I comunisti italiani con Fi contro la Corso

Anche i compagni di partito reclamano chiarezza sul suo operato

Gianandrea Zagato

Negli uffici di Palazzo Isimbardi non si parla d’altro. Protagonista dei commenti è l’assessore Francesca Corso (comunisti italiani) e la sua gestione della Protezione civile. Che una relazione di nove paginette - firmate dal direttore di progetto, Francesco Italiano - mette sott’accusa.
Fotografia impietosa di «un’ingerenza politica nelle funzioni amministrative» che, secondo il mittente, non è solo frutto «di fatture (specie di ristoranti), sempre post-factum, per la liquidazione a mezzo cassa economale» ma pure di «veti immotivati» con tanto di rinvio della delibera «per l’erogazione dei fondi per le associazioni di volontariato» che, ora, piangono miseria. Quadretto sgradevole che spinge i Comunisti italiani a prendere le distanze dall’assessore, «è un’amara sorpresa leggere le dettagliate e documentate note del dirigente Italiano» annota il capogruppo consiliare Luca Guerra. Premessa di chi «pretende chiarezza per garantire il rispetto della legalità e dell’istituzione».
Sostegno pieno, quindi, alla commissione d’inchiesta richiesta da Forza Italia: «È uno schiaffo alla buona amministrazione che sporca i vetri di Palazzo Isimbardi. Ragione sufficiente perché nel prossimo consiglio provinciale (martedì, ndr) tutti i capigruppo diano l’assenso ad un’indagine approfondita che spazzi via le circostanziatissime accuse del dirigente della Protezione civile», dichiara l’azzurro Max Bruschi. E mentre il portavoce del presidente della Provincia fa sapere che «c’è stato un faccia a faccia tra Filippo Penati e il suo assessore» accompagnato da una nota della Corso e che «è stata già richiesta una relazione dettagliata al segreterio generale e al direttore generale dell’ente da consegnare alla giunta», dal secondo piano dell’assessorato messo sott’accusa esce un comunciato dove stringatamente si «prende atto della decadenza del rapporto fiduciario che caratterizza la collaborazione tra assessore e dirigente». Scelta strategico-politica di non entrare nel vivo delle accuse, di non rispondere con fatti alla denuncia.
Che, tra l’altro, s’aggrava con un’altro capitolo: quello relativo ai provvedimenti contabili riferiti alla delibera di giunta 16-05 del 12 gennaio 2005, dove «si accenna al prelevamento di 100mila euro dal “Fondo di riserva provinciale“ nell’ambito degli interventi di solidarietà verso le popolazioni del sud-est asiatico». Documentazione richiesta, «per lo svolgimento dei compiti propri», sia dai Comunisti italiani che dai gruppi d’opposizione, colpiti da un dettaglio: di quei 100mila euro (capitolo A107600-2005) prelevati dal “fondo“ in questione ne sono stati versati poco 51mila sul conto corrente aperto presso Banca Intesa, «i restanti 49mila euro non hanno avuto alcun riscontro da questa direzione progetto» mette nero su bianco, il dirigente Italiano, «cioè sono ancora a disposizione del capo di gabinetto del Presidente». Disponibilità di 49mila euro provata con le due determine dirigenziali dove, il capo di gabinetto, Giordano Vimercati, «approva» prima la spesa di 30.300 e poi quella di 20.535,98 euro. Soldi che ballano e che «sono una spinta ulteriore per andare a fondo» annuncia l’opposizione. Ma anche un altro duro colpo alla stabilità dell’assessorato alla Protezione civile, che secondo indiscrezioni i Comunisti italiani potrebbero ritirare. E per l’inquilino di Palazzo Isimbardi sarebbe, finalmente, una buona notizia.