Giustizia: rinviati ogni giorno 7 processi su 10

L'Eurispes e l'Unione delle Camere penali fotografano la situazione della giustizia penale. La maggior parte dei rinvii causato dall'omessa citazione dei testi e da errori. Al Sud il record

Roma - La giustizia italiana da riformare, processi con imputati condannati nel 60% dei casi ma un dato percentuale preoccupante di rinvii delle udienze perché i testi dell’accusa non si presentano, anche quando sono rappresentanti della polizia giudiziaria: così, in generale, il 76,1% dei procedimenti ogni giorno non si celebra per un qualche motivo.

È un quadro a tinte fosche quello che restituisce l’indagine svolta dall’Eurispes in collaborazione con l’Unione camere penali. Dove i magistrati, sia giudici che pm, sono chiamati in qualche modo a rispondere delle inadempienze della "macchina". Il tema era già stato sviluppato lo scorso anno, ma soltanto nella Capitale, e grazie alla collaborazione della Camera penale romana. Oggi l’osservazione svolta riguarda 12.918 schede, ognuna delle quali corrisponde ad un processo penale monitorato. Si va in ordine alfabetico, da Ancona a Venezia, passando per Bari, Bologna, Brescia, Cagliari, Catania, Catanzaro, Firenze, Lucca, Macerata, Melfi, Milano, Modena, Modica, Monza, Napoli, Padova, Palermo, Parma, Piacenza, Roma, Salerno, Sassari, Torino, Trani, Trieste, Varese. Le proporzioni tra udienze collegiali (8%) e monocratiche (92%) monitorate sono sostanzialmente rispettose del rapporto percentuale tra processi monocratici e collegiali quotidianamente celebrati in Italia - si spiega - Dalla rilevazione è emerso, come dato generale, che la durata media della trattazione di un processo in udienza è di 18 minuti per i processi celebrati dinanzi al giudice monocratico (a Roma si arriva a 12,51 minuti) e di 52 minuti per quelli celebrati dinanzi al collegio (32 nella Capitale).

Perché si rinviano ogni giorno 7 processi su dieci? L’analisi delle ragioni di rinvio dei processi (69,3% sul totale) distingue tra cause di rinvio di carattere generale, che riguardano la totalità dei processi monitorati, e cause di rinvio proprie dell'istruttoria dibattimentale, che rilevano ciò che accade oltre la fase preliminare della udienza, quando tutto è pronto per lo svolgimento (parziale o conclusivo) della istruttoria dibattimentale (esame testi e consulenti, svolgimento di perizie ed esperimenti giudiziali, esame dell’imputato e delle parti offese, confronti).

Il legittimo impedimento dell’imputato determina il rinvio del 2,6% dei processi. Non di molto superiore (5%) la percentuale dei rinvii dovuti al legittimo impedimento del difensore. I rinvii «per esigenze difensive», che non derivano da norme processuali che li legittimino e li impongano al giudice, quanto piuttosto determinati da necessità processuali contingenti, rappresentano il 6,6% del totale. Significativamente alta invece la percentuale dei processi rinviati per problemi tecnico-logistici, 6,8% (si tratta di ragioni quali, ad esempio: indisponibilità dell’aula, indisponibilità del trascrittore, assenza dell’interprete di lingua straniera, ma anche, con frequenza tutt’altro che marginale, per mancanza del fascicolo del pm e, in alcuni casi, del fascicolo del dibattimento).

Omessa citazione dei testi Ben il 9,2% dei processi fissati per la istruttoria dibattimentale vengono rinviati ad altra udienza senza lo svolgimento di alcuna attività per omessa citazione dei testi del pm. Ancora più elevato è il numero delle udienze che vanno a vuoto, e devono essere rinviate, per assenza dei testi citati dal pubblico ministero, che ammontano al numero davvero del 39,2% delle udienze fissate per la trattazione istruttoria. Del tutto irrilevante, invece, la percentuale enorme di processi rinviati per omessa citazione dei testi della difesa (0,5%), mentre è comunque contenuta quella dei rinvii per assenza dei testi citati dalla difesa (5,1%).

Al Sud record di rinvii Analizzando poi il dato complessivo del rapporto tra udienze che si concludono con sentenza ed udienze che si concludono con un rinvio, non sorprende che il Sud sfiori la media dell’80% dei rinvii, mentre il Nord-Ovest (62,9%) e il Nord-Est (60,5%) si assestino sulla percentuale di circa il 60% o di poco superiore. Anche al Centro si registra un dato considerevole (70,5%). Per quanto riguarda le ragioni dei rinvii, si registrano indicatori «a macchia di leopardo» in tutte le aree geografiche considerate. Così, la assenza del giudice titolare è una causa marginale di rinvii nel Nord-Ovest (3,8%; che ha però la percentuale più alta, rispetto alle altre aree geografiche, nei rinvii per Precarietà del Collegio), mentre è clamorosamente rilevante al Sud (29,1%); ma colpisce che i valori di tale voce siano nel Nord-Est nettamente superiori (10,1%) rispetto a quelli del Centro (7,5%) e delle Isole (6,8%). I rinvii per omessa o irregolare notifica all’imputato è guadagnata a sorpresa dal Nord-Ovest: 12,6% contro il 10% del Sud, il 9,8% delle Isole, il 7,5% del Nord-Est e il 5,9% dei tribunali del Centro Italia. La tematica dellegittimo impedimento dell’imputato e del difensore registra invece una sostanziale omogeneità nazionale, con qualche prevedibile picco, quanto al difensore, al Sud e nelle Isole, per la verosimile incidenza su tale questione dei grandi processi di criminalità organizzata, che rendono naturalmente più «ingessata» la disponibilità professionale del difensore.
Per quel che riguarda le ragioni di rinvio proprie della istruttoria dibattimentale, il tema delle notificazioni dei testimoni coinvolge direttamente la efficacia degli Uffici del Pubblico ministero, con picchi critici al Centro (13,1%) ed al Nord-Est (11,8%) il quale, subito dopo il Sud (56,7%), si distingue per la inefficacia della intimazione testimoniale del PM. Infatti nel 51% dei casi i testimoni, pur regolarmente citati dal Pm, non compaiono. Questo avviene «solo» nel 18,5% dei casi nelle Isole che invece si distinguono per l’elevata percentuale dei rinvii per prosecuzione istruttoria (55,5%).