I ricchi italiani? Crescono meno che in Europa

Sono 200mila nel 2005 i patrimoni superiori al milione di dollari, solo l’1,7% in più dell’anno prima. Nella Ue aumento del 4,5%

da Milano

In Italia, alla fine del 2005, erano poco meno di 200mila. Tutti accomunati dall’appartenza al club esclusivo degli Hnwi, acronimo ben poco musicale dietro cui si cela però il sonante tintinnio dei quattrini. I nostri 200mila fanno infatti parte degli High net worth individuals, ovvero di quanti possono disporre di un patrimonio finanziario superiore al milione di dollari.
A censirli è la tradizionale indagine, ormai alla decima edizione, messa a punto da Merrill Lynch e CapGemini sulla ricchezza individuale nel mondo. Una «mappatura» interessante non tanto sotto il profilo sociologico (i giudizi in stile Censis sono del tutto assenti, né emerge un identikit del milionario), ma piuttosto proprio sul versante congiunturale, con l’affermarsi di una sempre più nutrita schiera di ricchi nei Paesi emergenti come Corea del Sud (gli Hnwi sono il 23% in più rispetto al 2004) e India (più 19,3%). E altrettanto interessante si rivela lo studio quando affronta i comportamenti in materia d’investimenti di vecchi e nouveaux riches, diventati meno conservativi proprio allo scopo di massimizzare la protezione dei capitali investiti.
Nella parte che più riguarda il nostro Paese il report di Merrill Lynch e CapGemini offre una fotografia nitida della debolezza del ciclo economico. Certo, non si può dire che i ricchi piangono, ma la risicata crescita del prodotto interno tricolore 2005 (più 0,1%), unita alle difficoltà a esportare il made in Italy derivanti dalla forza dell’euro, ha provocato una decelerazione nella crescita dei patrimoni privati, aumentati rispetto all’anno prima soltanto dell’1,7% rispetto a una media europea del 4,5% e mondiale dell’8,5% per un totale di 8,7 milioni di persone. Ciò è tanto più vero se si considera - come precisa lo studio - che i due perni su cui si è sviluppata la ricchezza personale sono stati la crescita del Pil reale e la capitalizzazione di mercato. Inoltre, sottolinea l’indagine, «a causa di vari trend macroeconomici - politica, tassi d’interesse, ecc. - il contesto italiano ha continuato a caratterizzarsi per un clima di sfiducia da parte di imprese, consumatori e investitori anche a fronte di una crescita dell’occupazione, dei salari e del credito al consumo nonché di un’inflazione relativamente bassa».
Sottolineata l’«anomalia» statunitense (per la prima volta l’aumento degli Hnwi, pari al 6,8%, è stato inferiore a quello dell’anno prima) e l’accelerazione di Brasile, Russia e India (tra le prime 10 per velocità di crescita), lo studio si sofferma sulle strategie di investimento. Per rilevare come sia calata l’esposizione nel reddito fisso, aumentati gli investimenti in capitale di rischio e strumenti alternativi. Con un vero e proprio esodo dagli hedge fund. Troppo rischiosi? No, poco redditizi.