«I musei risorgeranno Li aiuti anche la moda»

M assimiliano Finazzer Flory è una mente sempre in movimento e, malgrado i problemi ancora da risolvere in vista dell’Expo, non ha voglia di pensare a una Milano che non metta in prima fila la cultura. Scrittore, autore teatrale e attore, oggi più che mai sente il peso delle responsabilità. Il sindaco Moratti lo ha infatti recentemente nominato uno degli otto «saggi» che si occuperanno del programma culturale dell'anno e dei progetti per il 2015.
In vista dell'Expo la Milano dei musei sembra avere grandi problemi logistici, mancano servizi primari e sconti per i giovani. Pensa che l'amministrazione risolverà la questione?
«Sono tranquillo perché si tratta di problemi ampiamente risolvibili. Per i nostri musei il primo intervento dovrà essere quello di fornire informazioni adeguate all'origine dei flussi dei visitatori, individuando "game sponsor" dedicati ai giovani, valorizzando le risorse umane, ad esempio impiegando stagisti e neolaureati che provengano da materie affini e con competenze linguistiche. Ma queste per ora sono solo mie idee»...
Senza contare l’annosa questione del Museo d'arte contemporanea, che è ancora sulla carta...
«L'arte contemporanea ha necessità di un luogo di rappresentanza. Nella capitale del mercato delle gallerie serve un luogo pubblico che incarni l’identità di una Milano che, per sua natura, è da sempre contemporanea e sfida il proprio tempo. Ma finalmente il museo vedrà la luce, e sottolineo "finalmente" perché lo aspettiamo da quando è morto Lucio Fontana. Ora grazie a questa amministrazione andremo fino in fondo e sarà merito del sindaco Moratti, che lo vuole fortemente».
Dopo l’esperienza dell'"Ottagono" ha lanciato il progetto di un "Quadrilatero“ che metta in contatto moda e cultura. Di che si tratta?
«La moda è uno dei quattro lati che comprendono commercio, storia e cultura. Moda e commercio sono collegati, la storia sono gli edifici ottocenteschi e la cultura è quella che deve valorizzare i beni culturali all'interno del quadrilatero e saldare il dialogo fra la moda e i musei. Fra questi il Museo Bagatti Valsecchi, una strana casa-museo, che dovrebbe diventare un museo-casa e accogliere il pubblico facendogli rivivere le esperienze di un tempo altro. Penso a una giornata di lavoro o di shopping che finisce tra le mura della bellissima Chiesa barocca di S. Francesco da Paola o nel Museo Bagatti Valsecchi e vivere una trasformazione del proprio sguardo e della propria anima. Ma per ottenerlo serve una compartecipazione di interessi, moda e cultura devono confrontarsi. Sarebbe bello che le boutiques del centro dessero una piccola parte del loro utile, anche lo 0,5 per cento, per finanziare le aperture straordinarie dei musei siti nel quadrilatero».
Lei ha definito Milano un «mondo possibile». In che senso?
«Milano affianca alla realtà di ogni giorno la propria rappresentazione, in un connubio da sempre vincente. Non a caso è definita città di arte, di moda, di pubblicità e non di meno dell'editoria e della letteratura: ecco perché Milano è la città del possibile, perché ha in sé un'anima creativa che spesso prende la forma del tempo che verrà. Editoria, moda, pubblicità sono tante facce della stessa anima, non settori fra loro contrapposti. L'Expo è una macchina potentissima, chiede a Milano anche di riscoprire le proprie origini e immaginazione».
Qual è la sua ricetta per la città che verrà?
«Puntare sulla cultura, quella legata alla governance del territorio, quella che connette il pubblico al privato, i doveri all'inclinazione, l'estetica all'etica. Tutto quello che sembra spesso contrapposto va invece messo in contatto e questa è la dimensione che auspico e credo. La sfida dell'Expo ci chiede di riflettere sul turismo culturale: conoscere il paese in cui vai e il paese da cui vieni. È una sfida a cui non abbiamo mai pensato, che pensavamo appartenesse solo a città d'arte come Roma, Firenze. Invece anche Milano ha bellezze storiche da difendere e la sfida deve partire proprio dalle radici».
Anche Lei lancia una sfida per l'arte della città a Villa Reale Belgioioso. A cosa ha pensato?
«Da Settembre, per un anno, alla Galleria d'arte moderna di Villa Reale Belgioioso voglio offrire un palinsesto di incontri, iniziative, eventi tesi a far conoscere quello spazio come una casa della cultura per i milanesi. Voglio raccontare Milano attraverso spettacoli, mostre contemporanee, offrendo quel luogo per passare il tempo e crescere insieme culturalmente. Ogni settimana per quasi un anno ci sarà un evento. La gente si aspetta che succeda qualcosa e così sarà: un'opera che si racconta, un libro che si presenta, la proiezione di un film…
Dopo "Lo specchio di Borges" e il tango di Piazzola passa a "L'orecchio di Beethoven" e alla musica classica?
«Dal 3 Settembre sarò a Pavia e inaugurerò il Festival dei Saperi. Nel mio spettacolo divento Beethoven, raccontando la sua biografia. Porterò in scena con me la musica classica con diversi quartetti di professionisti eccellenti, come la Filarmonica dell'Orchestra Verdi o quella della Scala. Racconto il mistero di come un uomo sordo continua a sentire la musica e continua a scriverla, un'esperienza dove neppure la sordità ha fermato l'amore per l'armonia e la rappresentazione di pace e gioia che la musica riesce a trasmettere».