Goldoni più Molière Ecco la risata che ci seppellirà

La "Trilogia" con Servillo al Piccolo, la "Scuola delle mogli" al Parenti. Le sale milanesi riscoprono la commedia dell’arte

Quanto erano moderni Molière e Goldoni! L'irrisione della meschinità del potere, lo sguardo impietoso sui vezzi della nascente borghesia, la capacità di intuire gli stravolgimenti delle dinamiche affettive che, tra il Seicento e il Settecento, si stavano già prefigurando (nelle loro commedie, in fondo, il «sesso debole» è sempre quello maschile), ne fanno tuttora modelli insuperati di critica del costume, dei fustigatori di convenzioni sociali che risultano di stretta attualità. Non sorprende quindi che, in questi giorni, i teatri milanesi offrano parecchie occasioni di assistere ai loro capolavori, ovviamente riletti secondo le più svariate ipotesi registiche, rese possibili dalla grande versatilità dei testi.
Di Molière, il Parenti propone fino a domenica 21 una spassosa ma larvatamente conturbante «Scuola delle mogli» firmata da Valter Malosti. Tra i registi più apprezzati e premiati dalla critica degli ultimi anni, Malosti in questo spettacolo alterna però soluzioni ingegnose a trovate di una banalità sconfortante (soprattutto nell'imperdonabile finale), che intaccano il valore complessivo dell'allestimento. Oggi invece al Piccolo Strehler ci sarà l'atteso debutto del «Misantropo», diretto da Massimo Castri e interpretato da Massimo Popolizio (repliche fino 12 dicembre).
Per quanto riguarda Goldoni, fino al 28 novembre il San Babila propone «Il burbero benefico» con la regia di Matteo Tarasco. La scorsa settimana, inoltre, abbiamo potuto assistere a due diverse e quasi opposte versioni di un altro classico per eccellenza, la «Locandiera: solenne e tormentata quella di Pietro Carriglio al Piccolo Strehler, molto più essenziale, ariosa ed estremamente godibile quella di Jurij Ferrini al Litta, immaginata come uno «spettacolo aperto», cioè come un work in progress sul testo, al fine di evidenziarne la sua vitale spregiudicatezza.
Da oggi a domenica 12 dicembre il Piccolo Grassi ospiterà infine «La trilogia della villeggiatura», con la regia di Toni Servillo: uno spettacolo di rara bellezza, già proposto dal Piccolo nelle scorse stagioni, che forse più degli altri mette in luce grandezza e modernità di Goldoni. Merito soprattutto di Servillo che, in veste di regista e interprete di queste tre commedie assemblate in un'unica e fluida messinscena, instaura un clima straordinariamente poetico e malinconico, in cui anche l'amarezza e il sarcasmo si rivestono di un'anomala eleganza. Nella Trilogia (reduce da una lunga tournée che ha toccato tra l'altro New York, Parigi, Istanbul, San Pietroburgo, totalizzando circa 350 recite) il mondo piccolo della borghesia settecentesca, pervaso da smanie di avanzamento sociale e da un'ipocrisia contagiosa, diventa la metafora di una società al crepuscolo in cui l'indolenza, la pavidità esistenziale, il bisogno di facili conferme hanno la meglio sul desiderio di felicità. Al fianco di Servillo (in scena nella parte di Federico, il tessitore dei molti inganni di cui è composta la trama), un gruppo di bravissimi attori, soprattutto i più giovani, capaci rendere il lento avvizzire dei sentimenti che accompagna la Villeggiatura.