Giovanardi: «Udc da sola? Tradimento»

L’ex ministro lancia la sfida interna: pronto a candidarmi segretario

da Milano

«Chi ha votato Udc lo ha fatto perché vuole stare nel centrodestra. Andare da soli significa tradire i nostri elettori, una terza forza fuori dal centrodestra non esiste». Carlo Giovanardi parla a Legnago (Verona) in un incontro sulle “Prospettive per l’Udc” di fronte a 400 persone, militanti e rappresentanti del partito, che seguono l’ex ministro nella fronda interna contro le aspirazioni soliste di Casini. Una corrente che non si sente affatto minoritaria e che arriverà al congresso di marzo con una mozione per spianare la strada a un nuovo segretario, alternativo ai casiniani di Cesa.
Onorevole, si candiderà lei come leader di una Udc fedele alla Cdl?
«Certo, se in queste settimane non emergerà con chiarezza la linea dell’appartenenza alla coalizione mi presenterò come candidato alla segreteria. L’alleanza è un valore da difendere, non qualcosa da demolire».
Ma la base del partito è con voi o con Pier Ferdinando Casini?
«I nostri elettori hanno votato l’Udc perché fa parte di uno schieramento alternativo alla sinistra. So che è difficile andare d’accordo con An e Lega, ma c’è una grande omogeneità nella base elettorale del centrodestra. Per questo una larga parte è assolutamente contraria alle posizioni di Tabacci e Casini».
Ed è per questo che gli ultimi sondaggi dell’Udc sono in caduta?
«È fuor di dubbio che nel nostro elettorato ci sia uno sconcerto per le posizioni assunte negli ultimi mesi, una situazione di grande perplessità che dobbiamo superare al più presto».
Ma lei crede al partito unico del centrodestra?
«L’idea del partito unico non mi piace, fin dal nome. Preferisco pensare a un grande partito democratico che sia la sezione italiana del Partito popolare europeo, come Aznar in Spagna».
E chi deve essere il leader di questa grande forza di centrodestra in Italia?
«Il problema della leadership è assolutamente importante, non è affatto vero che sia qualcosa che non ci riguarda direttamente, che l’Udc non è interessato alla leadership, come dice Casini. Ma deve essere la base del centrodestra a decidere. Sarà leader chi sarà capace di conquistare il cuore e la mente di quel 50% di italiani che ha votato per il centrodestra».
Casini può essere quel leader?
«Casini può farlo, ma se aspira a questo deve essere capace di interpretare le opinioni, i sogni e le passioni dell’elettorato di centrodestra. Scegliere di andare a Palermo invece che a Roma (il 2 dicembre scorso alla manifestazione del Polo, ndr), davanti a una piazza di 2 milioni di persone della Cdl, non va certo in questa direzione».
Ma c’è davvero il progetto di una nuova Dc tra la Margherita e una Udc fuoriuscita dalla Cdl?
«Non direi. Non ho visto mai uno della Margherita dire “usciamo dalla sinistra, mettiamo in discussione le alleanze fatte con l’ala estrema”. E nemmeno l’Italia di Mezzo di Follini ci riesce».
Il partito di Follini nei sondaggi conquista lo 0,1%...
«Perché non c’è nella testa delle persone, una forza di mezzo non è nella testa degli elettori che sono invece per il bipolarismo».
Vuol dire che anche l’Udc da sola potrebbe avere quelle percentuali da zerovirgola?
«Può darsi. Ma anche se prendesse il 14% non si andrebbe da nessun parte. L’elettorato ci chiede: state a destra o a sinistra? Chi vuole andare a sinistra lo ha già fatto, noi rimaniamo nel centrodestra».

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