«Un grande partito per un grande Paese»

Follini non si sbilancia: sto in silenzio costruttivo

da Roma

«Fa bene al cuore vedervi qui riuniti tutti insieme». Silvio Berlusconi in questo modo ha espresso ieri tutta la sua soddisfazione per l'inizio dei lavori dell'Assemblea costituente della «nuova casa comune dei moderati e dei riformisti». Per ascoltare il vagito costituente del nuovo partito unitario del centrodestra c'era il parterre delle grandi occasioni. Oltre al premier, c'erano Gianfranco Fini, Marco Follini e oltre cento tra delegati dei partiti della Casa delle libertà ed esponenti del mondo della cultura e dell'imprenditoria.
Il leader della coalizione è apparso come il più convinto sostenitore del soggetto unitario. Berlusconi non ha infatti nascosto «la soddisfazione per quello che accade» visto che «è qualcosa a cui tendevo fin dal 1993». Il premier si è rivolto direttamente ai presenti: «Noi dobbiamo lavorare per formare un grande partito che sia al servizio di un grande paese. Questo io ho in mente e a questo dobbiamo lavorare». Berlusconi conosce le difficoltà del percorso: «Non so se i tempi ci consentiranno di avere il partito unitario prima o dopo le elezioni. Dentro di me penso sia meglio prima, ma c'è un fatto tecnico sui tempi che potrebbero farlo nascere dopo il voto». Al di là di formule e tempi, il premier si è detto «convinto che sia un imperativo categorico arrivare a presentarci agli elettori con una compattezza assoluta».
Al tema del nuovo soggetto politico è ovviamente legato quello della riforma elettorale. «Molti di noi - ha detto Berlusconi - guardano con interesse al proporzionale, perché l'Italia ha sempre registrato durante tutte le elezioni una maggioranza dei moderati e il proporzionale l'ha puntualmente espressa». Tuttavia secondo il premier «nelle considerazioni che stiamo facendo in questi giorni, sono emerse delle difficoltà». Il problema è costituito dalla ridistribuzione all'interno della Cdl dei deputati eletti. Col proporzionale si recupererebbero seggi nelle «regioni rosse» ma si perderebbero nelle roccaforti del centrodestra. Sicilia in testa. In questo modo la riforma proporzionale rimane un problema appeso o forse una carta in più sul tavolo di trattativa con l'Udc per la nascita del nuovo partito.
Lo si vedrà a settembre quando si riunirà nuovamente l’Assemblea che comunque ieri ha fornito segnali positivi. I lavori sono stati coordinati da Ferdinando Adornato che con il «Gruppo di Todi» ha preparato il terreno per il «nuovo partito popolare, nazionale e riformista» costruito intorno all'asse laici-cattolici. In quest'ottica i due messaggi inviati da Marcello Pera e Pier Ferdinando Casini rappresentano un significativo appoggio all'operazione.
«Credo fortemente all'obiettivo che l'iniziativa si prefigge» ha dichiarato il presidente del Senato che però ha aggiunto che «il percorso potrà essere coronato da successo solo a due condizioni». La prima «è che si riesca a coltivare una nuova identità del centrodestra adeguata alle sfide del nuovo secolo». La seconda «è che si arrivi al soggetto unitario «prima delle elezioni del 2006». Pera vuole stringere i tempi. Una posizione ripresa da Casini: «Appoggio con forza l'idea di un partito dei moderati italiani da creare entro l'autunno per dare una tempestiva risposta di discontinuità ai nostri elettori. Nelle mani dei costituenti è simbolicamente contenuta o una nuova speranza o un'ulteriore delusione». Il contenuto dei messaggi dimostra che la seconda e la terza carica dello Stato sono della partita, credono nel progetto e lavorano con una strategia condivisa per realizzarlo. Partendo da una convinzione condivisa: bisogna fare presto, prima delle elezioni.
Una buona base di partenza per Adornato che per l'occasione ha presentato la «prima bozza» del Manifesto dei Valori del nuovo partito (anticipata ieri dal Giornale). Il documento richiama alla «cooperazione di quanti, liberali, popolari, gollisti, conservatori, fondano la loro azione storica intorno al valore della centralità della persona, opponendosi alla cultura politica socialdemocratica e post-comunista».
All'Assemblea era particolarmente atteso l'intervento di Gianfranco Fini che in An deve fare i conti con non poche resistenze contro il processo unitario. Fini ha parlato di «un lavoro che, se avrà buon esito, sarà definito storico». Per il presidente di An «sarebbe affascinante realizzare il soggetto unitario prima del voto ma è rischioso fare il passo più lungo della gamba». Fini ha poi sottolineato «tra i primi passi da fare l'idea di una fusione dei gruppi parlamentari». Il ministro degli Esteri ha mantenuto il proprio punto fermo: il bipolarismo. Per Fini «la rivoluzione bipolarista che Berlusconi impresse dieci anni fa con la sua discesa in campo non solo non verrà tradita, ma soprattutto non verrà sconfitta da quel formidabile arco di lobby economiche, partiti politici e segmenti dello Stato che stanno tentando una restaurazione». Per questo Fini garantisce che «tutta An sarà impegnata nel progetto».
In un clima segnato dall'ottimismo Marco Follini, che non è intervenuto, è apparso meno disponibile agli entusiasmi sul nuovo soggetto politico. «Il mio è un silenzio costruttivo e pensoso» ha detto ieri lasciando l'Assemblea costituente a Palazzo Wedekind. Nell'Udc ci sono evidentemente differenti sensibilità sul tema del partito unitario. Il messaggio di Casini ad Adornato è sembrato decisamente più costruttivo.