I giovani anti Cav? Minoranza

La rivoluzione sta barando. Roma sembra sventrata. Le strade sono un cimitero di sampietrini senza più radici. Il fumo, le vetrine rotte, le cariche, le barricate, le mazze, i bastoni, le cariche, l’occhio delle telecamere sui visi coperti raccontano la rivolta (...)
(...) degli studenti. Solo che tutto questo non esiste. No, non è una fiction. Il sacco di Roma c’è stato veramente. È il racconto che non funziona. È un frammento di realtà che cerchiamo di far passare come assoluta.
Il racconto ha il volto del giovane di Annozero. È lui che dice: questo 14 dicembre è una data storica. È il segno di una mobilitazione che dura da due anni. Quasi tutti gli studenti la pensano come me. Lo studente di Annozero diventa così Lo Studente. E nel suo nome si fa la rivoluzione. Chi non è come lui non esiste o al massimo è un rimasuglio mediocre e meschino. Il corollario è che in Italia è scoppiata la rivolta studentesca. Qualcosa però non funziona. Basta andare in una qualsiasi università per vedere che Lo Studente è una piccola minoranza. È coccolato. Fa scena. Fa rumore. Ma è un frammento. Poi ci sono i numeri. Alle ultime elezioni politiche la maggioranza degli elettori tra i 18 e i 25 anni ha votato a destra. Un milione e mezzo sono del Pdl, mezzo milione della Lega, la Destra ne presi 400mila. Il Pd un milione e due, 150mila Di Pietro e l’Udc qualcuno di meno. Le elezioni regionali non hanno cambiato questa tendenza. A maggio si è votato per il parlamentino nazionale degli studenti. La destra occupa 18 posti su 30. Ultime elezioni. A Napoli e a Roma Tre stesso discorso. Cosa non funziona? Come mai queste cose non entrano mai nel grande racconto della rivoluzione giovanile? Rovinerebbero la trama. Non si può dire, per esempio, che l’ideologia anti Cav sta ripudiando la democrazia. La odia. Non ci crede. Se i voti danno ragione a Berlusconi allora bisogna diventare tutti antidemocratici. E questo è un gioco pericoloso.
Cosa dice invece il racconto? La vera democrazia non ha bisogno di voti. È la piazza che conta. Il suo spirito metafisico. Le università sono in fibrillazione. La massa degli studenti delusa e insoddisfatta, senza un futuro, con l’orizzonte buio, provocata dalla riforma Gelmini, carica a testa bassa contro un potere illegittimo, contro il tiranno, contro il Caimano, contro l’usurpatore.
Solo che tutto questo non esiste. L’unica cosa certa è che questa generazione precaria e indecisa non vede il futuro. Non lo annusa. Non lo sente. Ne ha paura. C’è anche rabbia e frustrazione. Non capiscono perché i vecchi abbiano costruito una cittadella murata che difende i loro privilegi e fa pagare a chi sta fuori il prezzo del post Novecento. Non capiscono, questi ragazzi, per quale fottuta regola etica ed economica quelli che rischiano di più devono guadagnare di meno. È una bestemmia contro lo spirito del capitalismo. Solo che quelli che pensano queste cose, quelli che stanno cercando di inventarsi un futuro e sognano di svoltare come Mark Zuckerberg, il padre di Facebook, non stanno in piazza. Non costruiscono barricate, perché non vogliono bloccarsi, non vogliono viaggiare pesanti. Questi ragazzi qui sono la maggioranza, ma nessuno li vede. Non sono figli dell’ideologia anti berlusconiana. Non lo adorano. Non lo temono. Non pensano che sia il male assoluto. Non credono nella rivoluzione. Non credono nel passato. Sognano il futuro.
È qui la truffa. La tv e i giornali parlano solo dei ragazzi fotocopia ed è una copia che va avanti da anni, tanti anni. Quello che il racconto non ci dice è questo: i giovani di Santoro sono vecchi.