Hokusai e Hiroshige, maestri dal Sol Levante

Maestri del Giappone in mostra a Milano. La maestria e la sensibilità di grandi artisti del passato come Hokusai e Hiroshige, ripercorre la natura e il paesaggio come i veri protagonisti della scena pittorica. Fino al 14 maggio si potranno vedere alla Galleria «L'Arte Antica» di Silverio Salamon (Caiati, via Gesù 17- da lunedì a sabato, ingresso libero), stampe giapponesi originali e una selezione delle opere più importanti e sconosciute dei due indiscussi maestri orientali. In mostra un corpus di ventiquattro stampe, famose quanto esemplari che comprendono almeno sette tra i capolavori indiscussi, più conosciuti dei due maestri e molto presenti nell'immaginario collettivo.
A differenza delle opere occidentali frutto del solo artista che incideva direttamente le matrici, nelle silografie giapponesi concorreva il lavoro di più persone coordinate dall’editore. L’artista preparava il disegno – shita-e – ad inchiostro su un sottile foglio di carta, lo consegnava all’incisore che lo incollava al rovescio su una tavoletta di legno, poi ne riproduceva le linee lasciando in rilievo le parti da stampare (prima matrice di stampa). Da qui si realizzava una tiratura di una quindicina di esemplari in solo nero – kyogo-zuri – sui quali l’artista interveniva dando le indicazioni per i colori. Dai colori riportati uno per foglio l’incisore ricavava altrettante matrici, a questo punto si eseguiva la stampa del colore guida, o legno di base, con i contorni del disegno. Poi, in progressione, i vari colori partendo da quelli che richiedevano una maggior precisione ed interessavano piccoli spazi perché la carta era umidificata per mantenere meglio il colore e asciugandosi si alterava leggermente nelle dimensioni non consentendo poi la necessaria precisione di stampa. L’inchiostratura avveniva per mezzo di un tampone composto di dischi di carta compattati e incollati, e il registro di stampa era fornito unicamente da un segno a “L” o a “C” e una linea in alto. La produzione di Hokusai si estende nell’arco di settantanni durante i quali alterna una ricchezza di stili che di volta in volta si adattano al divenire del suo spirito e all’evoluzione della sua sensibilità. Il numero di opere eseguite è impressionante, la varietà dei soggetti lo è altrettanto: da scene teatrali a squisiti surimono, dalle illustrazioni di poemi ai libri di novelle, su tutto le serie di paesaggi che annoverano alcune tra le sue opere più conosciute come le Trentasei vedute del monte Fuji o La Grande onda di Kanagawa, ma anche Viaggio lungo i ponti nelle diverse provincie o Viaggio lungo le cascate nelle diverse provincie, Otto vedute delle isole Ryukyu e Neve, luna e fiori.
Vero cantore della natura Hiroshige trova le radici della sua arte nello studio dello stile nanga, scuola di pittura di derivazione cinese incentrata sulla fedele riproduzione del mondo naturale, che accompagna all’approfondimento della pittura occidentale. La sua spiccata sensibilità per il mondo naturale non gli impedisce di effigiare attori, guerrieri e belle donne, fiori e uccelli.