«La Historia» del tango fra passione e sensualità

Il coreografo argentino Miguel Angel Zotto traduce in un musical il ballo più sfrenato

Pietro Vernizzi

Un cast di 25 persone tra musicisti, ballerini e cantanti e 120 coreografie, per ripercorrere la storia della compagnia Tango x2 creata a Buenos Aires 18 anni fa da Miguel Angel Zotto. In scena al Teatro Nazionale dal 21 marzo al 15 aprile, il musical La Historia arriva per la prima volta in Europa in un momento fortunato per il tango, molto più diffuso tra i giovani che non dieci o quindici anni fa. Lo spettacolo si divide in due atti: il primo rappresenta l'intero percorso creativo dei Tango x2, il secondo è un omaggio ad Astor Piazzolla, uno dei principali autori di musica contemporanea, a Horacio Ferrer, autore di tango degli ultimi 30 anni, e alle creazioni più innovative dei coreografi moderni.
«Più che un musical, La Historia è una specie di collage cinematografico - osserva l'argentino Miguel Angel Zotto, che nello spettacolo è ballerino, ma anche ideatore, coreografo e regista -. Racconta la storia coreografica e musicale della mia compagnia con il supporto di un proiettore tridimensionale e una messa in scena innovativa. Grazie a La Historia ho creato un'estetica nuova, fondendo l'essenza del tango con altri generi come la milonga, il flamenco e il rock'n'roll. Già il musical Tango argentino, lanciato tra il 1985 e il 1992 a Broadway da Gloria ed Eduardo Arquimbau, aveva tentato un'operazione simile alla mia. Ma ciò che fa de La Historia un'autentica novità è il fatto di essere il primo musical sul tango basato su una scaletta e su uno svolgimento narrativo completo».
Negli ultimi diciotto anni qual è stato il momento più significativo di "Tango x2"?
«Questo. Mai come ora infatti mi rendo conto di poter tenere sotto controllo tutti i ballerini presenti in scena dal punto di vista fisico, intellettuale ed emotivo. Grazie ai miei maestri, ma anche all'esperienza e alle cose che ho imparato sul campo, il mio percorso coreografico è stato un crescendo. E ora sono in cima alla traiettoria».
Si sente in forma ...
«È il tango a esserlo. La gente, soprattutto quella giovane e informata, capisce e apprezza questa danza molto di più che in passato. La prima volta che sono venuto in Italia, nel 1993, quasi nessuno la ballava, mentre adesso sono in tantissimi a farlo».
Che cosa fa del tango «il ballo sensuale per eccellenza»?
«È l'unico in cui l'uomo e la donna sono così vicini. Ci si muove seguendo uno schema preciso, ma anche improvvisando, e i due ballerini si conoscono senza parlare, comunicandosi tutti i loro sentimenti attraverso il respiro, il battito del cuore e i movimenti. Anche se i passi più importanti li fa la donna, la vera musa ispiratrice del tango».
Da dove nasce il tango?
«Da uno strumento, il bandoneòn, e un sentimento, la nostalgia. Il bandoneòn è una specie di fisarmonica, ma più piccola, inventata tra il 1875 e il 1880, usato in chiesa. Finché un giorno un marinaio lo portò dalla Germania a Buenos Aires, dando vita a un ballo nuovo, che mescolava la musica napoletana, quella nera e quella afro-cubana».