Tra i dehors ecco quello che fa scuola

L’estensione coperta dei bar e dei ristoranti sui marciapiedi, una sorta di salotti in strada, è una bella tradizione francese, infatti anche noi quegli spazi li chiamiamo "dehors". A Milano ci accontentiamo di tavolini perimetrati da vasi di pitosforo, di solito orrendi, esposti al traffico. I dehors si usano poco forse perché i marciapiedi sono piccoli, forse per non pagare il plateatico occupato: quelli che ci sono hanno un'aria tra il casuale e il provvisorio, quando non sono proprio delle tende chiuse senza qualità o dei recinti di vetro semiabusivi. Per più motivi fa eccezione il dehors realizzato da Trussardi in piazzetta Ferrari, un luogo centrale e al contempo discosto. È in una bella posizione davanti al prospetto liberty del Filodrammatici e al fianco ottocentesco della Scala. È completamente trasparente, quindi moderno e la Sovrintendenza l'ha (intelligentemente) approvato. Dall'interno si ha una vista completa della bella piazza e dall'esterno è presente ma non invasivo, e sottolineo l'attenzione di non aver meno dei pilastrini d'angolo per evitare un’inopportuna definizione volumetrica.
Ha un alto cornicione coperto da verde verticale, così anche la parte strutturale della copertura risulta completamente dematerializzata. Ho sempre perplessità per i giardini artificiali, ma questo è un caso limite. È un verde-fashion, un giardino-cult: il verde verticale , che applicato due anni fa sulle facciate di uno degli edifici del Museo du Quai Branly a Parigi, dall'inventore Patrick Blanc, e ora su un lato del nuovo museo Caixa Forum a Madrid, è diventato oggetto di successo, simbolo di contemporaneità. È un verde formato da molte essenze, mantenuto con l'acqua e senza terra. Un decoro artificiale-ecologico: quanto durerà? Fino a quando sarà di moda (ma è evidente, siamo a casa Trussardi).