I presidi delle scuole milanesi: «Il vero incubo è la cocaina»

La scuola milanese aspetta col fiato sospeso i risultati dell’autopsia sul ragazzo del Gadda di Paderno Dugnano che si è accasciato sul banco di scuola col sospetto che, poco prima, avesse fumato uno spinello. «Per ora – dice Annamaria Dominici, la responsabile della scuola di Milano e Lombardia – abbiamo solo una relazione sui soccorsi portati allo studente. Aspettiamo che cosa emergerà dalle indagini della magistratura». E Diodato Pellegrino, il decano degli 007 ministeriali aggiunge: «Certo, se ci fosse una conferma che la causa della morte è uno spinello, ci troveremmo di fronte a un fatto gravissimo». Ma più che lo spinello è la cocaina a tenere in allarme i responsabili delle scuole. «I nostri referenti delle Asl – dice Roberto Proietto, dirigente scolastico del liceo scientifico Bottoni – ci dicono senza mezzi termini che la cocaina è la droga più diffusa tra i giovani: con quella dobbiamo fare i conti, creando le situazioni di massima sicurezza perché la scuola ne sia al riparo. Anche se non si può scatenare la solita bagarre per cui noi diventiamo subito i capri espiatori». Anche per Innocente Pessina, responsabile del liceo classico Berchet, la cocaina è oggi il vero pericolo: «Nel nostro liceo – dice – c’è comunque tolleranza zero per ogni forma di dipendenza. Anche chi viene scoperto a fumare una sigaretta viene punito: 30 euro di multa. La sigaretta, soprattutto tra le ragazze, è tornata di moda, mi pare più che lo spinello: ma il vero incubo resta la cocaina». L’allarme per la diffusione della droga nelle scuole resta ovunque alta. «Nessuno può dire con certezza che nelle nostre scuole non ci siano studenti che si drogano – ammette Maria Grazia Meneghetti, dirigente scolastica del classico Beccaria –. E il controllo è sempre più difficile. Nei bagni, ad esempio, chi può farci qualcosa? Bisogna essere realisti: il pericolo droga resta gravissimo. Forse, invece che portare a scuola esperti a tutto spiano, si potrebbe provare a portar fuori i ragazzi dalla scuola, nelle comunità, e far toccare loro con mano che cosa succede quando la droga vince». La professoressa Meneghetti richiama poi anche la responsabilità dei genitori: «Quando ci capita di chiamarli perché abbiamo qualche sospetto sui loro figli, tendono a minimizzare. Per loro non è mai un problema che li riguarda».