Il giallo della strage di Bologna. Ecco le prove della pista araba

Il 2 agosto 1980 Thomas Kram, terrorista rosso vicino all'estremismo islamico, era in città. Riaperto un capitolo nascosto per troppi anni. Dell'uomo misterioso parla l'ex capo della polizia De Gennaro

nostro inviato a Bologna

Il governo Prodi mente sulla strage di Bologna. Incalzato da due interrogazioni parlamentari di Enzo Raisi (An) l'Esecutivo ha dato, di fatto, la netta sensazione di voler aiutare un terrorista di sinistra tedesco a crearsi un alibi a posteriori per la bomba alla stazione del 2 agosto 1980. A scoprire il bluff governativo sulla presenza nel capoluogo emiliano di Thomas Kram, legato all'estremismo arabo del network terroristico di Carlos «lo Sciacallo», è stato un blog di sinistra, curato da Gabriele Paradisi (gabrieleparadisi.splinder.com) una sorta di poeta intellettuale bolognese che si è messo a spulciare minuziosamente le versioni ufficiali della procura rivelatesi piene di errori e contraddizioni. E così quando il sottosegretario Scotti, a nome del governo, ha risposto a Raisi sui motivi per cui non si era mai voluto indagare sulla presenza di un terrorista di quel calibro a Bologna il giorno della strage, sono stati i segugi del blog a smascherare reticenze e gravissime omissioni. La prima: il governo ha spiegato che Kram non poteva essere coinvolto nella strage perché aveva preso un treno in Germania l'1 agosto, ed era arrivato in Italia dopo la strage.
Il treno che non c’è
I blogger sono andati a consultare l'orario delle ferrovie europee di quell'anno, e hanno scoperto che il treno di cui parla il governo non esisteva, e che comunque quel treno non era quello citato nel rapporto di polizia, che invece datava il viaggio del Kram al 31 luglio, quindi in tempo utile per la strage del 2 agosto. Sbugiardato e messo all'angolo, il rappresentante del governo Prodi replicava che evidentemente si era trattato di un errore dovuto alla nota della procura che citava un altro treno... Purtroppo per Scotti, i soliti blogger nello scoprire che il sottosegretario citava treni impossibili, arrivano a ipotizzare che una strana coincidenza segnava la risposta ufficiale del governo italiano: sembrava ricalcare a pieno l'alibi che aveva fornito lo stesso Kram in una intervista al Manifesto dell'agosto scorso. Secondo il nostro governo, quello che diceva Thomas Kram era tutto vero. E siccome date e orari non tornavano, ecco che il governo sistemava le discrepanze. Kram, costituitosi in Germania dopo 26 anni di latitanza (iniziata, guarda caso, proprio il 2 agosto 1980) nell'intervista si giustificava dicendo di essere stato sì a Bologna, ma di aver notato, appena uscito dall'albergo, una certa confusione, e di aver preferito quindi non andare in stazione, ma andare in taxi a prendere una corriera per andare a Milano da una sua amica. I blogger hanno però scoperto che dal suo albergo era impossibile vedere la stazione ferroviaria, e poi la stazione delle corriere era proprio accanto a quella ferroviaria. Quanto alla supposta amica milanese di Kram, interrogata dalla Digos, ha smentito categoricamente di aver visto il tedesco in quei giorni.
A questo punto il sottosegretario Scotti, in palese difficoltà, replicava che le informazioni del governo provenivano direttamente dalla procura di Bologna, e che quindi eventuali imprecisioni andavano addebitate a loro. Ma aggiungeva, involontariamente, un dato clamoroso: «Il fascicolo relativo a Thomas Kram venne distrutto nel 1997 in seguito all'entrata in vigore dell'Accordo di Schengen», perché Kram a quel punto era solo un cittadino tedesco che aveva diritto alla sua privacy. Kram, però, non era un cittadino tedesco qualsiasi essendo ricercato nel mondo per una serie di attentati.
Lettera ai tedeschi
La storia «italiana» di Kram era iniziata nel 2003 quando il magistrato Lorenzo Matassa, consulente della commissione Mitrokin, assieme ad un altro consulente, Gian Paolo Pelizzaro, arrivano in ritardo ad un appuntamento per consultare gli archivi della polizia a Bologna. In questura i consulenti trovano solo il piantone che, preso alla sprovvista, li accompagna negli archivi lasciandoli liberi di guardarsi attorno. I due notano una cartella intitolata «T Kram». Il nome non era del tutto nuovo, visto che il giudice istruttore francese Jean-Louis Bruguière lo aveva inserito tra i costitutori di un gruppo terrorista filopalestinese facente capo a Carlos lo sciacallo. Aperta la cartella, vi trovarono dentro una lettera firmata dall'allora capo della Polizia Gianni De Gennaro, datata 8 marzo 2001, indirizzata alla magistratura tedesca. Su Thomas Kram, De Gennaro scriveva: «Risulta essere arrivato a Bologna l'1 agosto 1980, aver preso alloggio presso l'Albergo Centrale, stanza 21, ed essere ripartito il 2 agosto». De Gennaro stabiliva che la copia venisse trasmessa anche alla Procura di Bologna, per verificare eventuali collegamenti con la strage. Nella risposta ai colleghi tedeschi, elencava una serie di segnalazioni provenienti dalla Germania tra il 1979 e il 1980 perché gli italiani «tenessero d'occhio» quel Thomas Kram, portaordini del terrorismo filopalestinese. E De Gennaro aggiungeva che Thomas Kram era stato individuato al momento del suo ingresso in Italia via treno il 31 luglio 1980, pedinato, fermato, perquisito e rilasciato.
Compagno a Bologna
Un dettaglio singolare perché proprio di un «compagno» aveva parlato pochi mesi prima Carlos in una intervista rilasciata dal carcere francese. «Un nostro compagno si accorse di essere pedinato, uscì dalla stazione di Bologna di corsa, e pochi istanti dopo ci fu l'esplosione». Carlos e De Gennaro dicevano la stessa cosa: quel giorno, a Bologna, alla stazione, c'era un «compagno». E infine. Anziché accanirsi ossessivamente sui «fascisti» Mambro e Fioravanti la procura di Bologna forse avrebbe potuto scandagliare di più sul fronte arabo anche perché, Kram a parte, tre settimane prima del 2 agosto 1980 l'allora prefetto Gaspare De Francisci, capo dell'Antiterrorismo lancia l'allarme sulle possibili ritorsioni ai danni dell'Italia da parte del Fronte popolare di liberazione della Palestina (Fplp) che faceva pressioni per ottenere la liberazione di Abu Anzeh Saleh, rappresentante del Fronte in Italia detenuto nel carcere di Trani. Contestualmente la magistratura francese scopre, fra le carte di Mourkabal Michel Walib, braccio destro di Carlos, un indirizzo di Bologna («via S.Pio V 13, secondo piano a sinistra») e una parola d'ordine per accedere in un appartamento con granate, dinamite, detonatori, congegni a tempo. A quell'indirizzo corrisponde proprio il covo bolognese di Abu Saleh. Ce n'era abbastanza per indagare anche sul fronte arabo. Ma la strage doveva essere fascista, e fascista è passata in giudicato.
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