I falchi di Fli pensano già al funerale: "E se Fini fondasse un altro partito?"

Il settimanale il Futurista lancia una provocazione che sembra il certificato di morte del partito del Presidente della Camera: "E se Fini fondasse un atro partito?"

Che le cose andassero piuttosto male in casa di Fli lo si sapeva, ma che stessero già pensando al funerale è una novità. Il certificato di morte della neonata creatura finiana lo firma il settimanale il Futurista, foglio dei falchi finiani diretto da Filippo Rossi. La proposta che campeggia sulla copertina del magazine è una dichiarazione di resa: "E se Fini facesse un altro partito?".  "A metà strada: Futuro e libertà per l’Italia - si legge - sembra in affanno. I numeri parlano chiaro, e i sondaggi non raggiungono più, come avveniva ai tempi di Bastia Umbra, percentuali a due cifre. C’è troppa vecchia politica, in quello che doveva essere il primo partito della Terza Repubblica. E la spinta ’giovanè, che ne aveva scandito le prime fasi, si è esaurita di fronte alla barriera conservatrice delle burocrazie di partito, degli apparati ereditati dai vecchi partiti che pretendono di dettar legge anche in questa nuova avventura". Per questo, prosegue l’articolo, servono "nuove facce e nuove idee per non fermarsi in mezzo al guado". "Serve un cambio di rotta. Serve un ’altrò partito: e non c’è bisogno per forza di cambiare nome o simbolo".

L’analisi è spietata: "A vederlo da dentro - scrive Federico Brusadelli - Futuro e libertà assomiglia sempre di più a un banale partitino da Prima Repubblica. Ingessato. Cannibalizzato da vecchie correnti, che trascinano stancamente da decenni le loro lotte di potere (e non solo dai tempi di Alleanza nazionale, perchè capita addirittura che si tratti di infelici eredità del Movimento sociale italiano). Inquinato dalle pratiche sempreverdi della cooptazione, della lottizzazione, dei pacchetti di tessere che trasmigrano appresso a qualche notabile di provincia e che pretendono di occupare gli spazi, di dettar legge, di decidere cosa si deve e cosa non si deve fare o dire. Burocrati che non hanno mai letto nemmeno una riga dei discorsi di Gianfranco Fini, che non hanno capito un’acca della svolta di questi ultimi anni, che non saprebbero spiccicare una parola sulla ’laicità positivà, sull’integrazione, sulla lotta all’omofobia, sulla difesa del pluralismo dell’informazione, sull’importanza della cultura, sul superamento degli steccati e delle ideologie. Convinti che valga sempre la legge del gattopardo, che tutto cambi perchè tutto si conservi. Affannati nel difendere il loro orticello elettorale, ormai ridotto a un angusto fazzolettino di terra. Terrorizzati dal nuovo, ossessionati dalle ’radicì, dalle ’identita", dagli ’elettorati di riferimentò. Custodi di chissà quale ’libro della leggè, di chissà quali ’annalì. È la legge della conservazione degli apparati: molto semplicemente, c’è chi ha ritenuto di potersi inserire nell’avventura di Fli, usando i mezzi a propria disposizione (conoscenze, consenso, radicamento) con la speranza di garantirsi qualche anno di permanenza in più al potere, che fosse in Parlamento o in qualche consiglio comunale".

Insomma, nemmeno un anno dopo il batetsimo di Bastia Umbra, Fli pensa già al funerale.