Grande uomo di cultura dedito all’obbedienza

Angelo Coriandolo

A cent'anni dalla nascita, il suo ricordo e la sua testimonianza sono ancora molto vivi: è stato definito «un uomo tra storia e fede». Parliamo di Giuseppe Siri, Cardinale e Arcivescovo di Genova per quarantuno anni, dal 1946 al 1987, il quale fu anche Presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Principe della Chiesa di umili origini (papà operaio e mamma portinaia), nacque a Genova, nella Parrocchia di Santa Maria Immacolata il 20 maggio 1906. Entrato in Seminario all'età di dieci anni, nel 1928 è ordinato sacerdote. Nel 1944 Papa Pio XII lo nomina Vescovo Ausiliare e affiancherà il Cardinale Pietro Boetto nei momenti più duri della guerra. Proprio nei giorni drammatici dell'occupazione nazista Giuseppe Siri inizia la sua attività a favore di Genova e della popolazione civile. «Egli seppe parlare alla ragione e al cuore dei responsabili del comando tedesco della città, e finì con l'accogliere nelle sue mani l'atto di resa» leggiamo ne «Il Cardinale Giuseppe Siri - Arcivescovo di Genova dal 1946 al 1987» a cura di Raimondo Spiazzi, E.S.D. Edizioni Studio Domenicano.
Il 14 maggio 1946 Papa Pio XII nomina Giuseppe Siri Arcivescovo di Genova e nel Concistoro del 12 gennaio 1953 lo crea Cardinale. In quell'occasione, il neo porporato chiede e accetta come unico regalo dalla città di Genova un fondo per la costruzione di case economiche per i meno abbienti. «Durante i quarantuno anni dedicati alla guida della Chiesa genovese» leggiamo sempre nella biografia curata da Padre Raimondo Spiazzi «si può dire che nulla della vita della comunità ecclesiale e della società fu estraneo a Siri. Egli condivise fino in fondo le ansie e le sofferenze del suo popolo; si fece portavoce delle sue speranze e soprattutto fu padre, maestro e guida sicura, tenacemente ancorata alla verità del Vangelo, divenendo punto di riferimento anche ben al di là dei confini geografici dell'archidiocesi». Non esitò ad esporsi nella vita sociale ed economica della città: nel 1987 intervenne in prima persona nell'aspra vertenza del Porto di Genova, mediando tra le parti. Partecipò a quattro conclavi (1958, 1963 e i due del 1978) conoscendo molto da vicino e frequentando cinque Pontefici, da Pio XII a Giovanni Paolo II, che per ben due volte, nel 1985 e nel 1990, visitò la Superba. Il 6 luglio 1987 (a 81 anni) il Cardinal Siri lascia il governo pastorale dell'Arcidiocesi. Si spegnerà a Genova il 2 maggio 1989.
Monsignor Giacomo Barabino, Vescovo Emerito di Ventimiglia Sanremo, per oltre vent'anni, dal 1953 al 1974, è stato segretario del Cardinale Giuseppe Siri.
Un uomo tra storia e fede. E anche profezia, in quanto il suo magistero appare oggi ancora molto attuale e si riscopre la preziosità di questa figura…
«Sì, è vero, io credo che soprattutto questo si debba non tanto alla sua cultura, ma all'approfondimento soprattutto degli studi di filosofia e di teologia che danno una dimensione che tante volte sfugge alla comune osservazione e che invece, per chi ha una preparazione culturale del genere, direi diventa una visione, e una visione reale e una visione del futuro, ma un futuro che, con questi parametri riesce a vederlo come realizzato».
L'eccezionalità di Giuseppe Siri non è però circoscritta alla sola cultura. Agì a tutto campo, tra i professori come tra gli operai. Sua fu l'intuizione dei Cappellani del lavoro…
«Certamente. Io sottolineerei soprattutto l'umanità del cardinale che veniva nascosta tante volte così in pubblico o durante le celebrazioni, che non era una figura diversa ma era una figura cosciente di quello che celebrava e di quello che rappresentava. Mentre io, che ho avuto la grazia di poter vivere accanto a lui, ho scoperto la sensibilità e l'umanità che aveva veramente profonda, come si vede nei grandi uomini».
Cosa ricorda di quel periodo?
«Ricordo che quando sono diventato Vescovo (a Bobbio, n.d.s.) innanzitutto mi ha detto: qui ci sono le chiavi della casa che hai sempre portato e te le porti adesso anche a casa tua. Però qui vieni quando vuoi».
Uomo dalle espressioni scultoree, Siri seppe entrare in sintonia anche con i giovani.
«Il rapporto coi giovani era molto bello. Nasceva dalla sua esperienza di professore soprattutto in liceo, e dagli incontri che aveva con gli stessi suoi alunni in momenti ben diversi da quelli che erano i momenti di scuola attraverso quello che chiamavano “il circolo”. Si vedevano al sabato pomeriggio soprattutto, nel seminario, ed erano incontri in cui veramente si conoscevano e i ragazzi, i giovani, diventavano dei libri aperti e della gente capace di ascoltare ma soprattutto di tenere dentro quello che ascoltavano».
Giuseppe Siri è anche il cardinale dell'obbedienza, virtù nella quale questo Principe della Chiesa è stato maestro.
«L'obbedienza soprattutto perché era un'espressione di quella che è la volontà di Dio, soprattutto quando parliamo di obbedienza in campo ecclesiastico e quindi per questo lui obbediva, e obbediva sempre, ed era contento e sorridente, e in genere diceva: anche se non sembra subito, poi si ha ragione ad obbedire».