GISÈLE FREUND Pioniera del fotogiornalismo

Alla galleria Sozzani gli scatti «rubati» a personaggi come Evita Peron, Joyce, Matisse Frida Kahlo, la Duras...

James Joyce è accomodato su una poltrona di pelle nera. A ridosso di un muro di libri. La sua faccia è vagamente imbronciata, assorta, lo sguardo tuffato dentro a una lente d'ingrandimento mentre osserva alcuni documenti che ha tra le mani. Sembrano appunti. E lui sembra Sherlock Holmes. Colto in un momento privato, come è nello stile dell'autrice di questo scatto storico. Lei è Gisèle Freund, apprezzata ritrattista di origine tedesca e nazionalizzata francese che iniziò la sua carriera nei primi anni Trenta, alla quale ora la Galleria Carla Sozzani di corso Como dedica una retrospettiva. Mostra, questa, che sancisce due diverse celebrazioni: i quarant'anni di attività dell'agenzia milanese Grazia Neri (che in Italia rappresenta la Freund in esclusiva), e il centenario della nascita di questa artista che è considerata una delle pioniere del fotogiornalismo al femminile. Sono esposti i suoi migliori ritratti a scrittori, intellettuali, pittori e poeti, «rubati» in istanti di intimità e durante qualche avvenimento pubblico. C'è André Malraux in mezzo al vento, coi capelli e l'impermeabile scompigliati e con un mozzicone di sigaretta tra le labbra, o Jean Cocteau seduto accanto a una statua in un divertente contrasto tra le due capigliature. C'è la Peron che firma documenti con una lunga piuma chiara sul cappello e Susan Sontag nel suo studio pieno di volumi e materiale. E poi Walter Benjamin o Virginia Woolf, Henri Matisse o Simone de Beauvoir, Marguerite Duras o André Gide, Frida Kahlo o Tristan Tzara. L'esposizione copre un lasso temporale di oltre mezzo secolo, spiegando attraverso le immagini tutto il percorso professionale di questa fotografa dallo spirito avventuroso e dallo sguardo sentimentale sul mondo e sulle cose. Obiettivo sensibile e acuto, il suo, che venne influenzato dalle frequentazioni, dai molti incontri a ogni livello culturale, dai numerosi luoghi nei quali visse e viaggiò.
Nata a Berlino nel 1908 da una famiglia ebrea alto-borghese, fu sempre attratta dalla letteratura. Durante la guerra fu esule in Argentina, dove si dedicò al reportage. Visitò e fotografò la Patagonia, poi il Cile, il Perù, la Bolivia, il Brasile, l’Ecuador e il Messico. Furono numerose le sue mostre in tutta l’Europa. Scomparve a Parigi nel 2000. Così scrisse la Freund a proposito della sua voluminosa e importante produzione fotografica: «Non ho mai preteso di fare un'opera d'arte né di inventare nuovi linguaggi, ma ho voluto rendere visibile quel che mi stava a cuore: l'essere umano, le sue gioie, le sue pene, le sue speranze, le sue angosce con un linguaggio accessibile a tutti». Poche parole, che spiegano il valore che attribuiva al suo lavoro. Il linguaggio con il quale sapeva esprimersi le consentiva di catturare la personalità dei soggetti, raccontando la loro sfera più intima, le storie, i gesti e i luoghi che lei stessa aveva vissuto.
Gisèle Freund. Ritratti d’autore
a cura di Elisabeth Perolini e Grazia Neri
Fino al 24 febbraio
Info 02-653531