Hart, morto il genio del fumetto Usa Creò «B.C.» il cavernicolo moderno

Inventò anche il Mago Wiz In Italia le sue strisce pubblicate su «Linus»

Con Johnny Hart, morto a New York all’età di 76 anni mentre stava ancora disegnando, scompare uno dei maestri del fumetto americano e l’autore di quella saga di B.C. che ha entusiasmato centinaia di milioni di lettori. Hart debuttò come vignettista sulle colonne del Saturday Evening Post e subito si impose per il suo segno raffinato e il suo umorismo sottile.
Nel 1958 creò la striscia destinata a farlo entrare nella schiera dei vignettisti di gran classe del fumetto statunitense. Era ambientata nella preistoria, nel Quaternario, e prese il nome da uno dei personaggi principali: B.C. ovvero Before Christ (Prima di Cristo). In un paesaggio ricco di colline, pianure e spiagge, illuminate dal sole e dalla luna, Hart inventò un mondo di innocenti e impassibili cavernicoli. Primo fra tutti B.C. con la sua inseparabile clava; poi Peter, genio incompreso; Thor, capace, tra l’altro, di inventare la ruota; Clumsy Carp, innamorato dei pesci fino al fanatismo; Wiley, un poeta non condizionato dalla sua gamba di legno, e Curls il Riccio, che si aggiunge ai primi cinque portando il suo umorismo graffiante.
In questo mondo, disegnato da Hart con un tratto elegante e con un originale senso narrativo, entrano a un certo punto due donne che appaiono ai sei cavernicoli come qualcosa d’incomprensibile e di inquietante. È il mistero del femminile. Hart costruisce così un mondo fantastico, che non ha nulla di caricaturale, ma che strizza l’occhio ai vizi di oggi. I suoi personaggi sono nostri contemporanei, con i loro tic, le loro ambizioni, le loro illusioni. Il disegnatore ha creato una saga che ha pochi equivalenti nella stessa narrativa americana della seconda metà del Novecento. In Italia B.C. ha avuto molti lettori, sia quando è apparso su Linus che quando è stato pubblicato in volume. Se la fama di Hart è nata con B.C., il cui successo fu immediato negli Stati Uniti, essa si è ulteriormente consolidata con la creazione nel 1964 del Mago Wiz, inventato da lui, ma disegnato da un artista di altrettanto talento come Brant Parker. La scelta di Hart fu determinata dal desiderio di diversificare il segno grafico, senza che però il suo apporto alle storie finisse in secondo piano. La collaborazione si rivelò, come egli aveva previsto, ideale e destinata a durare a lungo, ciò che non sempre accadeva in casi del genere.
Il Mago Wiz, in originale The Wizard of Id, è l’unico abitante del regno di Id, un re nano ma dal ghigno terribile e dalla perfidia incommensurabile. Il mago non ha né paura né rispetto del re perché è scaltro, pratico e naturalmente capace di qualsiasi magia. È un personaggio affascinante che i due autori creano con un umorismo assai fine e, anche questa volta, con una strizzata d’occhio agli uomini del nostro tempo. Se il re di Id e il Mago Wiz sono entrati presto nell’immaginario collettivo, è impossibile dimenticare la moglie del mago, dal gesto grafico sopraffino, l’irresistibile giullare Bung, e l’autorevole Sir Randolph. Figure, tutte, di una «commedia umana» costruita negli anni non solo con il talento ma anche con un’appassionata ricerca. In Italia il Mago Wiz ha avuto una grande fortuna e pensare che, inizialmente, è stato pubblicato come appendice nei romanzi di fantascienza di Urania, editi da Mondadori. Subito dopo, però, è apparso sulle riviste specializzate come Linus e Il Mago, prima di essere pubblicato in volumi editi da Mondadori e da Rizzoli, che hanno fatto la gioia di lettori grandi e piccoli. Gli ultimi anni della carriera di Hart sono stati caratterizzati da strisce centrate sulla sua fede cristiana, che hanno scatenato polemiche e addirittura incomprensibili rifiuti.