La Huffington: "I quotidiani non spariranno Sul web il giornalismo è più libero dalla politica"

La creatrice dell'Huffington Post, ospite allo Iab forum, sostiene che i giornali online "domineranno l'informazione", ma con il meglio del giornalismo tradizionale. E rivendica la maggiore libertà del web e del suo sito che, dopo aver sostenuto Obama in campagna elettorale, ora lo critica per aver sottovalutato la disoccupazione Usa

L'Huffington Post sbarcherà presto in Italia. Arianna Huffington, ospite allo Iab forum a Milano, non dice quando, ma spiega - o almeno ci prova - il perché. I motivi sono diversi, uno dei quali, non lo nega, è proprio un personaggio "mai noioso" come quello di Silvio Berlusconi. Ma soprattutto, sottolinea la donna che è riuscita a superare il New York Times quanto a lettori online, vuole portare la sua creazione in Italia perché il Paese ha molto in comune con lei, greca naturalizzata statunitense. Ma l'importante è che arrivi anche una piattaforma in cui "dar voce alle migliaia di persone che vorrebbero averne di più". 

E come poteva mancare, quindi, un tema sempre alla ribalta sui media italiani come il rapporto tra giornalismo e politica? "Meno male che c'è internet", esclama entusiasta la Huffington, che ricorda come il potere dei social media, "inesorabili, incessanti", possa contrastare una politica che "ha imparato da tempo a manipolare la stampa".

Eppure è innegabile l'influenza dell'Huffington Post nella campagna elettorale di Barack Obama, che "non sarebbe alla Casa Bianca senza il web". Durante la sua presidenza, però, "ha preso sottogamba il problema della disoccupazione", proprio come in Italia non si è subito riconosciuto "quanto fosse pressante il problema della crisi". Per questo ora il sito della Huffington lo critica: "Non sono una cheerleader", dice orgogliosa. 

Ecco perché questa è "l'epoca d'oro del giornalismo online", quella in cui la comunicazione non è più "univoca", ma che dà opportunità sia per trovare contenuti che per stimolare il dibattito. Inoltre è il momento di riflettere su quello che la Huffington chiama "new enterteinment", la voglia di autoespressione che ormai tutti riversiamo sui social network, Facebook in primis. 

Quindi il web sta diventando il fulcro dell'informazione, il punto in cui investire? La Huffington ne è convinta - e come potrebbe non esserlo colei che proprio alle news online deve il suo successo - Il web dominerà il mondo dell'informazione. E senza uccidere la carta stampata. Preferisce parlare di convergenza e sogna un prodotto in cui "si unisca il meglio del giornalismo tradizionale e il meglio del giornalismo online". E' indispensabile, quindi, che anche sul web ci siano "accuratezza, verifica dei fatti, qualità".

Eppure quando a marzo la sua "creatura" è stata acquisita da Aol, alcuni blogger, che contribuiscono gratuitamente al sito, l'avevano accusata di sfruttare le opinioni di persone influenti in rete. Ma la Huffington non ci sta e spiega che il suo sito ha due anime. La prima, quella di una testata online tradizionale, può contare su 1400 giornalisti. L'altra è una piattaforma per i blogger, in cui chi vuole può scrivere ed essere visibile, mantenendo determinati requisiti di qualità. Per questo post sono premoderati. E, soprattutto, "nessuno li obbliga a scrivere", provoca. 

E alla stampa italiana che la accusa di volere solo articoli scritti con un linguaggio banale e ripetitivo perché siano posizionati meglio sui motori di ricerca risponde che negi Stati uniti quella è ormai una logica superata: a portare traffico ormai sono principalmente i social media, dove più che il linguaggio è la qualità e il contenuto ad attrarre i lettori. 

Certo, i social media si portano dietro il problema della privacy, specie dove c'è un "regime oppressivo". Per questo siti come Facebook e Twitter vengono investiti di sempre crescente responsabilità. Eppure anche in questo caso la Huffington è ottimista: "In futuro saremo più favorevoli a perdonare: sarà sempre più difficile fingere di essere impeccabili". 

Internet, è sempre bene ricordarlo, "non è una nuova divinità. E' uno strumento", simile al fiume in cui, come diceva Eraclito, "non ci si bagna mai due volte nella stessa acqua". Un modo per "creare insieme il futuro" attraverso un mezzo in grado di "accelerare il cambiamento".