Il giudice dà ragione ai coltivatori: gli orti sono loro

In termini tecnici, la sentenza depositata il 16 dicembre scorso dalla quarta sezione del Tribunale Civile di Milano ha riconosciuto l’usucapione degli Orti di via Rizzoli a sette persone su quindici. In termini pratici ciò significa che la metà dei pensionati che dal 1970 occupano e coltivano quella porzione di terra e che hanno avviato sette anni fa un’azione legale, ne è diventata legittima proprietaria, vincendo la causa contro il Comune e l’Inps. «Una bella vittoria dal punto di vista del principio - ammette l’avvocato Maurizio Carretta, rappresentante legale degli ortisti -. L’utilizzo di quei terreni ha anche una funzione sociale. I sette signori ora devono solo trascrivere al catasto il loro titolo di proprietà». Tutto inizia nel 1968/69 quando un gruppo di anziani bonifica e coltiva l’area di sterpi, prima di proprietà dell’Atm, poi dell’Inps e infine del Comune. Si tratta di un triangolo di terra con tre confini: in alto il fiume Lambro, a destra i muri del palazzo Rizzoli e in basso la stessa via Rizzoli. Una superficie suddivisa in un centinaio di appezzamenti, dal più piccolo di 100 metri quadrati al più grande di mille. Nel 1994 il Comune sollecita la restituzione dell’area all’Inps come indennizzo di oneri di urbanizzazione ed è allora che l’Istituto Nazionale di Previdenza avvia il primo tentativo di sfratto agli ortisti. Nel 2001, gli anziani formano un comitato di quaranta persone, e a proprie spese iniziano la causa. «Ne abbiamo individuati una quindicina che avessero i requisiti per poter andare in Tribunale e che fossero lì almeno dal 1970 - continua Carretta - dimostrando di avere un possesso ventennale degli orti, ininterrotto e pacifico». Per gli immobili, l’usucapione scatta dopo vent’anni, ricorda l’avvocato. A poco sono valse le difese del Comune per il quale l’area era destinata ad altre attività, aggiunge il legale: «Le loro posizioni sono state disattese. È però probabile che facciano appello vista la gravità della sentenza». L’obiettivo degli ortisti era evitare le ruspe e rimanere lì. Oggi, all’interno di quell’area, ci sono sette appezzamenti a macchia di leopardo di proprietà e non sarà facile per il Comune liberarla». «È una cosa senza precedenti - commenta Vito Basilico, il presidente del Comitato degli Orti -. Il giudice è arrivato ad una soluzione perfetta. Quei terreni sono umanamente vivi con attività di svago per noi pensionati».