I "polli" dei telefonini: i piani anti cimici discussi parlando su cellulari intercettati

I verbali sulla "nuova P2". Apparecchi sempre diversi e utenze intestate a stranieri: tutto inutile. Lombardi, Martino e Carboni non sfuggono mai ai carabinieri

Come farsi beccare dai carabinieri nel tentativo (maldestro) di non farsi intercettare. Istruzioni per l’uso. Prendete la cosiddetta «nuova P2» e leggete una delle tante conversazioni dove si parla - proprio sul telefonino che si sospetta essere sotto controllo - di escamotage per eludere eventuali controlli anche attraverso l’uso di nuovi cellulari o di carte sim intestate a parenti e amici. Anziché fregare gli inquirenti, però, i furbetti del telefonino alla fine si fregano con le loro mani.

«QUI È TRANQUILLO, PARLA PURE»
Sul tema dell’autogol telefonico i carabinieri dedicano un intero capitolo dell’informativa conclusiva. Spiegano che «ciascuno dei tre membri della consorteria ha utilizzato, nel periodo in cui si sono svolte le attività di intercettazione, diverse utenze telefoniche, alcune delle quali dedicate alle comunicazioni più riservate. L’impiego massivo e diversificato di queste utenze, alcune delle quali intestate a familiari o collaboratori o prestanome dei sodali o a soggetti di nazionalità straniera, denuncia l’evidente intento di eludere le indagini». Coi cellulari, però, gli va male: sempre intercettati. Ma anche gli incontri de visu, nei parcheggi o negli autogrill, per sfuggire ai pedinamenti, naufragano puntualmente. Durante i goffi tentativi di intervenire sul Lodo Alfano l’imprenditore Martino invita il collaboratore del suo sodale Lombardi, tal Francesco Perone, a riferire allo stesso Lombardi di non utilizzare più il telefono. Chiacchiera troppo, senza cautele. Poi aggiunge che se non eseguirà tale disposizione loro, la cricca, gli toglieranno i telefoni. «A partire da un certo momento - scrivono i carabinieri - Martino e Lombardi cessano totalmente di comunicare tra loro mediante le utenze abituali, iniziando ad avvalersi di schede telefoniche più sicure, intestate a terze persone. Come quella numero 331.4809(...) intestata a un cittadino messicano». Ma la sicurezza non è mai troppa.

«QUESTO NUMERO È RISERVATISSIMO»
E così il duo opta per un’altra utenza, di cui incautamente discutono a voce quando Martino sta parlando con una terza persona al cellulare. Il telefonino fa da microspia e la voce in sottofondo finisce registrata. «Mentre il telefonino squilla si sente in sottofondo una persona, presumibilmente il figlio di Martino, Antonio, che dice: “Sono io, sono io...”». Per i carabinieri la chiamata è evidentemente una prova per saggiare il funzionamento di una nuova utenza, che da quel momento verrà considerata un’utenza sicura (sic!) «fino a quando sia Lombardi che Martino si doteranno di nuove schede», beccate subito, pure quelle. E vengono scoperti anche quando si danno appuntamento in luoghi neutri (ristoranti, alberghi) infestati di microspie piazzate dai carabinieri prima degli incontri. Lombardi: «Stammi a sentire, e noi andiamo alle undici e mezza senza dircelo (sic!), andiamo là alle undici e mezzo e chi ci sta sta. Facci entrare e... parliamo». Martino: «Eh, bravo dai, perché sennò hai capito». Sempre Lombardi poi inciampa in un nuovo autogol. Spiffera all’avvocato Michele Passarella il suo nuovo, ennesimo, numero di telefono precisando che «è un cellulare un poco riservato perché... per quello che facciamo ogni tanto bisogna cambiare... stamattina me l’hanno dato (...). Quindi sempre a disposizione. Questo numero è riservatissimo».

«’O CELLULARE NON È CONTROLLATO»
Come no. Quando Lombardi incassa una risposta piccata dal consigliere del Csm Cosimo Ferri per la nomina del giudice Marra a Milano, il compare non si dà per vinto. Chiama immediatamente la segretaria del consigliere per dirle di far sapere a Ferri che pur avendo parlato tanto, non gli aveva potuto dire tutto al telefono: «C’ho parlato, sì, ma per telefono non si ponno dice molte cose quindi... è nu cazz e guaio». A seguire le dice, sempre al telefono, di avere la disponibilità di un’utenza non intercettata di cui le fornisce il numero «però (inc)...una cosa che io tengo il telefono che non... non è... sotto controllo... ma lo tengo ’o nummero a parte, hai capito!? quindi che ce lo sapesse isso». I furbetti del telefonino, Lombardi e Martino, si fanno improvvisamente sospettosi. Decidono di telefonarsi con utenze intestate a Francesco Perone, collaboratore di Lombardi. Che Lombardi istruisce di persona: «Allora, diman a matina Alessandro (il nipote di Lombardi, ndr) si va a piglià na scheda, e io vaco a piglià o telefòno andò o jette a piglià chell’altra volta, là vicino, vicino o studio là, ’no telefono e 30, 40, 50 euro, 60 euro e basta, pò tanto nuje ’ncoppa a chillo telefono là tenimmo i numeri e voi da quel numero chiamate, chillo che l’arriva la telefonata: so Pasqualino, chisto è o numero mio nuovo, Okay. basta e chillo se lo memorizza senza che vuje... , avete capito?». Traduzione: prendete il telefono, chiamate e la parola d’ordine è: «so’ Pasqualino». Martino, quanto a furbizia, non è da meno. Utilizza un telefonino di un proprio dipendente ma si tradisce con la segretaria: «io posso solo parlare da qua, hai capito?».

VIA COL VENTO, LA SEDE DELLE LOGGE
Frasi criptate portano gli inquirenti ripetutamente in una traversa di via Veneto, ovvero via Ludovisi. Al civico 16 sospettano alberghi la sede della loggia che fa riferimento a Carboni, che qui ha un ufficio frequentato dai personaggi intercettati per la cosiddetta «nuova P2». Al 46, dov’è l’hotel Eden, il faccendiere e i suoi interlocutori sono stati immortalati dai carabinieri. Al 35 riceveva Renato D’Andria, altro «faccendiere» indagato perché interessato all’eolico, ma in Calabria. Una coincidenza sinistra che ha portato i carabinieri a ribattezzare via Ludovisi «via col vento».