I rifiuti del mare diventano arte

L’artista realizza «collage» e sculture col pattume raccolto sul bagnasciuga

Nel suo incessante gioco d'onde e di schiuma, il mare riporta a riva tappi consumati, mollette dai colori sbiaditi, pezzi di legno informi, pettini contorti, molle arrugginite: frammenti originari di luoghi lontani che, ripuliti dal catrame ed assemblati, nel caso di Marillina Fortuna diventano opere d'arte («Junk Collection»). Attirata da geometrie di materia e sinfonie di colori, l'artista di origine vicentina, che vive e lavora a Milano da vent'anni, ha iniziato a raccogliere pezzi di materiale depositato misteriosamente dall'acqua marina lungo le spiagge. E proprio il mare che, parafrasando Jorge Luis Borges, resta quell'antico idioma che non si riesce a decifrare, depositandoli in superficie ci regala elementi curiosi che lavorati da Marillina si innalzano al rango di forme artistiche.
Come nasce questa idea?
«Passeggiando lungo le spiagge e andando sugli scogli, il mio incontro con i rifiuti del mare è stato come un colpo di fulmine: ho sentito il desiderio di creare ed è nata la passione del fare».
Cosa riproduci con il materiale che trovi?
«Ho cominciato a fare pesci di forme diverse, quasi per restituire al mare quello che l'uomo gli porta via; poi, da questo processo di visualizzazione dei colori e dei materiali che il mare restituisce, ho iniziato a costruire fiori e sculture».
Le cose che raccogli le utilizzi così come sono?
«Certo, le assemblo come in un collage, utilizzandole senza colorarle e tagliarle, per restituire loro un valore originario: quello che il mare ha donato a questi frammenti, plasmandoli. Mi sembra così di rispettare il lavoro dell'acqua marina e la dignità stessa degli oggetti». Hai già esposto le tue opere?
«Lo scorso marzo ho esposto circa una ventina di pezzi, in una mostra organizzata con il patrocinio del Comune di Genova alla Loggia dei Mercanti. Rapportandomi con il pubblico, ho incontrato soprattutto la trasparente accoglienza dei bambini. I bambini non vivono di sovrastrutture: hanno la capacità di riconoscere con i sensi e di essere felici con le piccole cose. Il messaggio che tengo a trasmettere loro è che niente va sprecato e che non devono guardare le cose senza vederle».
Una visione romantica collegata all'idea dell'impatto zero?
«Rispettare l'ambiente, per un individuo, è solo una forma di semplice educazione: oggi necessita fare molto di più per consentire la sopravvivenza delle future generazioni. La mia operazione artistica è nel suo piccolo un modo per denunciare e nello spesso tempo rispettare. Raccolgo il pattume, lo assemblo cercando di usare spaghi, viti, chiodi, limitando l'uso della colla. La mia visione romantica è collegata al mio senso estetico. Mi incantano forme e colori e ancora di più l'idea di far diventare questi elementi qualcosa che può essere riconoscibile ma anche interpretabile».
Programma per il futuro?
«Dal 13 al 16 novembre si terrà a Milano, presso il SuperstudioPiù di via Tortona 27, la prima Fiera dell'Arte Accessibile in Italia. Sarà la seconda tappa, dopo Ginevra a metà settembre. Da parte degli organizzatori c'è la volontà di proporre l'arte al grande pubblico: ripulita dall'alone dell'irraggiungibile, sia idealmente che economicamente. Il prezzo delle opere in vendita, infatti, dovrà essere inferiore ai 7mila euro. Che l'arte sia fruibile da tutti, nei musei e nelle esposizioni, è importante, ma non sufficiente. Questa “democratizzazione“ del possesso di un'opera d'arte è una bella scommessa. Staremo a vedere».