I Reverie inventano il rock rinascimentale

Il gruppo è nato nel 1996 con l’idea di unire componenti antiche e folk moderno

Matteo Failla

Si conclude questa sera a Cascina Monluè la rassegna musicale East is west, organizzata da Arci Milano con il supporto dell’Assessorato Sport e Giovani, un evento che tra i suoi principali scopi ha avuto quello nobile di scoprire e spingere nuovi talenti.
Stasera alle 21 toccherà agli Pseudo Amorfeus, gruppo rock italiano finalista di diversi concorsi nazionali (Ritmi Globali, Bande Rumorose, Cant’autori, e vincitori di Giovani Espressioni 2003), mentre alle 23 sarà dato spazio ad un concerto di folk balcanico con il gruppo albanese Fanfara Tirana, ricco di influenze multietniche ma attento alle melodie tradizionali serbe.
In mezzo a queste due esibizioni, alle 22, salirà invece sul palco il gruppo italiano Reverie; a catturare l’attenzione del pubblico sarà il loro particolare tipo di musica: il rock rinascimentale, anche se Valerio Vada, compositore e chitarrista milanese fondatore dei Reverie, preferisce dare un’altra definizione alla sua musica.
Come definisci la musica proposta dai Reverie?
«Più che rock rinascimentale, definizione che ci ha accompagnato in questo Festival - spiega Vada -, preferirei chiamarla “folk progressivo”. Credo che questa sia la definizione migliore, anche perché per essere musica antica è troppo poco filologica, mentre per essere solo folk è troppo elaborato (tastiere moderne e suoni elettronici). In questo mix di generi che ci caratterizza tendiamo a evitare il rock, che ormai è servito in tutte le salse, mentre invece il fattore melodico – spesso poco valutato - è una qualità che apprezzano ovunque, soprattutto all’estero».
Com’è nato il gruppo?
«È nato nel ’96 da un mio progetto, da un desiderio di fare musica che potesse coniugare una componente antica, rinascimentale e barocca, con il folk mediterraneo e il genere ambient, all’insegna della musica melodica. Così ho messo assieme strumenti che si rifanno all’arte antica (flauto traverso, mandolino, clarinetto, ma anche percussioni) e strumenti elettronici che richiamassero la musica moderna, quali chitarre elettriche, sintetizzatori e sequencer. All’inizio del progetto avevo inserito anche basso e batteria, ma con il tempo mi sono accorto che questo tipo di strumenti mettevano in secondo piano la sonorità acustica, alla quale invece tengo particolarmente».
C’è spazio per questo tipo di musica in Italia?
«Sì, si tratta di cercare i luoghi adatti. Quest’anno abbiamo partecipato a diversi Festival di musica acustica e abbiamo avuto un’ottima accoglienza. Il problema è che non c’è tanta coscienza a livello nazionale, ma cercando con attenzione si trovano ottimi gruppi e ottima musica».
Reverie, East is west, Cascina Monluè, info 02-54178224, ore 22, ingresso gratuito