Il Grande Fratello alla Scala L’opera di Maazel per la pace

Muti porta le sue legioni nei luoghi più minacciati del medioriente, Barenboim dirige a Ramallah, Maazel non si ferma davanti al poster dall'aeroporto di Pyongyang, Corea del Nord, che ostenta un braccio enorme nell'atto di schiacciare nel fango un americano piccolo piccolo. Lo fanno per la pace. Ciascuno a suo modo. Il modo di Maazel parrebbe il desiderio di aprire spiragli nell'impossibile del totalitarismo. Tra uno spiraglio e l'altro il celebre direttore, affascinante nei suoi settantotto, famoso, fortunato, bravo, amato (più donne e figli lui di uno sceicco), pensa di scrivere la sua prima opera ai 75 suonati, e quindi, in assenza di meglio, di prodursela da sè.
Il 3 maggio 2005 va in scena a Londra, a cura della Big Brother Productions, 1984. Un lavoro mastodontico e stilisticamente contaminato che il regista Lepage rende unico per tecnologia, spazialità, ricchezza strutturale e fantasia. Basti quell'interno d'orologio che accoglie il coro maoista e i suoi slogan. L'dea di un'opera dal romanzo fantascientifico di Orwell piace al direttore-compositore perché attuale, teatrale, naturale amplificazione delle idee partorite dal suo vulcanico cervello. Il linguaggio è moderno, anzi un mix di lessici contemporanei, ma situazioni e personaggi riconducono spesso al repertorio operistico. A prescindere dall'utilizzo del Leitmotiv, più di 60, la protagonista Julia è infatti un specie di Mimì, l'istruttrice di ginnastica (figura onnipresente nella tv e nei regimi che utilizzano l'antico "mens sana in corpore sano") una Regina della notte. Il capo della psicopolizia il Grande Inquisitore, le scene di massa l'auto da fé del Don Carlos. Quanto all'argomento Maazel si guarda attorno. Si vede circondato da telecamere e bombardato da messaggi massmediali. Il tema dell'occhio che ti osserva e perseguita fino alla totale resa della coscienza e della libertà di pensiero affascina anche lui. È vero, i nemici di Orwell, nazismo e comunismo, non ci sono più. Ma l'assenza di un nemico tangibile rende la situazione ancora più insidiosa. Il controllo è invisibile, il plagio inconsapevole. La trama, ripresa dal parossistico libretto a due mani di MacClatchy e Thomas Meehan (Maazel ne studia per settimane le parole) segue la fonte letteraria. I protagonisti restano Winston Smith (Winston come Churchill e Smith come tutti) e Julia. Il lavoro di lui è quello di manipolare gli scritti in modo da allinearli con ukase e previsioni del partito unico dominato dal Grande Fratello. I due si amano (proibito, e poi lui è sessualmente in difficoltà), cercano protezione nella Confraternita che non sanno controllata dal raffinato e insospettabile O'Brien, capo dello psicopolizia. Quella che pratica bipensiero e neolingua, e punisce lo psicoreato. La punizione per lui è un lavaggio del cervello che ne annulla la personalità. Julia è tradita.
Nella produzione noleggiata dalla Scala dove la prima è prevista venerdì, gli atti, 2 a Londra, diventano 3. Uno per la coralità, uno per l'amore, uno per la ferocia. Il carosello di donne no-sex, bambini prolet, gente impiccata, ridda di ratti, cori da pub, giovani nazi e inni nazionali dell'Oceania finisce malissimo. Maazel non lascia speranza. Ma incarica Gaston Fournier, consulente artistico del teatro (esplosione di simpatia, comunicativa, cultura, competenza) di dirci che tanto orrore è fatto apposta per scuotere il pubblico. Adesso che la verità gli è rivelata persino dalle tavole di una scena lirica, si difenda con la cultura e con l'arte. Sul podio un imperterrito Lorin Maazel. A Londra infatti, sebbene osannato dal pubblico, 1984 è stato massacrato dalla critica. Ma domani è un altro giorno.
1984
Teatro alla Scala
Da domani al 17 maggio
Informazioni 0272003744