Hoepli, il libraio editore che fece grande la Milano della cultura

Il pronipote racconta la vita del fondatore della casa editrice alla rivista della Banca popolare di Sondrio

Marina Gersony

«Di Ulrico Hoepli, il fondatore della libreria e della nostra casa editrice, conservo dei ricordi di famiglia, tramandati oralmente, essendo nato alcuni mesi dopo la sua morte, avvenuta nel gennaio del 1935». Parole del pro-pronipote Ulrico Carlo Hoepli, attuale presidente della casa editrice che porta il nome di colui che ancora in famiglia viene chiamato «Avo», prozio di suo padre nonché zio di suo nonno Carlo e personaggio che attraverso il suo impegno culturale ha dato prestigio a Milano (e non solo). In un incontro con Pier Carlo Della Ferrera, consulente della Banca popolare di Sondrio per le attività culturali, Hoepli Junior (chiamiamolo così per semplificare questo intrigo di nomi tutti uguali che si tramandano di padre in figlio), rievoca la vita straordinaria di questo pro-prozio di origini svizzere, ultimo di quattro figli, appartenente a una famiglia di wohlhande Bauern (contadini benestanti). Approdato a Milano dopo un periodo di apprendistato in giro per l’Europa, il giovane Hoepli si trasferì a Trieste dove lavorò presso una libreria che oggi si chiama Italo Svevo. Fu lì che ebbe l’intuizione di vedere nel capoluogo lombardo il futuro dell’editoria. «Fu proprio a Milano che, nel 1870, Ulrico Hoepli, il caso più emblematico di immigrazione straniera in Italia, diede origine alla sua attività editoriale la cui fortuna è arrivata fino ai nostri giorni», racconta oggi Ada Gigli Marchetti, professore di Storia del giornalismo all’Università degli Studi di Milano. E sono svariate le testimonianze che descrivono la sua figura, raccolte in un prezioso volume redatto dalla Banca popolare di Sondrio (Suisse) con «rigore elvetico e inventiva italiana». Nella sua bottega situata nel cuore della città, dove confluivano intellettuali e uomini di scienza, si trovava di tutto: libri di letteratura, scienze, belle arti in varie lingue, per ragazzi, grandi opere e i famosi Manuali (che s’ispiravano agli inglesi handbook), per rispondere alle esigenze di una società in rapido decollo economico e dunque bisognosa di quadri tecnici preparati e qualificati. Fu così che in poco tempo Ulrico Hoepli, nella memoria di molti un uomo «ardito, avveduto ma anche coraggioso e generosissimo», acquistò una notorietà a livello nazionale e internazionale. E mentre Tindaro Gitani, ricercatore presso la Zentralbiliothek, lo ricorda come «il Principe degli editori», Joseph Jung, segretario della Fondazione Ulrico Hoepli a Zurigo, ripercorre i tempi in cui l’allora cinquantenne editore creò una fondazione di grande prestigio: «Nel 1911 egli vide nell’attività sociale e caritativa un compito essenziale della sua Fondazione; in nessun caso doveva diventare un istituto per sostenere scrittori senza talento, “non doveva allevare scrocconi che vivono sulla soglia del tempio delle belle arti, togliendo la luce agli eletti” e nemmeno essere una compagnia di assicurazioni per gli editori, per consentire loro di pubblicare libri senza rischio editoriale». Nel 1953 il nipote Carlo succedette al fondatore che poi passò la mano al figlio Ulrico e infine all’attuale presidente di quella che continua a essere una casa editrice dinamica in un mercato sempre più competitivo, con un catalogo di quasi 1.300 titoli attualmente in commercio e circa 120 tra novità e nuove edizioni pubblicate ogni anno. Per non parlare della Libreria Internazionale Ulrico Hoepli nel cuore di Milano, tra le più rinomate in Europa, e un rinnovato sito (www.hoepli.it). Per la serie, una grande casa editrice di una grandissima dinastia di editori di cui la città va sempre molto orgogliosa.