Il grande gioco dell’arte dal boom alla guerra fredda

Rien va plus, il grande gioco dell’arte è cominciato. A partire da mercoledì prossimo, tre sedi -Museo d'arte contemporanea di Lissone, Rotonda della Besana e GAMeC di Bergamo- saranno il palcoscenico di una grande mostra per descrivere e interpretare quarant'anni di storia italiana. Dall’arte al design passando per il cinema, il progetto voluto dall’assessore regionale alla Cultura Massimo Zanello mette sotto i riflettori decenni rivelatisi cruciali per l'Italia: quelli dal 1947 al 1989, dall'immediato dopoguerra alla caduta del muro di Berlino. Sono stati gli anni della ricostruzione dopo una guerra tra le più devastanti, ma anche del celebrato "miracolo italiano", gli anni della contestazione e del terrorismo, gli anni complessi della Guerra fredda. Anni comunque fondamentali anche per capire ciò che è l'Italia di oggi, nell'economia, nella politica e, a suo modo, anche nell'arte. L'ideazione del progetto e la cura delle mostre sono di Luigi Cavadini, Bruno Corà e Giacinto Di Pietrantonio.
«Il Grande Gioco. Forme d'arte in Italia 1947-1989 - scrivono i curatori - fa il punto sulla ricchezza di ricerche ed esiti conseguiti nel quarantennio corrispondente al periodo ormai universalmente definito della Guerra fredda mediante la sperimentazione di nuovi mezzi e di nuovi territori estetici da parte dell'arte». Per ragioni strategiche, la manifestazione è suddivisa in tre spazi: il museo d’arte contemporanea di Lissone, che racchiude il primo decennio dal 1947 al 1958, quello del boom economico e che artisticamente ha visto fiorire movimenti come lo Spazialismo, il Movimento di arte concreta, l’arte nucleare; seconda sede, la Rotonda della Besana, che comprende le generazioni tra il 1959 e il 1972, quelle dell’Arte Povera e della fine del neorealismo nel cinema; infine, la Galleria d’arte moderna e contemporanea di Bergamo che intende analizzare il periodo (1973-1989) di passaggio tra il concettuale e la transavanguardia, spaziando al design di Mendini, Sottsass e Enzo Mari, ai progetti architettonici di Fuksas e Aldo Rossi al cinema d’autore, da Pasolini a Troisi. «Il Grande Gioco - ha spiegato Zanello- è lo sguardo sulla storia fatta dagli uomini, protagonisti di processi sociali influenzati dall’economia, dall’avvento della comunicazione di massa, dalle grandi chiese ideologiche divise da un muro».