Grande Fratello fiscale

Luigi Einaudi era un signore colto e nel 1938 la definiva «satiriasi tributaria» e diceva che molti politici dottrinari ne erano afflitti. L’attrazione morbosa alla tassazione perfetta e «giusta» che cagiona più danni dei benefici che si propone.
L’impalcatura fiscale che si sta costruendo ogni giorno che passa denuncia le sue mostruosità. È toccato ai soci del Rotary, domani a quelli del Tennis e dopodomani a quelli del backgammon. I circoli dei filatelici non sono da escludere. Per le professioni il gioco è già fatto: autonomi da una parte, dipendenti dall’altra. Tutti sotto la lente fiscale per la propria appartenenza, per il proprio milieu, per le proprie caratteristiche formali: un’eugenetica delle imposte. Sei socio del Rotary? Hai molti soldi (sic) e dunque sei un potenziale evasore.
Non parliamo di quei pazzi che si avventurino a comprare e intestarsi personalmente un’autovettura di grossa cilindrata. L’idea razzista e dunque insopportabile è che la partecipazione a un club, a un’associazione di qualche tipo, a un contesto sociale possa essere indice di una possibile attitudine all’evasione. A parte il fatto che associare la partecipazione a un Rotary a una presunta capacità contributiva è patetico e dà la misura di quanto fuori obiettivo riesca a cadere il pregiudizio di chi ci governa e gestisce. A parte questo, dicevamo, ci troviamo come la moglie di quel personaggio di Verdone che si chiudeva in bagno e in stretto accento torinese urlava: «Non ce la faccio più». Non ce la facciamo più ad essere inseguiti dalle Finanza nelle nostre imprese, non ce la facciamo più a vedere i nostri conti correnti bancari archiviati in una banca dati centrale e a disposizione dei politici, non ce la facciamo più ad avere uno Stato occhiuto e permaloso che ci classifica solo in funzione di quanto fiscalmente valiamo.
La caccia alla strega che evade viene fatta seguendo un principio sbagliato ab origine: si aumentano i controlli e si alzano le imposte. Con il risultato fantastico di far pagare maggiormente chi già contribuisce. L’evasore, in termini generali, è un essere umano razionale. Evade non per spirito antisociale, ma per convenienza. E questa ultima aumenta all’aumentare del costo dell’imposta. Certo i controlli rendono più onerosi anche i costi delle operazioni fatte per occultare i redditi al fisco. Ma l’equilibrio tra questi due fattori è molto labile: se partecipare ad un Rotary è un indice di capacità contributiva, il costo di non farvi più parte è sopportabile. Se l’aliquota fiscale sui redditi più alti arriva al 50 per cento, il costo per pagarsi un consulente e costruirsi un’impalcatura elusiva è conveniente. La via per la riduzione dell’evasione è scritta e stranota: ridurre piuttosto le aliquote fiscali, rendere dunque comparativamente meno convenienti i costi dell’evasione e aumentare il livello di risorse detenute e fatte fruttare privatamente dai singoli contribuenti. È così difficile?