Giustizia, intesa nel Pdl: processi brevi Ma Fini fa infuriare Berlusconi: è gelo

Faccia a faccia burrascoso tra i due leader del Pdl (<strong><a href="/interni/quel_faccia_faccia_burrascoso_e_pdl_rilancia_sullimmunita/11-11-2009/articolo-id=398027-page=0-comments=1" target="_blank">il retroscena</a></strong>): intesa raggiunta sull'accorciamento dei tempi dei processi, presto un ddl. Ma il presidente della Camera mette il veto sulla prescrizione breve. Il premier laconico: &quot;E' andata bene&quot;. Bersani apre: &quot;Sì alla riforma, no alla cancellazione dei processi&quot;. E l'Anm: &quot;Serve un intervento organico&quot;

Roma - L'atteso vertice tra Berlusconi e Fini è durato poco più di due ore. Si è parlato di molte cose anche se il tema più scottante, come noto, era la riforma della giustizia. Dopo il faccia a faccia Berlusconi si è limitato a dire: "E' andata bene". Il presidente della Camera ha aggiunto altri particolari, in un'intervista concessa al direttore di SkyTg24, Emilio Carelli. In particolare Fini ha detto che la prescrizione breve "non è praticabile, perché danneggerebbe i cittadini". Nessuna reazione ufficiale, invece, da parte di Berlusconi. Il premier avrebbe giudicato un passo avanti l’accordo raggiunto per una riduzione dei tempi dei processi.

Disegno di legge Un’intesa sul processo breve ma non sulla prescrizione e sui reati tributari. Il faccia a faccia tra Berlusconi e Fini fa registrare un primo importante passo avanti. Tra i due leader non c'è intesa su tutto ma è confermata la comune volontà di garantire tempi certi nello svolgimento dei processi. "Nei prossimi giorni - spiega Fini - sarà presentato un disegno di legge di iniziativa parlamentare, quindi senza nessun intervento diretto del governo, per garantire che i tre gradi di giudizio si svolgano in tempi certi, unicamente per gli incensurati, in un tempo massimo di sei anni per arrivare al terzo grado di giudizio".

Niente prescrizione breve Il presidente della Camera ha poi voluto chiarire che "quella che viene impropriamente chiamata prescrizione breve è un’ipotesi considerata impraticabile da me e Berlusconi, perché danneggerebbe i cittadini". Fini ha escluso anche l’ipotesi di un emendamento sui processi tributari: "Non mi risulta ci siano iniziative di questo genere".

Immunità parlamentare Riprende corpo, invece, la reintroduzione dell’immunità parlamentare. Una prospettiva, dice ancora Fini, che "non deve destare scandalo", essendo riconosciute le garanzie del vecchio articolo 68 della Costituzione nel parlamento europeo. Certo, ricorda l’ex leader di An "l’immunità non deve essere impunità: si tratta di garantire per il potere legislativo la possibilità che la Costituzione definisce di agire in piena autonomia senza per questo limitare il diritto del potere giudiziario di indagare".

Regionali Dopo il faccia a faccia - durante il quale si affronta anche il capitolo regionali rinviandone la definizione al prossimo vertice a tre con Umberto Bossi - il premier rientra a Palazzo Chigi con Gianni Letta e cancella l’appuntamento pubblico della tarda mattinata a Milano. Fini si chiude invece nel suo studio con Ignazio La Russa, Giulia Bongiorno e Italo Bocchino. Entrambi i co-fondatori del Pdl tirano le somme, dopo la sfiorata rottura e la faticosa ricerca di una via d’uscita, di una necessaria compattezza da esibire all’esterno.

Durata dei processi Tempi e modi di presentazione del ddl sul processo in sei anni, annunciato con enfasi da Fini, in realtà sono tutti da definire e c’è chi dal Senato - dove il provvedimento dovrebbe essere incardinato - invita alla cautela sulla rapidità della quale il presidente della Camera si dice certo. "È una questione innegabile, che la durata media dei processi in Italia è troppo lunga - dice Fini ancora a Sky - passano anni e anni per arrivare al terzo grado di giudizio, con lesione del sacrosanto diritto costituzionale dei cittadini di vedersi garantita la giustizia. Che in Italia i processi durino troppo è un problema ben presente in sede europea".

Più risorse a disposizione Fini e Berlusconi sono dunque "concordi nel dire che il primo dovere del governo è mettere a disposizione cospicue risorse finanziarie" per ridurre il "forte disagio dei tribunali". E Berlusconi - riferisce il presidente della Camera - "ha garantito che in Finanziaria ci saranno stanziamenti per mettere in condizione il sistema giustizia di funzionare". I margini dell’intesa sono questi, al termine del lungo confronto che ha portato all’unico compromesso al momento possibile.

Bersani: "Sì alla riforma" "Se vogliono migliorare il servizio giustizia siamo qua a dire sì, se vogliono cancellare i processi in corso siamo qua a dire no". Così Pier Luigi Bersani, segretario Pd, risponde ai giornalisti a Montecitorio sul tema delle riforme della giustizia.  

Anm: "Intervento organico" L’Associazione nazionale magistrati ribadisce la necessità di interventi sulla giustizia di "carattere organico e sistematico", e non di interventi che" rischiano di avere un impatto negativo sul processo", ha commentato il presidente dell’Anm Luca Palamara, facendo sapere che "resterà in attesa di conoscere le indicazioni che saranno contenute nei testi". Domani la Giunta dell’Anm si riunirà, infatti, per il consueto incontro settimanale e, nel tardo pomeriggio, una delegazione dei vertici del sindacato delle toghe parteciperà, come già annunciato nei giorni scorsi, a una riunione della Consulta giustizia del Pdl.