Per un gol dell’Inter baciò anche Moratti

Tifoso nerazzurro: va a S.Siro con la sciarpa È stato quattro anni nel CdA della società

Stefano Zurlo

da Milano

Terra e acqua. Lo stadio Meazza e il mare da cartolina della Maddalena. Nel chilometrico curriculum di Guido Rossi c’è anche un capitolo sport. C’è il tifoso, sfegatato, dell’Inter. E c’è il nuotatore consumato che inforca gli occhialini, s’immerge in acqua e nuota in perfetta solitudine per un’ora filata.
A San Siro il professor Guido Rossi era di casa fino a un paio d’anni fa, quando ha diradato la presenza per dedicare i week end allo studio e alla scrittura in campagna. «In tribuna - racconta Milly Moratti - è un uomo passionale, tutt’altro che compassato. Ricordo un gol importante dell’Inter e ho in mente la sua reazione: si alzò e baciò e abbracciò mio marito Massimo. Rimasi colpita da quella reazione istintiva. Ma l’uomo è fatto così: un grande impasto di razionalità e umanità che calamita simpatia».
Il Guido Rossi supporter dell’Inter, con regolamentare sciarpa nerazzurra, convive senza conflitti d’interesse con il fine professore di diritto: Rossi è stato nel consiglio d’amministrazione del club di via Durini dal ’95 al ’99, nella prima fase dell’era Moratti. Quasi a dare una garanzia di serietà e trasparenza all’avventura del petroliere Moratti nel mondo del pallone.
Il suo nome è rimbalzato poi sui giornali a proposito di pareri e consigli tecnici dati nella veste di superconsulente: ha seguito per un certo periodo il contratto di Ronaldo; ha guidato - ed è storia, storia breve di soli quattro mesi fa - il fronte degli esperti schierati da Inter, Milan e Fiorentina nella guerra per i diritti televisivi scatenata dai Della Valle e dal consorzio Calcio Italia. Una vicenda che oggi, con tutti gli sconvolgimenti avvenuti a bordo campo, appare preistoria.
Ma Rossi non si limita a intrecciare calcio e codici sugli spalti del Meazza. C’è un altro Rossi che a 75 anni suonati continua ad avere con l’acqua un rapporto familiare, quasi fraterno. Questa parte del personaggio è più visibile d’estate quando il professore si trasferisce nella sua villa circolare alla Maddalena. Qui la vita mondana è ridotta al minimo: il professore predilige i grandi spazi marini. Costume e occhialini, bracciate su bracciate. Un’ora al mattino e un’ora al pomeriggio. Senza compagnie e, tantomeno, scorte.
Qualche volta, il neocommissario del calcio italiano si esercita in piscina, ma per nessuna ragione al mondo rinuncia all’acqua. Intesa come specchio della libertà. Naturalmente, nel portafoglio del professore c’è anche una barca a motore, Turandot, nome che marca un’altra passione irrefrenabile del multiforme studioso. Turandot, in ogni caso, non è parente di certe imbarcazioni faraoniche e appariscenti che solcano i nostri mari e non è certo un simbolo da ostentare come gli yacht dei nuovi ricchi alla Vanzina. Semplicemente è un altro modo per abbracciare il mare.
Del resto anche se le biografie dimenticano il dettaglio, la dimestichezza del personaggio con l’acqua è antica. Da giovane, Rossi praticava la pallanuoto. E lo faceva da par suo, non a livello amatoriale ma agonistico. Con la necessaria dose di furore e quel granello di follia che non guasta. In linea con buona parte delle innumerevoli cose portate a termine nel corso di una vita ricchissima di obiettivi centrati e traguardi tagliati. «Se si va a sfogliare qualche vecchio almanacco - rivela Milly Moratti - si scoprirà che Guido Rossi è stato anche nazionale di pallanuoto». Ora proverà a far rotolare il pallone in campo. Da Roma