"Ho sfidato Br e mafia, adesso non temo nulla"

Intervista al neo ministro della Giustizia, Francesco Nitto Palma. "La riforma è possibile, convincerò Pd e Udc". Vacanze: "Un mese di ferie? Soltanto 16 giorni, coi buoni MilleMiglia". Vita morigerata: auto usata, una casa di proprietà, niente salotti. Sfera privata: "Ho per amici il diavolo, l'acqua santa e Maroni..."

«Scusi ma chi le ha dato il mio numero?».

È stato un giro immenso...
«L’ho cambiato da un giorno!».

Che fa, Nitto Palma, cerca di se­minare i giornalisti?
«Ho cambiato numero perché, passando al ministero della Giusti­zia, trovavo scorretto mantenere un numero del Viminale».

Da sottosegretario a Guardasi­gilli, sarà un’estate calda... Ma­gari in Polinesia il cellulare non prende.
«Ancora con questa storia!».

Si dice che starà via un mese, in barba alla crisi ... «La destinazione delle mie vacan­ze non la dico, perché ove mai si do­ves­se conoscere sarei costretto a por­tare con me la scorta, con aggravio per le casse dello Stato, cosa che non permetterò mai».

Ciò detto.
«A gennaio ho programmato una vacanza che ho pagato a maggio, fra l’altro coi punti MilleMiglia, perché io appartengo alla classe medio bor­ghese e come tale mi muovo».

I punti li ha accumulati con viaggi pagati da altri, magari?
«Eh no! Li ho accumulati con le mie spese sulla mia carta di credito: per la tracciabilità delle mie spese, io uso solo quella».

Un uomo probo.
«Vuole che le dica che auto ho? Ma che ridete voi! Scusi, i miei colla­boratori... Ho una Mercedes».

Non proprio borghese.
«Ha 12 anni. L’ho comprata usata nel 2006, pagandola credo 9mila eu­ro. Poi non frequento i salotti, non va­do al ristorante... ».

E a case come sta messo? Qual­cuno le paga l’affitto?
«Ho una casa di proprietà che ho comprato vendendo due proprietà dei miei genitori. Ora il problema è la mia permanenza lì. Mi parlano di misure di sicurezza, ma non voglio che si spendano soldi: fossero 5 an­ni, ma sono solo 18 mesi da qui a fine legislatura».

Diceva del mese di vacanza.
«A gennaio prenoto, a maggio pa­go. A luglio mi capita di diventare mi­nistro».

Cose che succedono.
«Però, purtroppo per me e con buona pace di voi giornalisti, si tratta solo di 16 giorni, da Ferragosto al 31, durante i quali sarò rintracciabile con telefoni e tecnologia varia, e dai quali mi sono messo in grado di tor­nare a Roma in qualsiasi momento, a mie spese».

Il premier è tornato a ribadire che la riforma della Giustizia è una priorità. Ma non è la crisi, la priorità?
«Non è che perché uno si applica su una cosa non può applicarsi su un’altra! Il problema giustizia tocca anche l’economia. Lo stesso Matteo Renzi, sindaco Pd di Firenze, spesso lamenta come la lentezza del proces­so civile sia un grave ostacolo per gli investitori stranieri».

Vabbè, ma la riforma è quella sulla separazione delle carrie­re, sul doppio Csm...
«Vedo ampi spazi di condivisio­ne, sia col Pd sia con l’Udc».

E perché, se tanti ministri dei governi Berlusconi ci provano dal ’94, a varare la riforma do­vrebbe riuscirci proprio lei? «Non è scontato, ma ci proverò. Moltodipenderàdalcontributodel­l’opposizione».

Lei ha detto: sono aperto al dia­logo, ma chi non concorda con me dovrà dimostrarmi che sba­glio. Un po’ dispotico, no?
«Mi riferivo all’iniziativa legislati­va che spetta al governo, non volevo fare come il marchese del Grillo, “io so io...”».

Tanto lei dovrà fare quello che dice Berlusconi.
«Ognuno pensi ciò che vuole. Io so che prima della nomina ho avuto un lungo colloquio col premier, che non mi ha dato binari. Il capitolo giu­stizia, come quello intercettazioni, stanno a cuore a tutti».

Sulle intercettazioni di solito il dialogo va in vacca.
«Per me vale ciò che ha detto il ca­po dello Stato, che ha annotato co­me spesso i giudici si siano discosta­ti dal concetto di assoluta indispen­sabilità. Le intercettazioni sono uno strumento fondamentale, oggi più che in passato. Ma tutto va ricondot­to a ragione».

Alla ragione di chi?
«Alla ragione del bilanciamento dei valori costituzionali».

Si dice che lei è stato nominato Guardasigilli perché al Vimina­le litigava con Maroni, e quindi come segnale alla Lega e allo stesso Maroni, speranza dei ri­baltonisti .
«Allora devo ringraziarlo! ConMa­roni c’è simpatia e stima, abbiamo la­vorato in pieno accordo con grande lealtà, e da lui ho imparato molto».

Si dice poi che lei sia garanzia di dialogo visto che fu testimo­ne di nozze di Luca Palamara, presidente dell’Anm. Ma an­che garanzia per il Cav, in quan­to amico di Previti.
«Quindi sono ministro perché so­no amico sia del diavolo sia dell’ac­qua santa!».

Scelga lei.
«Trovo offensivo che si possa im­maginare che il nostro rapporto pos­sa deviare Palamara o me dalle no­stre responsabilità. E le mie amicizie sono fatto privato».

Vabbè.
«Ho giurato sulla Costituzione nel 1977 da magistrato, poi da sotto­segretario e ora daministro. Sono uo­mo del Sud, per me i giuramenti so­no cosa seria».

Il Fatto la chiama Zitto Calma.
«Gentile signora. Da magistrato sono stato 25 anni sotto scorta per processi di terrorismo e criminalità organizzata. Mi insultassero pure, sono strutturato».

Un ex magistrato Guardasigilli in un’epoca difficile per i rap­porti giustizia-politica.
«A riprova del fatto che le critiche del premier sono rivolte solo a una certa parte delle toghe».

Ha annunciato una legge sul lo­ro accesso alla politica.
«Il problema dell’ingresso in poli­tica e del ritorno alla toga è serissi­mo. E poiché oltre a dirlo posso fare qualcosa di concreto, ho già chiesto i conteggi per il mio collocamento a ri­poso».

Si dimetterà dall’ordine giudi­ziario?
«Certamente».