Hofmann & Jünger i nonni lisergici

Il creatore dell'Lsd e lo scrittore tedesco sperimentarono insieme la droga allucinogena: ecco che cosa accadde

Galeotto fu il vasetto di miele. Albert Hofmann, chimico intrepido, vince il residuo pudore: il 29 marzo 1947 spedisce a Ernst Jünger, «per il suo compleanno», un vaso di miele. Jünger, quel giorno, compie 52 anni ed è già un mito, lo scrittore austero e assoluto di Nelle tempeste d'acciaio, Foglie e pietre, Sulle scogliere di marmo, l'avventuriero che riassume in sé, andando al di là, oltre le profezie, l'istinto di Nietzsche e il rigore di Goethe. Hofmann è un suo fan. «Gli scrissi una lettera quale lettore riconoscente», ricorderà, qualche decennio dopo. Nel 1938 Hofmann, nel suo laboratorio di Basilea, sintetizza «la dietilammide dell'acido lisergico». In sintesi, scopre l'Lsd, la droga più famosa del secolo. Soltanto nel 1943, però, quasi per caso, decide di provare la sostanza su (...)

(...) di sé. L'esito è sconvolgente. Il 1947 è un anno decisivo perché per la prima volta Hofmann descrive su una rivista specializzata gli effetti fisici dell'«horror trip»: «stordimento, distorsioni della vista (i volti degli astanti somigliavano a delle maschere dipinte in forme grottesche), viva agitazione alternata con paresi, freddo...». Nello stesso anno Werner A. Stoll scrive il primo articolo scientifico sull'Lsd, collegandolo ai poteri alchemici della creazione artistica.

Dopo una serie di cartoline convenzionali, Hofmann affronta di petto la questione con Jünger nel febbraio del 1948. Lo scienziato espone al poeta gli effetti dell'Lsd le cui «allucinazioni cromatiche e gli umori» confermerebbero «la teoria dei colori di Goethe». Poi si sbottona, denudando l'idea di un tour nel profondo Tibet, «con una specialità del genere in tasca magari vedremmo schiudersi l'accesso a persone e a eremi che altrimenti resterebbero inaccessibili». Jünger, al principio, non abbocca. «Le mie esplorazioni sono terminate con l'hashish, che conduce a uno stato molto piacevole, ma spesso anche maniacale», scrive il 3 marzo del 1948. E specifica, «mi sono lasciato alle spalle la sperimentazione diretta da molto tempo. Di fatto si tratta di esperimenti con i quali prima o poi si entra in camere davvero pericolose». Le perplessità dello scrittore sono di ordine pratico: Jünger cerca una sostanza che dilati la sua facoltà immaginativa, senza stordirla, «la prestazione creativa esige una coscienza vigile, e che si affievolisce quando è sotto l'influsso delle droghe».

C'è da credergli. Quell'anno Jünger è preso dalla sua creazione più ardua, Heliopolis. Tra i cui fogli è adombrato un omaggio al chimico svizzero: nella biblioteca fantomatica di Antonio Peri, che «catturava i sogni, come altri danno la caccia alle farfalle», appare un tomo di farmacologia «di Hofmann-Bottmingen...». Jünger incontra per la prima volta Hofmann nell'ottobre del 1949; un paio di mesi dopo il chimico riemerge allucinato dalla lettura di Heliopolis, «sembra inesauribile», è «il Faust dei nostri giorni». L'amicizia è matura al punto giusto per un trip. Il primo viaggio a base di Lsd accade, dopo lenta preparazione, nel febbraio del 1951, a casa di Hofmann, a Bottmingen, Svizzera, con le «note del concerto per flauto e arpa di Mozart» in sottofondo. Jünger fu allietato dai «colori di mandala orientali», lo scienziato era «in viaggio presso le tribù berbere del Nord Africa e contemplavo le carovane colorate e le oasi lussureggianti». Dopo il viaggio nei paradisi artificiali, i due si avventarono sull'«ottima cena», bevendo vino di Borgogna. L'allucinazione condivisa consolidò un'amicizia inimitabile, «ci ha uniti l'esperienza dell'accesso nei vestiboli dell'ebbrezza da Lsd», così sigilla quel momento Hofmann, nella lettera del 22 febbraio 1951. Entrambi racconteranno con piglio diverso l'esperienza: il chimico in Lsd, il mio bambino difficile e Jünger nel suo studio sulle droghe, Avvicinamenti.

L'epistolario tra i due, però, stampato egregiamente da Giometti & Antonello come Lsd. Carteggio 1947-1997 (pagg. 180, euro 21), ci permette di ricostruire le quinte di un'avventura catartica. Hofmann e Jünger furono i pionieri del regno dell'ebbrezza lisergica, i primi colonizzatori della «conoscenza mistica dell'essere». Quando arriveranno i Beat e i Beatles, Timothy Leary e la sgangherata squadriglia capeggiata da Allen Ginsberg, quando l'Lsd diventerà una droga pop, sarà la fine. «Negli Stati Uniti il culto dell'Lsd è diventato oggetto di dibattito nazionale», scrive Hofmann nel 1966, sconsolato per la «profanazione di una droga sacra». Jünger, in risposta, nicchia: «Non lo dite a nessuno, solo al saggio: ciò vale anche davanti a questa profanazione». L'idea di una nuova, fosforescente Eleusi per ispirati va a farsi benedire. Il 7 febbraio del 1970, a Wilfingen, Hofmann e Jünger condividono il secondo «viaggio con l'Lsd». «Un gran viaggio», scrive Hofmann; «si stava bene nel blu trascendentale», gli fa eco Jünger. Lo scrittore ha 75 anni. Resisterà ancora a lungo. Per i suoi 101 anni, nel 1996, Hofmann regala a Jünger un fungo cinese, «antichissimo simbolo di fortuna». Ne sono passate di allucinazioni dal vasetto di miele... Jünger muore nel 1998, un mese prima di compiere 103 anni; Hofmann se ne va nei paradisi dell'oltremondo a 102 anni, nel 2008. Complimenti ai nonni lisergici.

Commenti
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Anonimo (non verificato)

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elkid

Dom, 01/10/2017 - 13:32

come fate a non verificarmi col mio bel faccione ittero-swaaaaaaaaaaaaaaaaaag

Tarantasio

Dom, 01/10/2017 - 13:49

grazie, leggerò il libro citato...