitale Stoccarda: dal primo gennaio di quest'anno chiunque provenga da uno dei 57 Paesi della Conferenza islamica (o comunque sia musulmano) prima di ottenere la cittadinanza tedesca dovrà rispondere a un questionario, trenta domande di questo tipo: «Come si pone lei rispetto all'affermazione che ogni donna debba obbedire al marito e che questi abbia il diritto di picchiarla se lei non lo fa?». Oppure: «Alcuni sostengono che gli ebrei siano responsabili di tutto il male del mondo e insinuano che siano responsabili degli attacchi dell'11 settembre a New York. Cosa ne pensa?».
Apriti cielo. Infatti si è aperto. I buoncuorinmanisti del mondo - specie quelli italiani, più ipocriti di tutti - hanno rovesciato fiero disprezzo addosso agli amministratori della civilissima regione tedesca, che non a caso sono di destra. In particolare il Corriere della Sera, campione nazionale del pensar banale e ortodosso, ha evocato scenari da Blade runner e fatto ironie un tanto alla tonnellata insinuando che forse si dovrebbe chiedere agli immigrati anche se preferiscono il felafel o i crauti. Li vorrei vedere, al Corriere, assumere non dico un giornalista ma solo un fattorino che si dichiari antiebraico.
Il fatto è, sostengono costoro, che non bisognerebbe domandare a nessuno come intende comportarsi e perché: non è civile, non è bello, non è buono. E perché mai? Da decenni, per entrare - solo per entrare - negli Stati Uniti bisogna compilare un modulo rispondendo a domande del tipo: sei un trafficante di droga? sei un mafioso? sei un terrorista? hai fatto parte del partito nazista? Non per questo gli americani sono antidemocratici o cattivi o ingenui. Vogliono giustamente sapere chi entra in casa loro, fiduciosi di una risposta sincera ma pronti a valersi di una menzogna accertata per scacciare i manigoldi-mentitori. Figurarsi a quali altre questioni occorra rispondere per avere non dico la cittadinanza, ma anche soltanto il permesso di lavoro.
L'unico errore dei cristiano-democratici di Stoccarda è di essere andati direttamente al sodo, da buoni tedeschi, ovvero ai musulmani, visto che proprio dai fedeli di quella religione si hanno i maggiori problemi non solo di terrorismo, ma anche soltanto di comportamenti sociali inaccettabili nella cultura europea e cristiana. Un errore veniale di cui mi piacerebbe si macchiassero anche i democratico-cristiani nostrani, o almeno la nostra destra.